Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

L’agonia del teatro Vittorio Emanuele e la Fistel Cisl

La segreteria Fistel Cisl

“Il Teatro Vittorio Emanuele sta morendo”. Il grido d’allarme è della Fistel Cisl di Messina, che aggiunge: “Un’agonia lenta, vissuta nella confusione di norme regionali e senza il supporto di contributi economici, con l’aggravante di creare false illusioni nel personale precario”.

Il caso cui fa riferimento il sindacato è quello degli orchestrali, per i quali per legge bisogna accantonare ogni anno il 20% dei contributi erogati dalla Regine Sicilia. Norma questa che non è mai stata totalmente rispettata, visto che nel tempo l’accantonamento massimo è stato del 13%.

“Ma è assurdo pensare ciò con i fondi regionali all’Ente ridotti a importi pressoché ridicoli e insufficienti a garantire un dignitoso livello qualitativo e quantitativo degli anni scorsi”, sostiene la Fistel. Magari sarà anche assurdo, ma esiste una legge del 2004 mai abrogata e confermata l’anno successivo, in forza della quale oltre una trentina di professori d’orchestra si sono già rivolti alla Procura della Repubblica per far valere i propri diritti.

La Fistel Cisl punta il dito contro gli allestimenti della lirica. “Come si fa a prospettare ai dipendenti precari, come sarte e tecnici di palcoscenico, un lavoro continuativo o in pianta organica se non sussistono più le condizioni per allestire opere liriche? E’ illogico pensare allo sviluppo di un Ente senza preliminarmente organizzare e strutturare il personale esistente, riconoscendo l’equiparazione dei dipendenti ai ruoli regionali secondo quanto previsto dalla legge 10 del 2000.

La Fistel-Cisl chiede a tutte le parti in causa una concreta percezione della situazione attuale delle gravi difficoltà economiche in cui versa la Regione Sicilia, senza strumentalizzazioni di sorta cavalcando ipotesi irrealizzabili al solo scopo di una visibilità mediatica.

Bisogna chiarire anche quali sono i numeri reali dell’Ente, che ha 63 dipendenti a tempo indeterminato, 29 dei quali amministrativi. Altri numeri sono falsità e rendono distorta la realtà, anche se è chiara la strategia, con affermazioni ingannevoli e false, di delegittimare questo personale”.

Da chiarire però, affermazioni ingannevoli e false o no, al di là

del fatto che in una sorta di guerra tra poveri che si è venuta a creare negli ultimi anni i musicisti e i tecnici precari sono quasi tutti iscritti con le sigle SLC Cgil, UILCOM Uil, FIADEL Cisal e Sadirs mentre le proporzioni si ribaltano a favore della Fistel Cisl quando si parla degli strutturati, che il teatro La Scala di Milano su 600 dipendenti tra orchestrali, ballerini, sarte, attrezzisti, tecnici e altro ha solo 10 amministrativi.

L’Ente Teatro di Messina invece, su 63 dipendenti conta ben 29 amministrativi. Sono numeri sui quali è necessario riflettere, anche se non si è addetti ai lavori con competenze specifiche. E dopo tanti anni non è ancora ben chiaro cosa producano i 29 lavoratori in questione, visto che per i bilanci, come testimoniano le costose consulenze i cui dati sono pubblicati anche nel sito del Vittorio Emanuele, ci si è dovuti rivolgere altrove.

Chiuse le sciabolate con gli altri sindacati, la Fistel Cisl attacca anche il presidente dell’Ente Maurizio Puglisi. Nominato dal sindaco Accorinti il 14 agosto, insediatosi all’inizio di settembre e il cui contributo alle attività del teatro è da allora avvolto dalla nebbia più fitta.

“E’ grave il ritardo con cui non si sta ancora provvedendo a realizzare i cartelloni, penalizzando gravemente il teatro -accusa la Fistel. La mancata nomina dei direttori artistici non può essere una scusante e quindi chiediamo al presidente dell’Ente di provvedere immediatamente per consentire al Vittorio Emanuele di perseguire il proprio fine istituzionale. Purtroppo prendiamo atto che, per noi, in un momento in cui non c’è tempo da perdere o per improvvisare, il presidente non è adatto al ruolo istituzionale che gli è stato assegnato dal sindaco e rispediamo al mittente qualsiasi accusa lanciata dallo stesso su presunte mancanze da parte dei lavoratori, imputabili semmai all’improvvisata gestione e alla mancata organizzazione dei reparti, come più volte lamentato dagli stessi dipendenti.

Quindi -conclude la Fistel Cisl- piuttosto che affermare che tutti devono lavorare per l’apertura del sipario, dovrebbe prima accertarsi di chi fa cosa, così capirebbe che non siamo in presenza di esuberi ma semplicemente in assenza di una valida strutturazione e di questo non sono certo colpevoli né possono essere incolpati i dipendenti”.