Folletti di paese e spiritelli di città

Un'antica immagine di Castanea
Come già accennato nell’ultima puntata di Grimorium Messanae, proseguiamo il filone dei “fudditti” messinesi raccontandovi due episodi che si tramandano nella nostra città su questo particolare tipo di spiritello. Pare che nella schiera dei numerosi folletti peloritani, due in particolare abbiano dato notizie della loro “attività”: “u cappidduzzu da Castania” e “u fuddittu di Pompei”. Le due storie sembrano essere quasi speculari. In entrambe il protagonista principale è l’uomo, anche se in un caso emerge l’astuzia umana, mentre nell’altro si notano l’ingenuità e l’invidia tipica della nostra specie.

Si narra che una notte, vagabondando per le campagne di Castanea, un folletto scorse una finestra aperta che dava sulla stanza da letto di un fattore. Curioso di natura, lo spiritello si avvicinò e vide l’uomo che dormiva profondamente dopo le fatiche giornaliere. L’occasione si presentava troppo ghiotta per non essere sfruttata e “u fuddittu” ne approfittò per entrare in casa, pronto a giocare un brutto tiro all’uomo. Quest’ultimo però, avendo saputo della sua presenza nelle campagne circostanti, aveva ordito la trappola, lasciando la sua finestra aperta e fingendo di essere immerso in profondo sonno.

E così, quando il folletto si avvicinò al letto, fu lestissimo nel rubargli il cappello. Lo spiritello, rimasto basito dal gesto dell’uomo, cominciò ad urlare e ad avventarsi contro chi l’aveva ingannato. Ma il fattore, già conscio della reazione, si preoccupò di tenere ben saldo il prezioso cimelio. Il folletto dovette soccombere alla perseveranza dell’uomo, che in cambio della restituzione del cappello chiese una pignatta stracolma di monete d’oro. Pagata la grossa somma, nessuno seppe più nulla del “fudditto da Castania”, ma gli abitanti del borgo, quando si raccontavano questa vicenda, in chiusura dicevano sempre: “A favula è ditta, ciccativi ‘a birritta, cù n’à trova iè figghiu ‘i viddanu!” (ovvero: “La

storia è raccontata, adesso cercate il cappello, chi non lo trova rimarrà un figlio di villano”).

La chiesa della Madonna di Pompei
Come già accennato, l’altra vicenda si svolge nella zona dove adesso sorge la chiesa di Pompei. Un folletto tremendamente incattivito dalla distruzione del bosco in cui viveva, rendeva la vita difficile agli abitanti ed anche ai semplici passanti. Di lui si raccontavano vendette d’ogni genere, che portarono a gravi danni fisici e morali per tutti coloro che gli capitarono a tiro. Un abitante del luogo, deciso a tutelare la sua famiglia da questi soprusi, lasciava ogni notte davanti al davanzale della propria finestra dei dolci, di cui i folletti sono molto ghiotti, nella speranza di allontanarlo dalla sua casa grazie a quei prelibati doni.

“U fuddittu” però, odiato da tutti gli abitanti della zona, interpretò quel gesto come una gentilezza, e decise di risollevare le difficoltà economiche in cui l’uomo versava. Una notte, mentre quest’ultimo depositava i dolci, il folletto lo chiamò e gli disse che ogni sera, in cambio delle leccornie, gli avrebbe consegnato dell’oro. Ma se avesse svelato la provenienza di quella fortuna, non solo il folletto non gli avrebbe consegnato più nulla, ma l’avrebbe anche pestato violentemente. La vita dell’uomo, un povero falegname, cambiò istantaneamente ed i familiari e gli amici, che lo tempestavano di domande, sentivano sempre la stessa risposta: “Non vu pozzu diri”. Ma le persone che lo conoscevano, cominciarono a temere loschi affari e presero ad evitarlo, fin quando il falegname, ormai malvisto da tutti, spifferò il suo segreto. La mattina successiva, alle prime luci dell’alba, fu rinvenuto in fin di vita, pieno di spaventose tumefazioni, mentre ripeteva frasi di scuse verso il folletto.

Se vi doveste imbattere in questo genere di spiritelli, sappiate che potreste diventare smisuratamente ricchi, ma anche che difficilmente il folletto dà senza poi togliere…

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