Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

#Messina. Mutui da rinegoziare, la Lo Presti mette nell’angolo Signorino

Nina Lo Presti, consigliere comunale Gruppo Misto
Nina Lo Presti, consigliere comunale Gruppo Misto

La rinegoziazione dei mutui alla cassa Depositi e Prestiti proposta dal vicesindaco Guido Signorino non ha convinto il Consiglio comunale. Durante l’ultima seduta l’Aula non se l’è sentita di infliggere altri debiti alla città (ché alla fine rinegoziazione questo significa dal punto di vista pratico) e, soprattutto, alle generazioni future.

Oggi è prevista una nuova seduta per riesaminare la delibera dell’Amministrazione Accorinti, perché troppe sono le perplessità del Civico consesso sull’ipotesi di rimodulare i mutui contratti in passato spalmandoli su un arco di tempo più lungo.

Risolvendo il problema solo apparentemente, perché in realtà lo si è solo rinviato. Tra i più agguerriti nel dire no a questa proposta dell’esecutivo Accorinti il consigliere del Gruppo Misto Nina Lo Presti.

Che, dati alla mano, dice chiaramente che il re è nudo, mettendo nell’angolo Signorino, docente di Economia all’Università e assessore al Bilancio. 

“Su 39 mutui inseriti in elenco -spiega la Lo Presti- ben 14 di essi sono stati generati all’origine per pagare debiti fuori bilancio e la variazione dovuta alla rinegoziazione è pari a 7 milioni 365.571 euro.

Inoltre, sui 39 mutui solo 7 avranno un tasso di interesse minore (la media è  -0,69%) con la rinegoziazione, ma i benefici di questa positività sono vanificati dall’allungamento del periodo di durata del mutuo stesso. E anche considerando solo questi 7 mutui, deve essere chiaro che se rinegoziati aggraveranno il debito complessivo di 2 milioni 517.192,17 euro”.

Fatti due conti, la rinegoziazione dei 39 mutui proposta da Signorino costerà alla città 16 milioni 243.054,51 euro. Cifra alla quale si arriva se si considera la differenza tra la somma delle scadenze attuali delle rate e le nuove scadenze con i tassi rinegoziati.

“All’interno di questo elenco -fa notare il consigliere Lo Presti- c’è una voce di spesa interessante: il mutuo contratto nel 2010 per la società Zancle Spa mai costituita, del valore originario di un milione 560 mila euro, la cui rinegoziazione costerà altri 346 mila euro. In pratica, pacco e contropacco per i messinesi!

Da tutto ciò -incalza la Lo Presti- si deduce che la rinegoziazione comporta un giovamento per l’Ente dato dall’abbassamento delle rate a carico del Comune e non da una rilevante diminuzione dei tassi di interesse. Il vantaggio si ottiene con l’allungamento del periodo di ammortamento, cioè il debito residuo di ogni mutuo che è spalmato su un periodo più lungo.

In media 8-10 anni in più, ma per alcuni si è arrivati persino a 14 anni. Una grande responsabilità -puntualizza- per recuperare come contropartita solo una capacità di spesa annuale in più di circa 2 milioni di euro“.

Senza girarci intorno, il consigliere comunale boccia la proposta di Signorino, sottolineando che “non esiste alcuna convenienza economico-finanziaria da questo provvedimento. L’operazione espone il Comune di Messina a un debito prolungato nel tempo, che ha come unico risultato pratico la liberazione di risorse in una parte del periodo di ammortamento del debito originario.

Guido Signorino, vicesindaco e assessore al Bilancio
Guido Signorino, vicesindaco e assessore al Bilancio

Ma in conformità ai principi della sana gestione finanziaria, il vantaggio deve consistere in una valutazione finanziaria ed economica della complessiva situazione del Comune in relazione ai rischi che l’Ente assume con la nuova operazione di indebitamento e all’allungamento della durata del debito“.

Fatto questo, che inevitabilmente vincola l’attività futura dell’amministrazione. Una rinegoziazione dei mutui aggraverà la situazione finanziaria di Palazzo Zanca “ma -chiosa la Lo Presti- senza una visione di prospettiva futura e solo per risolvere una situazione emergenziale.

Le generazioni future, sulle quali è stato ulteriormente traslato il debito, si troveranno a pagare senza ricevere alcuna utilità patrimoniale, perché i risparmi di spesa dovrebbero evidentemente finanziare spese correnti e non spese finalizzate a investimenti“.

Poi la stoccata finale, che ormai si sente sempre più spesso, indipendentemente dalla collocazione politica. “Questa operazione finanziaria certifica questa Amministrazione come quelli di prima -conclude Nina Lo Presti. L’unica consolazione per loro sarà che non glielo diranno adesso e che a dirlo saranno quelli di dopo”.

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.