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L’appello del Cedav all’amministrazione Accorinti per non chiudere

La conferenza stampa del Cedav
L’inserimento nei Piani Sociali di Zona previsti dalla legge 328 del 2000 interventi diretti per combattere la violenza contro le donne e la creazione di una casa di accoglienza, la promozione di un protocollo per l’integrazione e la messa in rete dei servizi socio-sanitari e di giustizia per contrastare la violenza maschile contro le donne attribuendo ai centri antiviolenza una funzione di coordinamento e l’istituzione di un tavolo tecnico per dare vita sul territorio e nelle scuole a politiche di prevenzione sensibilizzazione.
Sono solo alcune delle proposte del Cedav di Messina, presentate stamane in conferenza stampa alla libreria Feltrinelli dalla presidente Carmen Currò e da alcune componenti il direttivo del Centro Donne Antiviolenza Teresa Staropoli, Graziella Cannizzaro e Pinny Siracusano.
Che chiede anche all’amministrazione comunale una sede dove poter lavorare, visto che per carenza di fondi negli ultimi anni il Cedav ha operato in condizioni difficilissime, riducendo suo malgrado le addette e gli orari di apertura.
Per non parlare del fatto che da tempo sono ospitate nei locali di un’altra associazione, dove possono usufruire solo di un paio di stanze.
L’1 agosto la presidente Currò si incontrerà con l’assessore ai Servizi Sociali Nino Mantineo per ribadire non solo queste esigenze, ma per chiedere risposte anche rispetto alla partecipazione ai corsi di formazione organizzati dal Cedav di personale del Comune di Messina, alla partecipazione di Palazzo Zanca quale partner del Centro Antiviolenza  a progetti regionali e nazionalioltre che europei e al divieto di affissione di cartelloni pubblicitari che mercifichino l’immagine del corpo delle donne e dei bambini.
Come abbiamo ricordato più volte in diversi articoli, da quasi 24 anni il Cedav si dedica senza sosta ad assistere le donne che hanno subito violenze.

Spariti i fondi del ministero delle Pari Opportunità e della Regione Siciliana, da una decina di anni il Centro Donne Anti Violenza opera in totale regime di volontariato e contando solo su fondi privati.

“Siamo in totale autofinanziamento -spiega Carmen Currò, presidente del Cedav. In questa città si fanno allarmismi continui sulla questione della violenza sulle donne, peccato che poi non si investa un soldo per le attività di assistenza. Ci vogliono risorse economiche per l’affitto della sede, la luce, il telefono. Fra l’altro non abbiamo neanche un numero fisso perché non possiamo pagarlo”.

A dispetto del totale disinteresse delle istituzioni, il Centro è un punto di riferimento fondamentale. “Riceviamo almeno dieci richieste di aiuto a settimana -aggiunge la Currò. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di donne giovani, di età compresa tra i 25 e i 35 anni che subiscono maltrattamenti continuati in famiglia. Noi offriamo un sostegno psicologico e legale a tutte le donne che decidono di interrompere il proprio incubo”.

Non tutte le donne che si rivolgo al Cedav però, riescono ad sporgere denuncia verso chi le ha maltrattate o violentate perché spesso si tratta della stessa persona che hanno amato o perché non vogliono turbare la sensibilità dei figli.

“Un’altra questione molto grave è quella della violenza indiretta sui minori -racconta ancora la presidente del Cedav. I figli testimoni di violente reiterate nel tempo assorbono tutto ciò che vedono e ciò ha effetti devastanti sulla loro vita. Molto spesso sono proprio loro a spingere le madri a ribellarsi alle violenze domestiche. Speriamo che il nostro grido di aiuto, che lanciamo per l’ennesima volta -conclude Carme Currò- non rimanga inascoltato per il bene della comunità e di centinaia di donne che con noi hanno trovato una via d’uscita dalla spirale della violenza”.