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3 marzo 07.30 “Elettroresine”, mostra di Antonello Arena al Monte di Pietà

Nelle sale del Monte di Pietà, fino all’11 marzo 2012, sarà possibile visitare la mostra “Elettroresine” di Antonello Arena, curata da Teresa Pugliatti e Luigi Ferlazzo Natoli.

In esposizione sculture, oggetti d’art design, installazioni luminose e multimediali, il cui allestimento è stato curato dal consulente per gli eventi culturali del presidente della Provincia regionale, Saverio Pugliatti

Davanti ad opere d’arte contemporanea la domanda che ancora molta parte del pubblico si pone è: «Ma, è arte?», oppure: «Ma che cosa significa?» ed una buona occasione per mettere in discussione le due domande potrebbe essere quella di esaminare le opere di Arena.

Prima di entrare un piccolo accorgimento: sgombrare la mente dall’idea che l’arte debba “rappresentare” o peggio ancora “mandare messaggi”.

Il modo migliore per entrare in contatto con le opere in mostra al Monte di Pietà è, infatti, quello di rinunciare ad ogni forma di concettualizzazione e contemporaneamente di lasciare spazio all’ “incanto”, in modo tale da assaporare il piacere di scoprire che l’arte è continua esplorazione, condivisione di sensazioni e godimento del bello.

Antonello Arena non ha verità da filtrare e, conseguentemente, non realizza oggetti che offrono risposte. E non è casuale che le forme delle sue opere non siano mai “finite”, ovverosia concluse. Spesso si presentano sfrangiate, appuntite, eppure non inducono a riflettere sulla disarmonia. Anzi, la escludono e di contro sembrano essere state pensate per far emanare alla materia tutta la sua particolare forza vitale.

La materia che fa da filo conduttore in questa mostra è la resina. E la particolarità delle opere in esposizione sta proprio nel fatto che gli strati di resina sembrino essere stati utilizzati per “accogliere” al suo interno gli oggetti che quotidianamente usiamo o abbiamo usato.

Per preservarli dal tempo che trascorre e perché sia custodita la forza evocativa che da essi riaffiora.

Nel mixare l’elemento naturale con luci, foto, ritagli di giornali o oggetti d’uso comune, come gli orologi, le bambole, le figurine Panini, Arena fa in modo che la materia diventi soggetto dell’opera d’arte.

Un esempio per tutti i quadri che ripropongono Brigitte Bardot, Steve Jobs, Mussolini, tutti miti di epoche diverse.

E tra loro il mito dei miti, Marilyn Monroe, che anche ai non addetti richiama alla mente Andy Warhol. Come tutte le citazioni pittoriche le opere con Marilyn sono un tributo a chi ha innovato e rivoluzionato la comunicazione artistica, ma sono anche un modo per rendere visibile il cambiamento, il cammino compiuto dall’arte.

Per cui mentre Warhol con la ripetitività svuotava le immagini della loro unicità, Arena all’interno di una resina color tabacco, all’apparenza fredda, inanime, fa emergere come fosse vivo il volto sensuale della Monroe. Lo ri-sottrae alla precedente fissità e nella sua interezza restituisce ai ricordi, e quindi alla vita, l’immagine dell’icona femminile del cinema americano. Perché come dice nella presentazione al catalogo Teresa Pugliatti “…anche se nelle sue opere utilizza gli «oggetti d’uso» della pop art, finisce per dar loro una dignità estetica che è l’opposto della filosofia della pop art”.