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Il presidente dell’Arcigay: “Niente ghettizzazioni, noi lavoriamo per tutti”

Giuseppe Franco, presidente Arcigay Messina

Su un punto il presidente dell’Arcigay di Messina è molto chiaro: “Non sono una categoria, ho un nome di battesimo”. Ventinove anni, prossimo alla laurea in lingue con una tesi sulla letteratura spagnola mariana del ‘200, impiegato in un’agenzia di recupero crediti ma futuro traduttore e, perché no?, critico musicale, Giuseppe Franco non fa giri di parole. Con garbo e fermezza, mette i puntini sulle “i” con chi prova a relegarlo in uno scomparto facilmente etichettabile. “Odio le ghettizzazioni -spiega davanti ad una tazza di caffè. Le nostre iniziative sono rivolte a tutti, indipendentemente dalla loro vita privata. Personalmente, non frequento spiagge o locali gay, ho un compagno con il quale non convivo ma che condivide la mia vita e ho amici sia etero che gay. Paradossalmente, sono proprio questi ultimi ad avere più difficoltà a relazionarsi con gli etero e di solito preferiscono frequentarsi tra loro”. 

A giugno ci sarà l’Euro Pride a Roma, parteciperà? “No, penso che sia meglio studiare a fondo le problematiche che ci riguardano da vicino e agire di conseguenza piuttosto che dimostrare di esistere solo un giorno l’anno. Ovviamente da l’Arcigay di Messina sarà presente e stiamo organizzando un pullman, ma sono scelte personali. Anche perché di solito i media privilegiano l’aspetto “folcloristico” di eventi del genere e restano piuttosto in superficie. Del resto, fino a quando si parlerà di questo argomento, vorrà dire che il problema esiste. Spero che un giorno non sarà più così”. 

Quando si è reso conto di essere attratto dagli uomini? “Piuttosto tardi, verso i 20 anni. Fino

ad allora avevo frequentato solo ragazze. In ogni caso sono sempre stato piuttosto riservato e non frequentavo molte persone. Guardandomi dentro mi sono reso conto che mi sentivo attratto dai ragazzi e l’ho accettato senza problemi”. 

Come è entrato in contatto con altri omosessuali? “Su internet, ovviamente facendo molta attenzione e selezionando moltissimo. In questo modo ho creato la mia comitiva di amici gay e un anno fa ho conosciuto la persona che sta con me da nove mesi. Ci siamo frequentati un po’ prima di metterci insieme, perché non amo precipitare le cose. Uscivamo spesso, abbiamo scoperto di avere gli stessi gusti e di stare bene insieme e ci siamo innamorati”. 

Rispetto a quando era adolescente, come vive la sua vita adesso che è più sicuro anche nei rapporti umani? “Molto meglio. Prima avevo pochissimi amici, adesso ne ho tanti”. 

Quando ne ha parlato in famiglia come l’anno presa? “All’inizio mia madre molto male. Non voleva sapere nulla e faceva finta di niente. Solo da poco ha accettato la cosa ed è anche uscita a cena con noi due. Mio fratello invece ha 16 anni e con lui non è mai stato un problema”. 

Cosa pensa dei PACS? “Sono fondamentali, anche se molti puntano al matrimonio perché molto banalmente voglio la festa. Però non si può dimenticare che alla compagna di uno dei militari caduti a Nassirya è stato negato un riconoscimento ufficiale solo perché non erano sposati. E’ stato vergognoso ed ecco perché è urgente risolvere la cosa. Per quanto mi riguarda, il matrimonio non mi interessa e preferisco i PACS”. 

E delle adozioni per le coppie omosessuali? “Per me non ci ho mai pensato e non credo che lo farò. Ho il massimo rispetto per entrambe le posizioni ma penso che prima ci sia ancora molto altro da fare”