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Il vampiro dello Stretto, capitolo 15

Affondai i canini nel suo profumatissimo collo e seguitai a scavare, sempre più eccitato, finché non le staccai del tutto la testa, che rimbalzò con rumore liquido sul soffitto pieno di pozzanghere. Presi il corpo e affondai una mano nel petto, tra i seni che avevo sempre desiderato, affondando gli artigli fino al cuore e strapparlo e spremerlo facendo colare ogni goccia nella mia bocca, per poi gettarlo con disprezzo. Non contento rivolsi la mia attenzione alla testa che era rotolata poco più in là, la presi e cominciai a spremere anche quella, vedendo il sangue colare dalle orbite, dal naso dal collo, sentendo le ossa del cranio incrinarsi con rumore secco e ovattato, fino a d esplodere con un pigro croc.

Sobbalzai inorridito e mi ritrovai di nuovo a fissare il panorama oscuro della campagna, illuminato dalle luci del paesino. Mi venne quasi da piangere, perché per un momento sapevo di avere davvero desiderato di farlo, pur di avere un po’ di sangue.

Serrai i denti e mi spezzai un dito per punirmi per quella debolezza. Perché? Domandai a me stesso, perché non è da Uriel, è da Gabriele, mi risposi. E anche se non avevo ancora ben deciso chi cazzo fosse questo Uriel, seppi di avere ragione. Uriel avrebbe atteso di rimettersi per bene e avrebbe imparato. Senza farsi vedere, in silenzio. Uriel non sarebbe neppure andato a cercare il vichingo per vendicarsi, perché non gliene voleva. Lui si sarebbe comportato esattamente allo stesso modo. Anzi, forse non sarebbe neppure stato così disponibile con le risposte, a parti invertite.

Decisi quindi di pensare a guarire. Non sarei stato in grado di avvicinare nessuno, la mia debolezza e la Sete mi avrebbero impedito di comportarmi in maniera normale. Avrei dovuto tendere un agguato e avrei dovuto uccidere. La Sete non mi avrebbe consentito alternative in quello stato e

le ferite le avrebbero dato ragione.

Un paio di macchine che correvano sul nastro asfaltato della vicina provinciale attirarono la mia attenzione e mi diedero un’ottima idea. Cambiai rotta e puntai diritto verso la strada. Nonostante fossi vicino, impiegai due ore buone prima di raggiungere il punto giusto sulla strada e una volta lì, riposai. Avrei dovuto essere pronto ad un bel salto al momento giusto e la camminata era stata impegnativa. Rimasi a ridosso della massicciata della strada, invisibile alle poche macchine che transitavano, illuminando il buio della notte con i loro freddi occhi bianchi, gialli o blu. Quando reputai di essere pronto, mi appostai in modo da poter studiare le vetture in arrivo e non mi mossi fin quando non fu molto tardi, di modo da non rischiare il sopraggiungere di una seconda macchina mentre ero al lavoro.

L’attesa fu una sofferenza snervante, quasi  come quella della sera precedente, ma sapevo fin troppo bene quanto l’appostamento fosse utile, ai fini della caccia. Ficcai gli artigli nel terreno nello sforzo di rimanere fermo e negli ultimi minuti mi ritrovai anche a mordere la massicciata, ma alla fine la macchina giusta si presentò. Due occhi solitari e luminosi si avventurarono sulla strada. Aspettai fin quando non arrivò sul tratto dov’ero appostato, senza che apparissero altre vetture a seguire o dalla direzione opposta. Mi concentrai sull’abitacolo, dove distinsi due sagome intente a confabulare. Balzai sulla strada all’ultimo minuto, pronto ad essere accidentalmente travolto come un coniglio imprudente. Era una vecchia punto nera, col faro destro meno luminoso a darle un’aria triste ed a cui la voce di una marmitta prossima a cedere aggiungeva un tono da vecchio catarroso. Non andava molto forte ma non rallentò nemmeno, centrandomi con la griglia del radiatore. Rotolai sul cofano e centrai il parabrezza con una testata lasciandogli una bella ragnatela, prima di restare in aria per qualche secondo. (Continua il 30 luglio)

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.