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#Messina. Per non dimenticare: celebrata la Giornata della Memoria

Il professor Giuseppe Ramires e il viceprefetto vicario Maria Antonietta Cerniglia (Foto Paolo Furrer)
Il professor Giuseppe Ramires e il viceprefetto vicario Maria Antonietta Cerniglia (Foto Paolo Furrer)

L’importanza della memoria. Per non dimenticare gli orrori del passato ed evitare di ripeterli in futuro. Anche Messina, come nel resto del mondo, è stata celebrata la Giornata della Memoria.

Data scelta non a caso dieci anni fa dall’assemblea delle Nazioni Unite, ma l’Italia la celebra dal 2000, perché il 27 gennaio 1945 i soldati dell’Armata Rossa entrarono ad Auschwitz, il campo di concentramento polacco diventato il simbolo del punto più basso dell’abiezione umana, e liberarono i pochi sopravvissuti che in nazisti avevano abbandonato una decina di giorni prima, quando fuggirono con tutti i prigionieri ancora in grado di camminare e lasciandosi alle spalle malati e moribondi.

Appuntamenti oggi quindi al PalaCultura, all’Università, alla Galleria di Arte Contemporanea della ex Provincia e in Prefettura dove sono state ricordate le persecuzioni naziste contro ebrei, oppositori politici, omosessuali, zingari e Testimoni di Geova come monito perché quanto accaduto non si ripeta. Commemorazione Olocausto Prefettura 27-1-2015 d

Particolarmente significativo l’incontro in Prefettura, introdotto dal viceprefetto vicario Maria Antonietta Cerniglia, al quale hanno partecipato le rappresentanze di studenti del Torricelli di Sant’Agata Militello, del Luigi Rizzo di Milazzo e delle scuole di Messina Villa Lina, San Francesco, Santa Margherita e Pascoli e il reduce di un campo di lavoro, Salvatore Gitto, al quale è stata consegnata la medaglia d’onore.

A illustrare le ragioni della Giornata della Memoria il professor Giuseppe Ramires, che ha posto l’accento non solo sullo sterminio sistematico perpetrato dai nazisti sulla base di un inesistente concetto di razza, ma anche sul ruolo giocato dai fascisti, dalla Chiesa cattolica e dal Governo italiano nel collaborare a questa strage, a partire dalle vergognose Leggi Razziali del 1938. Quando nel giro di poche settimane oltre 46 mila ebrei italiani furono privati di tutti i diritti per poi essere consegnati, pochi anni dopo, nelle mani delle SS.

L’università ha invece raccontato l’olocausto dal punto di vista del milione e mezzo di bambini ebrei uccisi partendo dal libro di Sara Valentina Di Palma “Se questo è un bambino. Infanzia e Shoah”.

“Malgrado molteplici studi sull’argomento -ha spiegato la docente Paola Ricci Sindoni, che ha organizzato l’evento- mancava una ricerca specifica sulle vicende dei bambini coinvolti in questa tragedia, perché in passato si riteneva che essi fossero quasi privi di memoria significativa e la loro esperienza non potesse essere riconosciuta attendibile come una fonte utile per la ricerca. Ma le vicende raccontate in questo libro dimostrano che non è così”.

La ex Provincia regionale, in collaborazione con i licei classici La Farina e Maurolico, ha dato appuntamento alla Galleria di Arte Contemporanea. Presente anche Federico Martino, docente universitario di Storia del diritto, che ha parlato del problema della violenza e dell’integralismo ieri e oggi. Durante l’incontro è stato proiettato il film Memoria di Ruggero Gabbai, basato sulle interviste ai sopravvissuti dai campi di concentramento.

Bandiere a mezz’asta invece a Palazzo Zanca e un momento di riflessione al PalaCultura al quale hanno partecipato il sindaco Renato Accorinti, gli assessori Patrizia Panarello e Tonino Perna, l’architetto Nino Principato, il professor Giuseppe Restifo, il presidente dell’associazione Baktalo Rom Isuf Ferizaj e il presidente dell’Arcigay di Messina Rosario Duca.

“Peccato che l’assenza della classe politica generale si sia sentita -ha commentato quest’ultimo. Chissà, forse perché a organizzare era l’amministrazione comunale. Un triste esempio per gli studenti, che invece hanno aderito in massa e hanno prodotto dei lavori in video o con interventi scritti molto commoventi”.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.