Messina ha fame di lavoro, l’economia è paralizzata ma per Landini il ponte non è una priorità

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Maurizio Landini (foto dal web)

MESSINA. “Il ponte? Prima ci sono altre priorità”. Ipse dixit. Certo, di dire chiaramente quali siano le altre priorità, come e dove individuare i fondi per realizzarle e la tempistica, non se ne parla. Ma per il segretario nazionale della CGIL Maurizio Landini, oggi in città per l’VIII Congresso della Camera del Lavoro locale, l’importante è ribadire una posizione sconcertante da parte di un sindacato che i diritti dei lavoratori dovrebbe difenderli e non massacrarli, negando l’importanza di un’opera infrastrutturale come il ponte sullo Stretto.

Certo, il sospetto che sul ponte (a lui come ai suoi predecessori degli ultimi 20 anni) arrivino imbeccate ideologiche ben precise da parte di una microporzione del territorio visto che fino all’inizio del secolo la CGIL il ponte lo voleva esattamente come gli altri sindacati, c’è. Anche perché viene da chiedersi di quali competenze tecnico-economiche sia in possesso Landini, che ha un diploma di terza media, per uscirsene con un’affermazione del genere. Dispiace che per i problemi della sua famiglia abbia lasciato la scuola superiore a 15 anni (istituto per geometri, pare) ma resta il fatto che dire che il ponte non serve in presenza di un definitivo validato anche a livello internazionale e in assenza di competenze specifiche in relazione allo stesso è quantomeno rischioso.

Per giustificare questa incomprensibile presa di posizione (sarebbe interessante sentire cosa hanno da dire in proposito gli edili iscritti alla FILLEA CGIL, il sindacato di categoria) Landini tira fuori la solita storia, peraltro inesatta, della tempistica ferroviaria isolana (“in

Sicilia ci metto più tempo da Palermo ad arrivare a Catania che da Torino a Napoli”) dimenticando, o magari ignorando, che il ponte è un’infrastruttura europea, che fa parte del corridoio TEN 1 ed è indispensabile per collegare La Valletta e Palermo eliminando il collo di bottiglia determinato da uno Stretto senza ponte.

Inspiegabilmente Landini, che da quando nel 2019 è stato eletto segretario generale della CGIL guadagna 3.700 euro netti al mese, glissa sul fatto che per la costruzione dell’opera sarebbero necessari 8.000 lavoratori per 6 anni (durata dei lavori) per un totale di 48.000 unità impiegate (dato ottenuto moltiplicando i posti di lavoro per il numero di anni necessari a realizzare l’opera. A questi, si devono sommare tutti i posti di lavoro dell’indotto relativi a: case da affittare, B&B e alberghi, ristoranti, bar, locali, insegnanti per i figli degli addetti che verranno a lavorare a Messina che si tradurranno in nuove cattedre, negozi di abbigliamento e calzature, personale delle pulizie per le case affittate, artigiani di ogni categoria e molto altro ancora. Per un totale di circa 25.000 posti di lavoro l’anno, che in 6 anni significano altri 150.000 stipendi.

Immancabile anche la favoletta della sostenibilità ambientale, dimenticando che il ponte incrementerebbe l’uso del trasporto ferroviario e che il treno è molto, molto meno inquinante di aerei e navi. Ma anche su questo Landini, ça va sans dire, preferisce glissare. Si limita, sempre molto vagamente, a parlare di “investimenti che rafforzino le attività industriali”, giusto per ricordare che guida pur sempre un sindacato dalla storia antica e importante. E sempre dimenticando che Pancrazio De Pasquale, figura storica del comunismo siciliano, il ponte sullo Stretto lo voleva. E con lui molti altri, che però fa comodo non ricordare.

 


Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.