Teatro Vittorio Emanuele, “Gli anni al contrario” annoia e non convince

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Anni contrario siciliansMESSINA. Trasformare drammaturgicamente un romanzo non è un’operazione semplice. A qualcuno riesce magnificamente (ricordiamo le riduzioni per il teatro di Sergio Rubini e Carla Cavalluzzi di “Delitto e castigo” e di “Lo strano caso del dottor Jekyll e signor Hyde” o, senza andare troppo lontano, quella di Daniele Gonciaruk di “Le menzogne della notte”, che venerdì scorso ha inaugurato la stagione del Teatro Vittorio Emanuele) a qualcun altro no.

È il caso di “Gli anni al contrario”, che ha debuttato ieri sera. Il romanzo di Nadia Terranova racconta la storia di Aurora e Giovanni tra il 1977, quando si conoscono e si innamorano, e il 1989, anno della morte del protagonista, malato di AIDS.

Sullo sfondo, molto sullo sfondo, l’orrore del brigatismo, una figlia chiamata Mara in ricordo della terrorista Mara Cagol, una moglie-martire e un marito eterno Peter Pan ed eroinomane. Un romanzo debole dal punto di vista narrativo e superficiale viste le tem, pubblicato oltre 10 anni fa, che non è certo migliorato nel passaggio a teatro.

L’adattamento e la regia dello spettacolo sono di Antonio Lo Presti, che però non ha centrato l’obiettivo: pochi dialoghi e molto racconto da parte dei due interpreti, Davide Colnaghi e Isabella Giacobbe, per un’ora e mezza di spettacolo. Una scelta non particolarmente felice, sintetizzata da una spettatrice all’uscita: “Invece di vederlo a teatro avrei potuto leggerlo”. Pubblico non particolarmente coinvolto, tanto che, quando il regista e l’autrice sono saliti sul palco, gli applausi si erano già esauriti, per poi riprendere per Lo Presti e Terranova. In sottofondo le musiche di Marcello Conti, belle ma troppo invadenti rispetto alla recitazione. Si replica questa sera e domani.

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Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.