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#Attualità. Messina a rischio crollo: giro di vite del Genio Civile che dà nuove regole

Leonardo Santoro, Ingegnere Capo del Genio Civile di Messina

Nessun terrorismo ma la cruda verità: la maggior parte degli edifici di Messina in caso di terremoto crollerebbe come un castello di carte. Decenni di abusi sui quali si è chiuso un occhio, di sopraelevazioni non autorizzate, di pareti abbattute ai piani inferiori senza alcun criterio e di utilizzo di materiale scadente, hanno creato una situazione a dir poco allarmante. A dare un giro di vite per cercare di salvare il salvabile è Leonardo Santoro, da tre anni Ingegnere Capo del Genio Civile, che ha emanato una direttiva severissima che prevede l’obbligo dei calcoli statici anche per le opere minori edili (muri di sostegno fino a due metri di altezza, serre, tettoie inferiori ai 20 metri quadri e simili) vista l’elevata sismicità dell’area. “A Messina, ma è un problema nazionale, non ci sono edifici sicuri al 100% -spiega Santoro subito dopo un incontro al quale hanno partecipato anche gli Ordini professionali direttamente interessati. Quello che crolla con i terremoti è quello che è stato costruito male, senza accorgimenti, a partire dagli studi approfonditi sulla pericolosità sismica. Per Messina ho richiesto degli studi di microzonazione sismica, Comune non ha il denaro per pagarli e ci penserà la Protezione Civile regionale. Ma i tempi saranno lunghi e io che sono al Genio Civile e giornalmente devo approvare nuovi fabbricati, non posso aspettare in attesi che si assegni lo studio all’università e che quest’ultima lo consegni dopo anni. Noi abbiamo bisogno di questi dati adesso. E comunque, deve essere chiaro che se il salto di qualità non è imposto per legge non si va da nessuna parte. Tempo fa Rai Tre realizzò un servizio sugli edifici isolati sismicamente e io dissi che così come nel 1908  lo Stato impose una novità assoluta, la classificazione sismica (da oggi in poi chi costruisce deve farlo secondo certe regole) anche adesso lo Stato dovrebbe imporre che tutti gli edifici siano isolati sismicamente.

Come si può intervenire su quanto è già stato fatto? “Con due ordini di azioni. Intanto si può stoppare la situazione all’esistente e non peggiorare ulteriormente le cose e ritengo che la mia direttiva lo abbia fatto. Poi si deve agire su quello che c’è oggi, prendendo un buon tecnico, che deve fare la verifica sismica dell’edificio e comprendere il livello di rischio sismico dell’edificio. Un bravo strutturista sa qual è la soglia di rischio oggi, sa come metterlo in sicurezza e fa salire l’asticella della sicurezza. Insomma, un po’ la logica del Sisma bonus, che però prevede che il privato paghi le spese dell’adeguamento e si limita agli sgravi fiscali (85% dei costi si scarica dalle tasse), mentre si dovrebbe prevedere anche incentivo economico”.

Come si può rendere appetibile questo strumento a Messina, zona ad altissima densità sismica? “Solo con un terremoto. Messina è in una bolla asismica da 40 anni, l’ho detto più volte.  Ci siamo quasi. Non un tereemoto distruttivo, per carità, ma sufficiente per far prendere coscienza del rischio che corriamo. Tutto sta alla coscienza di chi sa di dover intervenire, che deve autodenunciarsi e provvedere”.

Perché il porto di Tremestieri è a rischio sismico? “Molti anni fa, quando esaminò il progetto preliminare, il Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici dichiarò che sotto sollecitazione sismica i fondali erano a rischio crollo. Informazione che è stata tenuta nel cassetto per anni, questa è la verità”.

Come si può controllare il territorio per garantire la tutela dei cittadini? C’è una squadra che vigila sui danni? “Non esiste una squadra che controlli. Il Genio Civile ha le armi spuntate, da Palermo non mi arrivano più neanche somme  per carta e cartucce e tengo questo edificio in maniera dignitosa con sacrifici inumani. La sola cosa possibile è mettere a punto direttive come la mia, che in qualche modo danno delle regole. Perché quando la norma ti dà delle discrezionalità, le regole le devi mettere tu. E comunque, tutto è legato alla capacità, alla buonafede e al buonsenso degli amministratori”.

 

 

Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.