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#Libri. “Vattene, io resto”, l’eterna lotta tra il bene e il male nel romanzo di Luca Russo

Due giovani come tanti, stretti in una liaison che non li vincola anche se li uniforma nei comportamenti e nelle abitudini, pur consentendo loro una grande autonomia nelle reciproche scelte. Una storia come tante, fatta di passione e di complicità, di sospetti e d’inquietudini. Questo il groviglio di fili che s’intrecciano nel romanzo di Luca Russo Vattene, io resto (Maglio Editore, 2016, pgg. 163). L’opera si può leggere come una sorta di manifesto delle abitudini di vita, dei sogni e delle angosce della nuova generazione, ma in realtà la vera storia scorre in profondità ed è senza tempo. La vicenda si sviluppa su un asse geografico che si allunga tra l’Italia e l’America: Roma e Bologna da un capo, New York dall’altro. Tradizione e cultura contro modernità e sport. Matteo  è uno scapolo di 35 anni, con un lavoro soddisfacente e una vita movimentata, piena d’interessi. Attratto dalla bella e misteriosa Martina (Marti) se ne innamora, generosamente ricambiato. Il rapporto tra i due è armonioso e ricco di stimoli. Lui apprezza la bellezza, la determinazione e la franchezza della ragazza, lei è colpita dalla gentilezza, dalla dolcezza e dalla premurosità di lui.

La relazione va però incontro a due gravi momenti di crisi, a causa di un losco figuro che porta scompiglio tra i due. La ragazza ne è assorbita prima con il corpo poi con tutta se stessa, tenta di difendersi ma non riesce ad opporgli resistenza. Matteo ne è sconvolto ma non si arrende: vuole conoscere l’usurpatore, vuole vederlo in volto, assalirlo  e riprendersi l’amata. Lotta disperatamente mentre Martina cede. La ragazza è consapevole di non esser in grado di opporsi. Lui è troppo forte, è dentro il suo corpo e sta penetrando nella sua anima. Neppure la presenza di Matteo, solida, ferma e costante la corrobora. Tuttavia il furfante, quest’essere insinuante e malvagio, non può averla vinta, il loro amore deve prevalere e Lui, sconfitto, sarà costretto ad andar via senza preda. Nella condizione esistenziale di buona parte dell’umanità quest’essere la fa da padrone, ma occorre dar spazio alla speranza e, come disse Paolo Borsellino, “non  lasciarsi sopraffare dalla paura, altrimenti essa diventa un ostacolo che impedisce di andare avanti”.