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Sospensione del mutuo, il grande bluff

Si parla di fondo di solidarietà. Sostegni finanziari per salvare i lavoratori da una crisi che sta divorando i soldi degli italiani. Varato il 31 maggio dell’anno scorso, il provvedimento del Decreto Tremonti anti-crisi ha un nome altisonante: “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica”. Ma in realtà, cosa bolle in pentola? Si cerca di evitare il peggioramento della già precaria situazione lavorativa di buona parte del Paese e si chiede alle banche di agevolare maggiormente le piccole e medie imprese. Una manovra economica e finanziaria che riguarda anche l’attuazione della sospensione del mutuo per 12 mesi. E alla scadenza? Senza un lavoro che sostenga, subentra il pignoramento.

L’Abi (l’Associazione bancaria italiana) ed il ministero dell’Economia hanno stipulato un accordo che prevede la sospensione del pagamento della rata mensile per tutti i mutui ipotecari stipulati da privati. A beneficiarne, almeno apparentemente, le famiglie colpite dalla crisi a causa di un licenziamento, dei tagli nelle ore lavorative per almeno 30 giorni e dall’inserimento in cassa integrazione. Anche i Co.Co.Co, ossia Collaboratori coordinati e continuativi, ne hanno diritto ma a condizioni diverse. A questi ultimi infatti, è concessa una somma di denaro “una tantum” per il pagamento di metà mutuo (6 mesi) quindi non si può parlare di sospensione totale.

Cosa determina l’avvio della sospensione? Oltre la cessazione dei rapporti di lavoro, inserite anche cause di morte improvvisa del mutuatario o dell’insorgenza di non autosufficienza con invalidità superiore al 60 per cento. Le condizioni per poter richiedere tale provvedimento rispettano delle prerogative. Infatti gli eventi determinanti, sopra citati, devono essere compresi tra il 1 gennaio 2009 ed il 31 Dicembre 2010 e le domande per ricevere la conferma devono essere presentate alla banca dal 1 Febbraio 2010 al 31 Dicembre 2011. E’ vero che le famiglie che hanno subito la recessione finanziaria possono usufruirne solo se

non hanno effettuato il pagamento di tre rate scadute, alla prima o alla seconda c’è ancora la speranza di una piccola ripresa. Il parere di una persona competente è necessario.

“Il settore creditizio – spiega Daniele Di Bartolo, mediatore bancario – ha parecchio risentito della crisi. Infatti le banche italiane ed europee, dopo le valanghe causate dai “mutui subprime”, hanno innalzato i requisiti richiesti per ottenere un mutuo ipotecario. La conseguenza? Accedere è diventato quasi inaccessibile per una larga fascia della società. In modo particolare coppie giovani con figli e famiglie con bassi redditi. Credo che in un quadro del genere il decreto anticrisi rappresenti un utile strumento per le famiglie in difficoltà, anche se purtroppo, come spesso accade, le condizioni per accedere al diritto di sospensione sono fin troppo rigide verso il basso e non permettono l’esercitazione del diritto da parte di chi ne avrebbe reale necessità. Inoltre è uno strumento che tende a “coprire” soltanto gli effetti della crisi non andando però a risolvere in concreto i problemi che le famiglie affrontano dopo un anno di blocco, quando oltre a riprendere il pagamento del mutuo, bisognerà versare gli interessi dovuti durante il periodo di sospensione, aggravando la già compromessa situazione economica”.

Passata l’ondata di entusiasmo, durata giusto il tempo di chiedere chiarimenti alla propria banca, sono pochissimi i messinesi che hanno deciso di tentare questa strada per prendere un po’ di respiro. “Nella nostra agenzia abbiamo avuto solo un paio di richieste e le abbiamo inoltrate –spiega il direttore della filiale di un grosso istituto di credito nazionale che preferisce restare anonimo. Abbiamo inviato le pratiche alla sede centrale e stiamo aspettano una risposta. Del resto, chi ha problemi a pagare il mutuo non può fare affidamento su una cosa del genere, visto che i vantaggi sono irrisori. Ci sarebbe bisogno di interventi di ben altra natura, ma il Governo è impegnato altrove”.