Il quietismo e suor Teresa, torturata e incarcerata nel ‘600 perché non si adeguava al sistema

quietismo siciliansPuò una mistica, in odore di santità, essere condannata come eretica? Può una corrente filosofico-religiosa apprezzata dai più diventare eresia nonostante chi l’ha ispirata sia stato canonizzato? Sì, successe a suor Teresa di San Geronimo e al quietismo. Questa corrente religiosa, dichiarata eretica nel 1687, era molto simile, nella sua applicazione, alla meditazione orientale che è tanto amata oggigiorno. Traendo ispirazione dagli scritti di Teresa d’Avila, santa dal 1622 e dottore della chiesa dal 1970, Miguel de Molinos, presbitero e mistico spagnolo, scrisse numerosi libri che promuovevano questa forma di preghiera e stile di vita. Il suo primo libro, “La guida spirituale”, in soli 15 anni fu ristampato 20 volte e tradotto in sei lingue diverse. Non fu solo un successo editoriale ma fece proseliti nel nord Europa, in molti dei paesi riformati e all’inizio fu apprezzato anche dalla chiesa cattolica.

Contemporaneamente, a Palermo, nacque e crebbe Anna La Longa in una famiglia di “buenos christianos”. All’età di diciassette anni ebbe una vocazione mistica. Le sarebbe piaciuto entrare in un monastero di clausura carmelitano, ma dovette accontentarsi di essere terziaria di questo ordine. Purtroppo la sua dote non era sufficiente per entrare tra le monache create da Santa Teresa d’Avila. Le pinzochere, bizocche o bizze erano molto comuni nella società secentesca. Molte donne dei ceti medio bassi che volevano o dovevano prendere distanza dalla società del tempo ed essere indipendenti e “intoccabili”, abbracciavano questo status sociale ibrido tra laicismo e monachesimo. I problemi nacquero quando questi movimenti non monastici si intrecciarono con il quietismo. L’orazione mentale, già praticata all’origine del cristianesimo dai Padri del Deserto, era in posizione antitetica con il Giansenismo che nasceva in quel periodo. Concepire la salvezza come accessibile a tutti coloro che erano dotati di buona volontà, non aver

bisogno di sovrastrutture o rigidi rituali per connettersi al sovrannaturale, non aver bisogno di punizioni cruente per purificarsi dai peccati e riconoscere il divino in tutto ciò che ci circonda, furono gli elementi che portarono il quietismo a essere uno dei movimenti religiosi più amati dal popolo.

Anna La Longa, diventata suor Teresa di San Geronimo, era un punto di riferimento per tutti coloro che in Sicilia volevano abbracciare questo movimento. Riconosciuta come madre spirituale da molte persone, come l’agostiniano fra’ Celestino, iniziò a produrre degli scritti nei quali raccontava della propria esperienza mistica richiamando il “castello dell’anima” della sua omonima. Nel 1693 questo idillio fini poiché anche in Trinacria il quietismo e la preghiera silenziosa furono riconosciuti come movimento eretico. Ciò comportò un’isteria generale che produsse un’enorme quantità di denunce all’Inquisizione, che fuorviarono il, messaggio quietista e di riflesso anche il ruolo sociale di questo movimento. Nel 1697 suor Teresa fu accusata di aver praticato “l’infetta dottrina di Molinos”, falsità, simulazione e ipocrisia e di aver commesso atti sessuali illeciti. A propria difesa lei  produsse un memoriale divergente in maniera assoluta da queste accuse, che delineava la complessità dell’esperienza religiosa femminile nelle aree culturali e sociali con meno garanzie istituzionali. Il Santo Uffizio non lo prese minimamente in considerazione. La mistica siciliana fu condannata a fare un umiliantissimo autodafé con il sambenito, a tre anni di carcere inquisitorio e ad altri cinque di reclusione in un monastero scelto dal tribunale.

Con questa sentenza suor Teresa scompare dalla storia, non se ne conosce neanche data e luogo di morte. Fu torturata e incarcerata solamente perché non era conforme al sistema. Non aveva abbastanza denaro per entrare nell’ordine monastico che lei ammirava maggiormente, ma non si piegò a chi voleva rinchiudere le donne con un’intelligenza brillante in grado di dibattere e affermarsi nel sociale al pari degli uomini.


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