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L’Authority della Concorrenza indaga su Caronte&Tourist, Guglielmo: “Lo Stato paghi come per i sardi o ci dia il ponte”

ROMA. Caronte&Tourist SpA di nuovo nel mirino dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato. Quest’ultima ha aperto un’istruttoria per accertare se il vettore abbia una “posizione dominante nello Stretto di Messina nel trasporto marittimo di passeggeri con mezzi gommati al seguito e di mezzi commerciali con conducente e che si presenta quale monopolista di fatto sulla rotta Villa San Giovanni-Messina Rada San Francesco”. Da accertare anche se la società armatoriale “applichi prezzi e condizioni contrattuali eccessivamente onerosi” visto che al momento l’Authority ritiene che Caronte&Tourist “pratichi prezzi alti e significativamente superiori rispetto a quelli praticati da altri operatori, oltretutto non parametrati rispetto agli ipotizzabili costi di svolgimento del servizio. Tali prezzi, appaiono particolarmente discriminatori nei confronti dei passeggeri con l’auto al seguito che viaggiano da soli, perché il prezzo pagato per un passaggio con auto è identico sia che a viaggiare sia un solo passeggero sia cinque”. Stando però agli addetti ai lavori, le cose sarebbero ben diverse da quanto affermato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, che in queste dichiarazioni mette a nudo almeno due lacune in quanto affermato. Intanto, non cita i prezzi più bassi e gli operatori che li praticherebbero, a meno che non si riferisca a Blueferris, partecipata del Gruppo FS, che però vende biglietti che costano 7,50 euro in meno grazie ai contributi statali. Inoltre, quando menziona i costi del servizio, glissa sulla cifra reale e si limita a definirli “ipotizzabili”.

“Per la seconda volta, e non sarà l’ultima, si aprono inchieste sui prezzi del traghettamento nello Stretto -commenta l’ingegner Giacomo Guglielmo, esperto di mobilità e trasporti e tra gli organizzatori della manifestazione del 31 luglio scorso, che ha visto oltre 300 persone manifestare a piazza Municipio per chiedere l’avvio immediato della costruzione del ponte sullo Stretto di Messina. Quindi l’Antitrust si sveglia per 7 euro e 50? Ma hanno idea di cosa sia l’utile di impresa? Tutto inutile chiacchiericcio contro una società di navigazione, prese di posizione dell’Authority che non hanno mai portato alcun beneficio ai siciliani. C&T non ha alcuna responsabilità nel prezzo applicato per il traghettamento. Basterebbe un minimo di conoscenza tecnica per capire quanto costa il trasporto. Per fare un esempio, se non ci fosse il contributo pubblico il biglietto del bus urbano dovrebbe costare 5 euro. Mettere  a disposizione una flotta navale h24, a prescindere dal numero di mezzi imbarcati, per un servizio che garantisce partenze ogni 40 minuti di giorno, tempi più lunghi di notte, comporta la necessità di avere sempre disponibili e quindi pagati 8 navi, 24 equipaggi, il carburante (bunker navale), il personale di tre terminali (rada San Francesco, Tremestieri e Villa San Giovanni) per un costo che in assenza di utile d’impresa per la società sarebbe comunque di 30 euro per ciascun mezzo di 4 metri, pari a 7,50 euro per metro lineare. Tant’è che le Ferrovie dello Stato, che hanno un contributo minimo da parte dello Stato, fanno pagare il biglietto 31,50 euro mentre Caronte&Tourist, con un servizio di gran lunga migliore, ne fa pagare 39. Se fossimo sardi, pagheremmo il traghettamento 12 euro e non 40, perché C&T sarebbe rimborsata con denaro pubblico grazie ai contratti di servizio. Invece, da oltre 50 anni lo Stato fa pagare tutto ai siciliani. Noi non ci stiamo ad accodarci alla follia di chi non vuole il ponte, si lamenta del traffico in città, ma attacca una compagnia armatoriale che fa il proprio lavoro, permettendo a oltre 300 messinesi e villesi di mantenere la propria famiglia”.