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I numeri della crisi a Messina ed in provincia

I numeri del disastro economico del territorio messinese sono da brividi. Iniziamo dal tasso di occupazione totale (uomini e donne dai 15 anni in su), che nel 2011 si è attestato sul 34,6%: quasi 10 punti sotto la media nazionale, che è del 44,35%.

Evidente la crisi del lavoro nella fascia d’età 25-34 anni, che dal 2007, anno di inizio della crisi, al 2011 perde l’11,15% fermandosi sotto il 44%, con un gap di 21 punti al di sotto della media italiana.

Tra gennaio a settembre 2012, il ricorso agli ammortizzatori sociali ha subito un incremento netto del 47%. Ecco i dati: + 12% di cassa integrazione ordinaria (da 477.669 ore a 537.469 ore), + 32% di cassa integrazione straordinaria, mentre la cassa integrazione in deroga passa da 979.577 a  1.297.022 ore, registrando un  + 168%.

Lungo, lunghissimo l’elenco delle aziende in crisi, che non risparmia alcun settore. Dalla nautica, alla carpenteria per l’edilizia ed ai laterizi, fino alla meccanica, alle industrie pesanti ed al tessile. Per anni punta di diamante del manifatturiero nei Nebrodi e che ormai sta scomparendo.

Stessa situazione nel settore dei servizi (pulizia, manutenzioni, servizi informatici) a causa dei tagli lineari varati dal Governo Monti, che stanno drasticamente riducendo le risorse destinate a questi settori.

Nel turismo, comparto importante per la provincia di Messina, le difficoltà stanno coinvolgendo la maggior parte delle strutture ricettive che nel corso degli ultimi anni, hanno progressivamente ridotto la stagione lavorativa con ripercussione sui lavoratori del settore che non riescono più a cumulare un numero di giornate sufficienti ad accedere alla  disoccupazione.

Gravissime le difficoltà nel settore dell’edilizia, pubblica in particolare, a causa dei mancati finanziamenti, del mancato avvio dei lavori progettati e soprattutto del mancato pagamento di quelli già effettuati.

Con il dato eclatante dell’incremento nel ricorso alla cassa integrazione in provincia Messina, di oltre il 400%, la peggior performance siciliana dopo Siracusa, come denunciato di recente dall’ANCE, l’associazione dei costruttori, e distante dalla seppur alta media nazionale del 250%.

Mentre sul versante lavoratori, la Cgil calcola la perdita di circa 4.500 edili dal 2008 ad oggi in provincia. In raffronto al 2011, il dato del 2012 presenta il 35% di appalti in meno.

Previsioni fosche anche per Poste, annunciata la chiusura di 28 uffici postali in zone minori, e per Telecom, per le quali da poco c’è stato l’ennesimo intervento dei sindacati di categoria per annunciati ridimensionamenti.

Il settore trasporti, anche qui pubblico e privato, registra gravi crisi e vertenze. Da quella storica di Servirail e Ferrotel, ai ridimensionamenti nei collegamenti via mare sia nello Stretto che con isole minori.

Intanto, a fine anno, scadrà la Cassa integrazione in deroga dei 42 lavoratori della Triscele, mentre si aspetta dall’azienda il Piano Industriale.

A Messina la crisi congiunturale è aggravata da quella finanziaria del Comune. In difficoltà tutte le aziende pubbliche, private e  partecipate in qualche modo riconducibili al Comune, con il rischio di perdita di centinaia di posti di lavoro. Intanto i lavoratori dell’Ente Teatro, senza stipendio da due mesi e senza alcuna prospettiva futura, occupano il Vittorio Emanuele dal 23 ottobre.