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Maria Falcone, testimone che non si arrende

Maria Falcone

Il momento è quello delle grandi emozioni e dell’attenzione costante. La Chiesa di Santa Maria delle Grazie è gremita da studenti e curiosi che da tutta la città sono accorsi per ascoltare la testimonianza di chi ha dato e continua a dare. Di chi non si arrende e di chi lotta. Proprio come fino a vent’anni fa aveva fatto suo fratello Giovanni.

Maria Falcone parla in tono rilassato, sorride sempre, non cerca risposte a caso e non le troverebbe proprio perché senza avere una cognizione perfetta dei fatti si rifiuta garbatamente di rispondere alle domande. E nonostante tutti i ragazzi che aspettano ansiosamente di sentirla lei, senza scomporsi, accetta di fare quattro chiacchiere con noi.

In questo momento Ingroia che ha lavorato con suo fratello va in Guatemala per conto dell’ONU per sfuggire alle pressioni mafiose e lasciando il processo di collusione Stato-mafia. Lei cosa ne pensa? “Io non so sinceramente perché abbia deciso di andare in Guatemala. So che è una cosa che aveva organizzato tempo fa e non credo di conseguenza che ci siano state costrizioni tali da non permettere il proseguimento del suo lavoro qui. Si tratta di una scelta che in ogni caso non pregiudica il processo sulla cosiddetta “trattativa” e per questo la faccenda a mio avviso ha una rilevanza limitata. Anche perché ci sono tanti giudici in gamba a Palermo, che certamente continueranno a fare il proprio dovere fino in fondo”.

L’Italia di oggi è un Paese compromesso economicamente e socialmente. Rispetto al 1992 abbiamo più o meno forza di indignarci? “Io credo che abbiamo recuperato un grande valore in questi anni, anche se le condizioni economiche e sociali, soprattutto in questo ultimo periodo, sono molto difficili. Però, per quello che interessa me in quanto docente e per il mio girovagare per le scuole, credo siano stati fatti passi avanti nella società civile. C’è stato il recupero di quello che di solito è definito come “cittadinanza attiva”, la voglia dei cittadini di partecipare, la voglia di legalità e l’attenzione, soprattutto dei giovani, a temi che nel ’92 non erano minimamente concepibili”.

Giovanni Falcone, oltre a essere stato un magistrato dell’antimafia, è stato un tecnico dell’antimafia, portando avanti provvedimenti come il concorso esterno in associazione mafiosa. L’ex presidente Raffaele Lombardo è stato rinviato a giudizio proprio per questo reato e Salvatore Cuffaro è in carcere con questa accusa. Lei intravede nel nuovo presidente Crocetta un segno di cambiamento? “Per quello che è la storia di Crocetta direi che ci troviamo in una situazione completamente diversa. Tutti conosciamo il grande lavoro che ha fatto al tempo in cui era sindaco di Gela, quindi non si trova nelle condizioni in cui si trovavano i suoi predecessori. Spero che Crocetta rimetta in piedi la nostra Sicilia, devastata dalla collusione e dalle spese folli, che devono essere fermate una volta per tutte”.

Negli ultimi tempi lo Stato è stato messo sotto accusa per quella la trattativa con la mafia. Come reputa l’atteggiamento delle istituzioni e di alcuni esponenti politici di fronte a questo processo che la Procura di Palermo sta portando avanti contro tutto e contro tutti? “Si tratta di un tema molto delicato e anche io, al solo pensiero che mio fratello possa essere stato ucciso da una parte dello Stato, quello Stato che lui ha sempre salvaguardato e difeso lottando fino alla fine ,mi addolora ancora di più che continuare a credere responsabile solo la mafia della strage di Capaci. Però vorrei anche dire che si tratta di un problema delicato. La cosidetta “ragione di Stato”, pone tutto in una determinata segretezza. Aspetto in ogni caso che i magistrati arrivino al nocciolo della situazione. Ma non ho dubbi sul fatto che ci si stato qualche accordo, ad esempio per arrestare Totò Riina, perché non si lascia dopo l’arresto di quest’ultimo incustodita per un mese, permettendo quindi di ripulire tutto quello che di scandaloso e pericoloso poteva trovarsi al suo interno. Bisogna comunque vedere quali furono le ragioni per arrivare a quell’accordo. Dobbiamo pensare che dopo le stragi del ’92-’93 ci siamo trovati una situazione difficile, come può essere stato l’attentato alle Torri Gemelle. Il punto è valutare ogni cosa con attenzione e mi auguro che questo porti a capire una volta per tutte la verità”.