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Cultura. François Lucien: un architetto belga nella Palermo del Liberty 

PALERMO. Leggere un libro come quello di Alice Verlaine Corbion Lettere dalla Sicilia: un architetto belga a Palermo 1919-1921 (EDS Ragusa, 2018, pgg 199)  partendo dalle note è una stranezza. Ma questo procedimento poco ortodosso consente, quando è possibile, di cogliere più profondamente il messaggio subliminale del testo e di avere informazioni dettagliate sui protagonisti e sull’ambiente culturale e sociale in cui si svolgono le vicende, percependone l’essenza prima di leggerlo. È come cercare nei cassetti più riposti di una persona per catturarne l’olezzo. Non posso scrivere nulla se non entro in contatto con il mondo intimo dell’autore, operando un transfert.  Ho trascorso un paio di giorni pensando a come rendere ai lettori nella maniera  più intensa possibile quanto mi aveva segnato l’anima nella lettura. Il testo presenta due piani di lettura. Il primo è quello di superficie, nel quale sono tratteggiate la figura e l’opera di Lucien François attraverso la corrispondenza sua e della moglie Lia.

Quello più profondo è invece costituito dai riferimenti biografici, storico-culturali e paesaggistici, riportati con  puntualità e dovizia da Alice Verlaine Corbion. A ciò si aggiunge l’ottima traduzione di Chiara Nannincini Streitberger, che dà uniformità alle diverse mani di scrittura stratificate nel testo. L‘opera a più mani diventa uniforme, senza crepe e rende con precisione il luogo, il tempo, la forte e talvolta enigmatica personalità di Francois e la chiara e coerente figura di Lia, in una Palermo morbida e sinuosa che si apre alla modernità.

Lucien, geometra-architetto venticinquenne, ottiene un incarico dalla società belga Les Tramways de Palerme per progettare e costruire alcuni edifici funzionali e diversi villini nella stazione balneare di Mondello. Il suo rapporto con i palermitani è molto cordiale, ricambiato in egual maniera da loro, che stimano questo giovane che viene da una delle grandi capitali europee e da un ambiente culturalmente avanzato e che è di belle speranze, ardito e intelligente e che apprezza la bellezza della città mediterranea e l’ospitalità dei suoi abitanti.

Elodie Heylighen (Lia), abile disegnatrice e donna accorta e sensibile, dopo il matrimonio lo seguirà a Palermo e condividerà con lui le scoperte paesaggistiche e artistiche di cui è ricca la città e l’intera Sicilia. E’ il periodo del Liberty, quell’etichetta spuria che è attribuita al movimento modernista dal nome di un celebre emporio di Londra. In Italia la corrente giunge in ritardo e non conosce la lucidità teorica e la forza di sviluppo degli altri paesi europei. In campo architettonico, tuttavia, si registrano significativi riscontri anche in Italia dai padiglioni di Raimondo d’Aronco a Torino, al Palazzo Castiglioni di Giuseppe Sommaruga a Milano, all’Hotel Villa Igea di Ernesto Basile a Palermo.

In Sicilia prevale l’aspetto simbolico e letterario del ripetersi di cicli naturali e del continuo rigenerarsi delle forze della natura, con moduli vicini alla cartellonistica francese. François deve dare a Mondello un aspetto simile a Nizza, Biarritz, Brighton e Sanremo. È un incarico importante, ma essendo un uomo oculato non si esalta. Gode dei successi, delle frequentazioni, del bagno di cultura che la Sicilia gli offre, ma pensa al futuro e al rientro in patria, cogliendo i venti di un cambiamento epocale. Le foto in appendice al volumetto sono indicative dei gusti, degli interessi e della sensibilità di Lucien François. Insieme con i disegni di Lia, offrono un ricordo indelebile di un luogo dove anche le intemperanze degli isolani, gli squilibri sociali, le condizioni climatiche, talvolta estreme per il caldo e lo scirocco, servono ad accentuare la magia.