“Lei e lei”: la Messina di Gianpiero Cicciò e Federica De Cola ignorata di giorno e desiderata di notte

Fausto Cicciò e Federica De Cola

“Fatemi pagare le tasse! Voglio pagare le tasse!”. A urlarlo con rabbia e disperazione in Lei e Lei, in scena al teatro Vittorio Emanuele di Messina, è un travestito ormai agée magnificamente interpretato da Gianpiero Cicciò, stanco di doversi nascondere ogni volta che passa un’auto della Polizia.

Ché nell’immaginario semplice di Stella, che cambia nome ogni sera come le parrucche che l’aiutano a entrare nel personaggio che sceglie di essere, per essere normali e accettati basta pagare le tasse.

A irrompere nel suo piccolo mondo fatto di clienti affezionati ma un po’ tirchi che la raggiungono di soppiatto nel suo bilocale in affitto, amori dolorosi e mai consumati fino in fondo, magnaccia avidi, timori per la vecchiaia che si avvicina, liti con le altre colleghe di marciapiede e morti che la guardano dall’alto e con i quali si confida, arriva una giovane attrice fallita e alcolizzata, cui dà vita la bravissima Federica De Cola.

La mandano a dividere il marciapiede di Stella a Messina la notte di Natale quando i bravi padri di famiglia sono costretti a restare a casa con mogli, suocere e panettoni, forse rimpiangendo cespugli, angoli bui e attimi di verità.

Alla ragazza arrivata da Roma Stella non piace. Non le piacciono i suoi continui inviti a provare gioia, i racconti del proprio microcosmo con i quali la assilla non appena il destino, travestito da magnaccia Carmelo, finalmente le manda una persona in carne e ossa. Che sia arrabbiata con il mondo e che non la tolleri per l’anziano travestito è solo un dettaglio.

Così tra scontri, liti verbali e tirate di capelli, inevitabile nasce un barlume di amicizia. Stella, che la notte di Capodanno diventerà Silvana e la sera dell’Epifania Antonella da Messina, la tira fuori dalla miserabile pensione nella quale la giovane sbandata è stata mandata, le dà vestiti più professionali, le insegna a camminare su tacchi altissimi che le consentono di volare al di sopra delle miserie che è costretta ad affrontare ogni giorno.

In cambio l’aspirante prostituta

le regala scampoli della propria vita infelice, segnata da abusi in famiglia, un aborto che rimpiange ogni giorno e una carriera di attrice di teatro stroncata sul nascere.

Stella, cantante mancata, la incoraggia a ritornare a Roma per presentarsi a un provino. Ma al regista non interessa che lei conosca Ibsen e gli altri mostri sacri del teatro. La vuole sensuale, erotica. Vuole l’involucro e non le emozioni che lo animano. E allora torna a Messina. Giusto in tempo per evitare a Stella-Silvana-Antonella il degrado dell’alcool. E lì, su quella panchina di piazza Cavallotti, tra scarafaggi che diventano pubblico, si ricomincia a sognare.

Alle loro spalle un albero di Natale spezzato, simbolo di tutto ciò che a loro due sarà negato per sempre, anche se non è detto che chi invece lo ha nell’angolo del salotto sia più felice di loro.

Bravissimi sia Federica De Cola che Gianpiero Cicciò, che del testo è anche autore e regista. Belli i costumi e la scenografia essenziale di Francesca Cannavò e le luci di Renzo Di Chio, adeguata la selezione musicale di Fausto Cicciò.

A penalizzare la resa complessiva dello spettacolo, che per essere perfetto dovrebbe solo essere asciugato qua e là, la scelta di rappresentarlo in uno spazio ampio e dispersivo come la sala del Vittorio Emanuele, quando invece sarebbe stato necessario un teatro più intimo, per cogliere meglio sfumature e dettagli preziosi e importanti.

Lei e lei, che alterna battute feroci, ironia e momenti fortemente drammatici, mette a nudo senza pietà le ipocrisie di una città bigotta, ipocrita e più superstiziosa che religiosa come Messina, che di giorno fa finta di ignorare tossici, lenoni, trans e prostitute e di notte non ne può fare a meno.

E visto che è stato prodotto dall’Ente Teatro di Messina e che è uno spettacolo di alto livello, adesso ci si aspetta che lo si faccia girare nel resto del Paese, ché se restasse confinato negli angusti spazi cittadini sarebbe davvero un peccato. In scena fino a domenica pomeriggio al Vittorio Emanuele, poi al Mandanici di Barcellona il 21 e 22 aprile.


Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.