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Hereafter

Hereafter

Nazionalità: U.S.A.
Genere: Introspettivo/Drammatico
Durata: 129 minuti
Regia: Clint Eastwood

L’ultimo film del popolare attore/regista statunitense, tratta il tema dell’aldilà, come si evince dallo stesso titolo e lo fa utilizzando più binari narrativi inizialmente indipendenti, che finiranno per intrecciarsi nel finale. Tecnica questa, che purtroppo si dimostra poco adatta ad un regista come Eastwood. George è un medium, un vero medium che però ha deciso di cambiare vita, Marie è una giornalista sopravvissuta per miracolo ad un maremoto tropicale, Marcus un ragazzo che ha perso in un incidente il fratello gemello. I loro drammi e le loro storie passeranno attraverso la prova più dura di tutte, andare avanti senza ripensare a ciò che ci si è lasciati dietro. I loro sentieri li condurranno a Londra dove si intrecceranno ed ognuno di loro riuscirà a donare e a ricevere qualcosa dagli altri.

Ci troviamo di fronte ad un film sulla solitudine travestito da thriller paranormale, dove gli effettivi protagonisti

sono i sentimenti dei protagonisti. Se si guarda oltre lo spettacolare cataclisma oceanico iniziale e l’efficace denuncia della marea di ciarlatani che speculano sul dolore di chi ha perso i propri cari, si nota con poca fatica come questo Hereafter non funzioni a dovere. I tre protagonisti (interpretati da tre bravissimi Matt Damon, Cécile de France e George McLaren), sono delle persone alle prese con un percorso incompleto da portare a compimento. La loro maturazione, che avviene attraverso il dover andare avanti, fa prendere loro decisioni importanti, che forse non avrebbero avuto il coraggio di prendere altrimenti.

Tuttavia, alla fine riusciranno a lasciarsi alle spalle i rispettivi fardelli per intraprendere un nuovo inizio. Purtroppo allo spettatore arriva davvero poco di tutto questo toccante (nonché cinematograficamente lento) processo. Insomma, le difficoltà oggettive nel trattare un tema importante come questo si sono fatte sentire anche sulle ossa di un ottimo regista come Eastwood, che dopo la convincente e toccante prova di “Invictus” e l’eccezionale “Gran Torino”, ha un po’ deluso chi scrive. Consigliato ai malinconici cronici.