Barcellona PG, omicidio di Roberto Amato, Carmelo D’Amico sceglie il rito abbreviato: a processo dopo 34 anni dal delitto

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Roberto Amato
Roberto Amato

A oltre 34 anni dall’omicidio di Roberto Amato, il diciottenne scomparso il 12 febbraio 1992 e ritrovato cadavere quasi due mesi dopo nelle campagne di contrada Lando, a Barcellona Pozzo di Gotto, si apre una nuova fase giudiziaria. Carmelo D’Amico, ex esponente di vertice di Cosa nostra barcellonese e oggi collaboratore di giustizia, ha scelto il rito abbreviato nell’ambito del procedimento che lo vede coinvolto per il suo presunto ruolo nella vicenda.
La decisione è stata formalizzata davanti alla giudice per l’udienza preliminare Alessandra Di Fresco. L’imputato, assistito dall’avvocato Gianluca Currò, ha optato per il rito abbreviato cosiddetto “secco”, chiedendo dunque di essere giudicato sulla base degli atti già raccolti, senza ulteriori attività istruttorie.
Il procedimento trae origine dalle dichiarazioni rese dallo stesso D’Amico nell’ambito della sua collaborazione con la giustizia. Il nuovo impulso alle indagini è arrivato nei mesi scorsi su iniziativa del sostituto procuratore della Direzione distrettuale antimafia di Messina, Francesco Massara, che ha chiesto il rinvio a giudizio del collaboratore per il suo presunto coinvolgimento nell’omicidio.
Nel ricostruire i fatti, D’Amico avrebbe riferito di aver consegnato, all’epoca, una pistola calibro 7.65 a Salvatore “Sem” Di Salvo. Sarebbe stato proprio quest’ultimo, secondo il racconto del collaboratore, a confidargli successivamente di aver utilizzato quell’arma per uccidere Roberto Amato.
Un passaggio investigativo che ha riportato sotto i riflettori uno dei tanti delitti rimasti per decenni senza una piena verità giudiziaria nella stagione più sanguinosa della criminalità organizzata barcellonese. A rendere possibile la riapertura della vicenda sono state anche la determinazione e la tenacia dei familiari della vittima, in particolare del padre Sebastiano e del fratello Carmelo, che non hanno mai smesso di chiedere verità e giustizia per Roberto.
La famiglia Amato si è costituita parte civile nel procedimento, con l’assistenza degli avvocati Ugo Colonna e Nino Aloisio, confermando la volontà di seguire da vicino il nuovo percorso giudiziario.
La scelta del rito abbreviato apre ora la strada alla valutazione degli elementi raccolti dalla magistratura, a partire dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia. Dopo oltre tre decenni, l’uccisione del giovane Roberto torna così davanti a un giudice, nella speranza che il nuovo procedimento possa contribuire a ricostruire responsabilità e circostanze di un delitto che ha segnato profondamente la sua famiglia e la comunità barcellonese.