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La devozione alla Madonna della Lettera

Impossibile non dedicare la nuova puntata di “Gran Mirci” alla Madonna della Lettera, patrona della nostra città, la cui ricorrenza si è celebrata ieri.

La storia ufficiale è ben nota a tutti i fedeli messinesi. San Paolo di Tarso, nella sua opera di evangelizzazione del mondo allora conosciuto, giunse a Messana nel 42 d.C., approdando nel piccolo villaggio di Briga Marina (la zona dove sbarcò il Santo è adesso denominata “Cala San Paolo”). Varcando le porte della città, l’«apostolo dei Gentili» trovò la popolazione ben disposta a raccogliere la sua parola ed alla conversione al Cristianesimo.

In breve tempo, la maggioranza della popolazione abbracciò il cristianesimo e quando San Paolo comunicò alla cittadinanza di voler tornare in Palestina, alcuni messinesi chiesero di seguirlo in Terra Santa per conoscere la Madre di Cristo ed i luoghi dove il Messia aveva vissuto.

Una delegazione di messinesi quindi, accompagnò il Santo attraverso il suo lungo viaggio, portando con sé una lettera per la Madonna, nella quale si professava la convinta fede della città e se ne chiedeva la protezione.

Maria accolse i cittadini peloritani nella propria dimora e dopo aver letto la missiva vergò di proprio pugno la risposta.

La nuova lettera, scritta in ebraico, fu arrotolata e chiusa con una ciocca di capelli dalla Vergine Maria. L’8 settembre del 42 d.C., la rappresentanza cittadina tornò a Messina recando l’importante scritto, nel quale la Madonna lodava e gradiva la devozione dei messinesi ed assicurava loro la sua celeste protezione. La lettera si chiudeva con la celebre frase che adesso campeggia sulla base della Madonnina del porto: Vos et ipsam civitatem benedicimus (benediciamo voi e la vostra città).

Il vero e proprio culto della Madonna però, sbocciò solo nel 1716, quando il monaco basiliano Gregorio Arena portò a Messina una traduzione di un codice arabo della lettera di Maria. Da quel giorno, la Madonna della Lettera fu eletta a patrona unica della città e si decise di onorarla il 3 giugno di ogni anno. Fino ad allora infatti, Messina annoverava tra i suoi numi tutelari anche San Placido e Santa Rosalia (quest’ultima in virtù del gemellaggio nato con Palermo all’indomani dei Vespri).

In molti, soprattutto in tempi recenti, hanno però manifestato le proprie perplessità sulla vicenda, ritenendola una fantasiosa leggenda. Tra l’altro, nell’Ottocento si fece largo una diceria secondo la quale la lettera della Madre di Cristo era stata vergata nel 1490 da Costantino Lascaris, il grande filologo greco trasferitosi a Messina.

Qualche anno dopo, però, le autorità ecclesiastiche peloritane trovarono, all’interno del “Chronicon Omnimodae Historiae” di Flavio Lucio Destro una frase inequivocabile: “Apud Messanenses celebris est memoria B. Virginis Mariae, missa ipsis ab aedem dulci epistola” ovvero “Celebre è presso i messinesi la memoria della dolce epistola scritta dalla Beata Vergine Maria”. Il testo latino risale al 430 d.C. e smentisce la voce della falsificazione di Lascaris per confermare l’autenticità del rapporto epistolare tra la Madonna e Messina.

E la città dello Stretto, fortemente legata al suo culto, dedica ogni anno le sue più importanti celebrazioni religiose alla Madonna della Lettera.

Il 3 giugno, una statua argentea della Vergine sulla quale è collocata un reliquiario contenente la ciocca di capelli della Madonna è portata in processione all’interno di una celebrazione elegante e composta. Il 15 agosto di ogni anno invece, la cittadinanza si lascia andare ad una commemorazione più festosa e rumorosa con la celebre processione della Vara, dedicata all’Assunzione di Maria.