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#Palermo. Falsi contratti di lavoro nei circhi per ottenere visti di ingresso

polizia-circoSono almeno cinquecento i cittadini indiani, bengalesi e pakistani arrivati irregolarmente in Italia grazie all’attività di un gruppo criminale che produceva falsi nulla osta per lavorare nel mondo dello spettacolo.

Gli stranieri arrivavano come artisti circensi o ballerini, per essere assunti da compagnie di circo e teatrali, ma nella maggior parte dei casi nemmeno passavano sotto i tendoni o sui palcoscenici dei teatri.

Con l’operazione Golden circus, gli agenti della Squadra mobile di Palermo hanno eseguito 36 delle 41 ordinanze emesse dalla Procura della Repubblica nei confronti degli appartenenti all’organizzazione che aveva un giro d’affari stimato nell’ordine di 7 milioni di euro.

I numeri dell’operazione danno conto della portata del fenomeno 41 fermi, nei confronti di 28 italiani, 8 indiani, 3 bengalesi, 1 pakistano, 1 romeno, decine di indagati, numerose perquisizioni in diversi luoghi, compresi uffici regionali, allo scopo di trovare documenti concernenti i flussi di cittadini stranieri, coinvolti oltre 18 circhi e numerosi impresari del settore.

L’associazione ruotava attorno a un dipendente dell’Assessorato Regionale della famiglia, delle politiche sociali e del lavoro, che  faceva ottenere la documentazione necessaria agli immigrati per ottenere il visto d’ingresso per ragioni di lavoro. Coinvolti anche numerosi impresari operanti nel circuito circense italiano.

“Ogni immigrato pagava almeno quindicimila euro: due o tremila, a seconda che lo straniero fosse assunto veramente o solo fittiziamente, finivano nelle tasche degli impresari circensi compiacenti –

spiegano dalla Squadra Mobile di Palermo. Un’altra parte andava ai procacciatori di clienti, che agivano nei loro Paesi di origine, mentre una buona fetta andava al dipendente dell’assessorato regionale”.

Il dipendente regionale, responsabile dell’Ufficio speciale di collocamento per i lavoratori dello spettacolo, produceva dei falsi nulla osta al lavoro per prima occupazione o visti d’ingresso per cittadini extracomunitari, necessari per ottenere il visto d’ingresso in Italia.

Gli impresari circensi inoltravano la domanda di assunzione dello straniero all’ufficio dove lavorava il dipendente corrotto, il quale predisponeva, pure in mancanza dei presupposti, il nulla osta al lavoro per prima occupazione o visto d’ingresso cittadini extracomunitari.

Per ottenere la documentazione servivano una copia del passaporto del cittadino straniero, il certificato di sana e robusta costituzione, alcune referenze lavorative e il nulla osta dell’Ufficio immigrazione della Questura.

Quando non riusciva a ottenere il nulla osta per le vie regolari, l’uomo utilizzava un falso timbro dell’Ufficio immigrazione della Questura di Palermo, oppure emetteva direttamente un provvedimento dell’Assessorato che attestava, falsamente, la presenza agli atti del nulla osta della Questura.

Per sveltire le pratiche amministrative, il dipendente pubblico infedele ad un certo punto ha deciso di mettersi in proprio. Mantenendo il suo incarico alla Regione ha aperto un suo ufficio privato, attraverso il quale ottenere diretti contatti con gli imprenditori circensi. In questo nuovo contesto lavorativo ha coinvolto anche la moglie e i suoi due figli, che hanno messo a disposizione conti correnti e postepay su cui far confluire le cifre pagate dagli imprenditori circensi.