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Tarsu e inquilini

Gentile avv. Trimarchi, da poco ho acquistato un immobile e l’ho dato in affitto a due studenti. Qualche giorno fa ho ricevuto una cartolina del Municipio con la quale sono stato convocato per il pagamento della Tarsu e con l’invito a portare i dati catastali e planimetria. Io pago regolarmente la TARSU per l’appartamento dove abito insieme alla mia famiglia. Come devo comportarmi? Grazie, Giorgio D. 

Gentile Giorgio, nel suo caso, visto che l’appartamento da lei acquistato è locato, dovrà comunicare ai suoi inquilini l’invito a recarsi presso gli uffici competenti, muniti di dati catastali e contratto di locazione per presentare “denuncia di nuova utenza” su appositi moduli predisposti dal Comune. La tassa decorre dal bimestre successivo a quello di denuncia. 

La tassa infatti, è dovuta da coloro che occupano o detengono i locali o le aree scoperte a qualsiasi uso adibiti, ad esclusione delle aree scoperte pertinenziali o accessorie di civili abitazioni diverse dalle aree a verde

esistenti nelle zone del territorio comunale in cui il servizio è istituito ed attivato o comunque reso in maniera continuativa. Presupposto per il pagamento della Tarsu è che l’immobile in questione abbia anche una sola fornitura (Enel, Gas, acqua, telefono). Ne consegue che nel caso di immobile vuoto, privo di alcuna fornitura e quindi disabitato, non si è tenuti pagare la Tarsu.

La Tarsu è nominale, perché non è legata alla proprietà e paga solo chi produce i rifiuti. Quindi, qualora dovesse esservi qualche arretrato, questo sarà sempre a carico dell’inquilino o dell’intestatario delle utenze.

La tariffa unitaria può essere ridotta di un importo non superiore ad un terzo nel caso di abitazioni con unico occupante, di abitazioni o di locali adibiti ad uso diverso tenuti a disposizione per uso stagionale od altro uso limitato e discontinuo quando ciò sia stato opportunamente dichiarato o di un utente che, versando nelle circostanze di cui sopra (uso stagionale o discontinuo), risieda o abbia la dimora per più di sei mesi all’anno in località fuori del territorio nazionale.