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Messinambiente, la storia infinita

E’ una nave che affonda Messinambiente. Salvarla dipende solo dalla volontà politica. Intanto in città ogni giorno ci sono 340 tonnellate di rifiuti da raccogliere e per farlo ci sono a disposizione solo 324 addetti su un totale di 468 quando in tutto ne servirebbero almeno 550, 302 dei quali utilizzati esclusivamente per la raccolta porta a porta. La sintesi di Messinambiente, creata nel 1998 come società mista con partner privato l’Altecoen di Enna e adesso azienda a capitale interamente pubblico, è tutta in questi cinque numeri: 340, 324, 468, 550 e 302. Una manciate di cifre per raccontare una storia nata male, andata avanti peggio e che ancora non si sa bene come andrà a finire, a partire dalle garanzie per i posti di lavoro. 

La lotta tra ATO3 e Messinambiente si è consumata tutta sulla testa della città, che anche se è lontana dai livelli di Napoli e Palermo, non ha sicuramente l’aspetto di un posto civile. I turisti che dalla via Sant’Agostino vogliono affacciarsi al belvedere di Cristo Re appena arrivano in circonvallazione devono farsi largo tra cumuli di rifiuti abbandonati sul marciapiede. I cassonetti, poco più di 1.500 rispetto ad una dotazione che originariamente ne aveva collocati il doppio, sono rotti o stracolmi. Le suppellettili sono abbandonate un po’ ovunque e nessuno rispetta gli orari, che prevedono la raccolta esclusivamente dopo le 18.30. 

Intanto a Palazzo Zanca il clima è sempre più teso. Dopo avere annunciato “urbi et orbi” che per Messinambiente l’unica soluzione era la liquidazione, adesso il sindaco Buzzanca sembra avere fatto marcia indietro e parla di ricapitalizzazione. Se gli ATO non fossero stati un colossale fallimento tutto siciliano che ha accumulato un miliardo e 300 milioni di euro di debiti, adesso Messinambiente gestirebbe il servizio e l’ATO 3 si occuperebbe di pianificazione e controllo. Ma la carenza cronica di investimenti da un lato e la liquidazione di tutti gli Ato sparsi nell’Isola voluta dalla Regione che adesso punta tutto sulla SRR (Società Regolamentazione servizio gestione Rifiuti), hanno determinato una situazione di conflitto che ancora è ben lontana dall’essersi risolta. 

Una recente protesta dei lavoratori di Messinambiente

Una follia ancora tutta da chiarire è quella della gara per la gestione del servizio, ovviamente andata deserta, bandita dall’ATO 3 nonostante lo stesso sia attaccato al respiratore e sia stato messo in liquidazione. Evidentemente, nessuno si è posto il problema di come mai un soggetto che nel giro di pochi mesi non esisterà più si è preso la briga di bandire una gara d’appalto per 5 anni. 

A complicare la situazione anche il braccio di

ferro tra ATO 3 e Messinambiente per le somme che quest’ultima ha legittimante maturato e che la prima non vuole erogare. Da alcuni giorni la strada da percorrere sembra quella indicata dal PD cittadino, che da tempo chiede la ricapitalizzazione della società. Passaggio questo, che potrebbe avvenire solo con la cessione da parte del Comune dell’inceneritore di Pace, ormai fermo dal 15 gennaio scorso, e dell’autoparco. 

Altro nodo da sciogliere è quello della raccolta differenziata, unica possibilità per uscire fuori dal circolo vizioso delle montagne di rifiuti. In teoria nel 2010 si sarebbe dovuti arrivare al 20% di differenziata, al 40% nel 2012 ed al 65% nel 2015. Cifre da sogno, visto che la percentuale di raccolta della città non arriva al 5%. Durante la giunta Genovese il sistema del porta a porta aveva dato ottimi risultati. Il cambio di poltrone dopo le lezioni del giugno 2008 non ha dato una mano e la raccolta è crollata. 

“Ma le risposte sono tutte qui -dichiara Giuseppe Grioli, segretario cittadino del PD. Invece di scannarsi su quando scade la convenzione, se nel 2010 o nel 2025, sarebbe meglio evitare di perdere altro tempo e puntare su una società mista che tramite gara arrivi a possedere il 40% delle azioni ed alla quale spetti la gestione del servizio di raccolta e spazzamento”.

Nient’altro? Nessun’altra attività connessa? “Ovviamente sì, perché il nuovo bando dovrà prevedere anche la realizzazione degli impianti per la raccolta differenziata. Trasportare 100 mila tonnellate l’anno di rifiuti a Mazzarrà Sant’Andrea ci costa 10 milioni di euro, che vanno ad aggiungersi ai 27 di costi vivi di Messinambiente. Uno sperpero folle, che potrebbe essere abbattuto dando vita ad una seria raccolta differenziata e realizzando a Pace gli impianti di biostabilizzazione e pretrattamento che dovrebbero essere collegati ad una discarica di dimensioni ridotti che si potrebbe attivare anche in un secondo momento. Ma mettere in campo tutto questo, ci consentirebbe risparmi significativi perché ridurremmo il numero dei viaggi alla discarica di Mazzarrà Sant’Andrea e risparmieremmo almeno 6 milioni di euro l’anno”.

Giuseppe Grioli, segretario cittadino PD

Secondo voi cosa dovrebbe fare l’amministrazione? “Intervenire presso l’ATO 3 perché ritiri in autotutela il bando per l’affidamento del servizio di gestione integrata dei rifiuti solidi urbani ed altri servizi connessi relativo al periodo 1 gennaio 2011-31 dicembre 2015. Contestualmente, come dicevo prima, dovrebbe mettere in gara il 40% delle azioni per individuare un partner privato, che dovrebbe però investire in innovazione e ammodernamento”.

Di nuovo una società mista allora? “Sì. La nuova società dovrebbe essere in grado di ammortizzare i debiti di Messinambiente e dare vita a tutta una serie di iniziative che aumentino ed incentivino la raccolta differenziata, consentendoci così di ridurre al minimo lo smaltimento dei rifiuti in discarica”.