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Terremoto1908. Messina alla ricerca della memoria perduta

Corso Cavour , terremoto 1908MESSINA. All’indomani del terremoto l’opinione generale era quella di cancellare per sempre Messina e di lasciarla solo come testa di ponte ferroviario. Solo l’ostinazione di pochi politici messinesi sopravvissuti bloccò questo progetto e il 12 gennaio 1909 il Parlamento votò il finanziamento per la ricostruzione della città. A Luigi Borzì fu affidato l’incarico di ridisegnare la città, che fu totalmente stravolta e non sempre a causa delle leggi antisismiche che imponevano vie larghe ed edifici bassi. Norme del resto emanate già dai Borboni subito dopo il terremoto del 5 febbraio 1783, ma applicate solo parzialmente. Individuare i resti dello splendore passato non è semplice. Partiamo allora da quello che è il simbolo della bellezza e della memoria perdute: la Palazzata, che iniziava all’attuale dogana ed arrivava fino a quello che è l’incrocio tra il viale Boccetta e la via Vittorio Emanuele II. Un chilometro e mezzo di edifici che racchiudeva come in uno scrigno gli edifici più importanti. Tra questi il Municipio, distrutto con la dinamite nel 1915 dopo un incendio improvviso e quanto mai sospetto.

Nelle vicinanze, dove adesso c’è la Villa Mazzini, c’era l’Orto San Giovanni. Un vero e proprio polmone verde posto tra la chiesa di Sant’Andrea Avellino, che ormai non esiste più, e quella dedicata a San Giovanni di Malta, della quale si può ammirare ancora oggi solo una piccola porzione. Infatti, nonostante l’edificio avesse sopportato benissimo il terremoto fu buttato giù con la dinamite per far posto all’attuale Palazzo del Governo.

Dei 19 altari originari, ormai rimane solo la tribuna laterale. Fondata nel 535 da San Placido, ne conserva ancora le reliquie. A pochi metri, l’abside originario della chiesa di San Francesco all’Immacolata, una sezione sopravvissuta dell’imponente costruzione di un tempo.

Proseguendo la ricerca di ciò che rimane della Messina pre terremoto, si arriva alla parte finale di via Cesare Battisti, dove si può ammirare ancora in tutta la sua intatta bellezza la chiesa dei Catalani, eretta nell’XI secolo dai mercanti originari di quella regione della Spagna.

Il progetto di Luigi Borzì per la nuova Palazzata
Il progetto di Luigi Borzì per la nuova Palazzata

Alle spalle la statua di don Giovanni d’Austria, il vincitore della battaglia di Lepanto, una volta collocata in uno slargo vicino all’Annunziata dei Teatini. Risalendo la via Garibaldi ed antrando in due piccole stradine, si mostrano con tutto il fascino dei secoli passati la chiesa di Sant’Elia in via Sant’Elia e, a pochi passi, Santa Maria Alemanna, che dopo un restauro infinito adesso ospita mostre, convegni e matrimoni civili.

Per arrivare a queste due piccole chiese, si può passare anche dalla via I Settembre. Qui, all’incrocio con la via Cardines, c’è la zona conosciuta come “le quattro fontane”.

Terremoto 1908Prima del 1908 in questa stessa area insisteva la via Cardines, una delle strade principali di Messina, e nel punto in cui si incrociava con la via Austria (oggi via I Settembre) era stata collocata una fontana a ogni angolo. Oggi se ne possono ammirare solo due, perché le altre due fontane sono conservate al Museo Regionale.

Salendo verso il Sacrario di Cristo Re, prima del 1908 la zona era dominata dal Castello di Rocca Guelfonia, una fortezza inespugnabile in caso di attacco dal mare. Ampliata più volte nel corso dei secoli, dell’antica struttura oggi rimangono solo una torre annessa al Sacrario e, nella parte inferiore, l’ingresso delle prigioni.