Tanto vale provarci comunque

Giulia Arcovito
Giulia Arcovito

2 giugno, Festa della Repubblica. Probabilmente la ricorrenza meno sentita dell’anno. O sbaglio?

Per il 2014 in particolare, la data è già offuscata dall’attesa per i mondiali di calcio, forse l’unica occasione in cui anche i meno convinti ritrovano loro malgrado un po’ di sano patriottico.

Sarà che già il 2 giugno del ’46, quando gli italiani (per la prima volta con suffragio universale) furono chiamati a scegliere se tenersi la monarchia costituzionale o diventare una repubblica, la maggioranza che decretò la vittoria di quest’ultima non fu schiacciante: appena 2 milioni di voti di scarto. Come se il non essere compatti fosse nel nostro DNA.

E sarà che in effetti, a 68 anni dalla nascita dell’Italia come “Repubblica democratica fondata sul lavoro”, non c’è poi così tanto da festeggiare.

Meno di una settimana fa è stato presentato a Montecitorio il rapporto Istat La situazione del Paese e le notizie non sono confortanti. Si parla di quasi 6 milioni e mezzo di senza lavoro e tra gli under 35 gli occupati (persone, non teatri!) sono scesi di quasi 2 milioni negli ultimi cinque anni.

A onor del vero bisogna dire che al giorno d’oggi il lavoro c’è, manca solo lo stipendio.  Che è un po’ come pregustarsi una menza ca panna, per poi arrivare al bar e scoprire che hanno finito la panna. Non resta

che ingoiare il boccone amaro.

Insomma non è un bel momento, soprattutto per gli under 35 che sono cresciuti negli anni ’90, quelli del consumismo più spensierato, quelli in cui ogni occasione era buona per elargire il famoso milione in gettoni d’oro.

Quelli che tutto era facile e non ci si aspettava che invece sarebbe improvvisamente diventato così faticoso. Gli anni in cui con un batuffolo di cotone imbevuto di alcol si toglieva fiduciosi il tondino argentato dall’incarto del Kinder Bueno per poi trovarsi immancabilmente davanti la scritta Ritenta, sarai più fortunato.

E mi piace pensare che il segreto della nostra tenacia stia proprio in quel leit motiv della nostra infanzia: Ritenta, sarai più fortunato. Conoscete qualcuno che ha mai trovato scritto Hai vinto ?

Io no. Non ha mai vinto niente nessuno, perché quello non era un vero concorso a premi, era una bufala, un giochetto delle multinazionali che prevedendo la catastrofe volevano instillarci il germe della resistenza.

Un’operazione segreta necessaria ai fini della sopravvivenza della specie. Siamo cresciuti con questo mantra, è lui che ci spinge ad andare avanti: ritenta, sarai più fortunato.

Se siamo ancora qui è grazie al Kinder Bueno (che adesso per politiche antirazziali lo fanno anche bianco). Per la mia personale parata del 2 giugno propongo questo pezzo dei Ministri, primo singolo dell’album del 2013 Per un passato migliore. Come inno nazionale, decisamente più verosimile.

Ritenta, sarai più fortunato o Tanto vale provarci comunque, il messaggio è lo stesso. Buon ascolto!

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