Il PD boccia la ricetta di Croce per Messina

Inattuabile e poco efficace. Una senza appello quella del Partito Democratico rispetto alla linea seguita da commissario Croce per risanare le finanze dissestate di Palazzo Zanca. La bocciatura è a nome del partito, ma a mettere nero su bianco le criticità della “ricetta Croce” sono il segretario cittadino Peppe Grioli ed il coordinatore dei gruppi PD in Comune Felice Calabrò.

“Le misure correttive presentate dal commissario straordinario del Comune sono non solo inattuabili -scrivono Grioli e Calabrò- ma molte di queste non sono in linea con la normativa vigente, oltre ad essere poco efficaci. Mentre una parte delle stesse, seppur confacenti, produrrebbe effetti solo a medio e lungo termine. Oggi, invece, dobbiamo avere chiari gli obiettivi da raggiungere, i tempi ed i modi attraverso i quali realizzarli”.

Per il PD, il solo modo per evitare il dissesto, volontà che dovrebbe essere comune a tutti e non solo ad una parte della classe politica e delle istituzioni, è approvare la delibera che consente di accedere alla Legge 174. Fatto questo passaggio, la condicio sine qua non per  ottenere i benefici di questo strumento legislativo appena varato è l’approvazione del Bilancio di Previsione 2012.

“Senza questi due passaggi fondamentali -chiosano Grioli e Calabrò- tutte le più o meno realizzabili  saranno spazzate via dalla dichiarazione di dissesto che determinerà effetti disastrosi per una città che è già in agonia. Non possiamo più perdere tempo. Giovedì sera Catania ha approvato la delibera di adesione al decreto Salva-comuni e poco dopo la mezzanotte di venerdì ha approvato il Bilancio 2012, mentre a Reggio Calabria si fa fronte comune per fare lo stesso. Vogliamo pensare che il Comune di Messina sia in condizioni peggiori di quello di Catania, che solo alcuni anni fa aveva più di un miliardo di debiti? Ci meritiamo ancora una volta di essere considerati i peggiori? Non è così. Abbiamo contrastato in tutti i modi l’amministrazione Buzzanca ed oggi ancora una volta diciamo che quell’esperienza è stata fallimentare perché  sia la macchina amministrativa fuori controllo che il sistema dei servizi delle società partecipate non hanno avuto una guida e non sono stati oggetto di riforma così come avevamo chiesto noi e  le forze sociali.

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Peppe Grioli, segretario cittadino del PD

Oggi c’è in gioco la tenuta sociale ed economica della città e dobbiamo serrare le fila.  Non c’è più tempo.  Croce deve dirci se intende esitare la delibera per aderire al decreto Salva-comuni e contestualmente si deve presentare il Bilancio Previsionale 2012 di un Ragioniere Generale in Consiglio comunale. Senza questi passaggi, da realizzare entro dieci giorni, non ha senso discutere di misure correttive che sulla scorta delle considerazioni sopra esposte sono in parte irrealizzabili nelle forme in cui sono state prospettate. Ove il commissario non intendesse porre in essere per quanto di sua competenza i provvedimenti sopra riportati, sarebbe evidente la sua scelta di non impedire il dissesto”.

Accuse pesanti come macigni quelle del PD cittadino, che non lasciano alibi per nessuno. Per salvare la città dal dissesto chi ha un ruolo deve andare fino in fondo. Ma la bocciatura

del Partito Democratico parte dal documento presentato venerdì scorso da Croce  con le proposte per rimettere in sesto i conti. Proposte che in alcuni casi (la vendita di immobili con provvigioni per gli agenti immobiliari, l’utilizzo di società esterne per incassare la Tarsu 2012 ed i proventi delle multe, la sostituzione del Comune per recuperare i crediti all’Amam e la vendita degli appartamenti di proprietà di Palazzo Zanca) secondo Grioli e Calabrò per come sono state formulate non sono conformi alla normativa vigente. In ogni caso, a non convincere il PD sono i tempi di attuazione di queste proposte, decisamente troppo lunghi mentre la città ha bisogno di risposte immediate.

Felice Calabrò, coordinatore gruppi PD

Ma sul banco degli imputati c’è anche la decisione di presentare un doppio documento contabile: quello del Ragioniere Generale Ferdinando Coglitore, controfirmato dal Collegio dei revisori dei Conti, e quello del team degli esperti di Croce. Inutile dire che il balletto di cifre non ha fatto altro che aggiungere confusione al caos già imperante a Palazzo Zanca.

“Dobbiamo distinguere i debiti certificati sui quali è necessario trovare coperture immediate -puntualizzano Grioli e Calabrò- da debiti che anche ove esistenti non sono certi nella quantificazione e da debiti che addirittura potrebbero poi non risultare tali. In tali ultimi due casi si deve procedere ad una quantificazione, anche solo prudenziale, per predisporre una programmazione pluriennale che ci consenta di riportare Messina agli standard di un Comune virtuoso attraverso il piano di riequilibrio previsto per accedere al Fondo di Rotazione della legge Salva-Comuni. Tutto questo, però è già previsto dalla 174, così come talune altre cose affrontate dal commissario.

Bisogna rivoluzionare il sistema burocratico di Palazzo Zanca e quello delle partecipate. Finora tutto ha funzionato al contrario. Le società partecipate hanno offerto servizi ai cittadini senza alcun contratto di servizio con il Comune. Messinambiente e Atm svolgono rispettivamente il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti e trasporto pubblico locale senza avere un rapporto disciplinato da convenzione che stabilisca quanto deve costare il servizio e quale standard qualitativo il servizio deve assicurare. Diversamente da quanto è nella norma, le società erogano un servizio ed il Comune paga secondo quanto si spende. E se la partecipata riceve dal Comune meno di quanto spende (nel caso dei rifiuti le risorse arrivano dll’ATO 3, che a sua volta le ha dal Comune) si maturano debiti che Palazzo Zanca deve comunque pagare”.

per scongiurare il dissesto non servono chissà quali manovre. Entro 10 giorni si devono esitare le due delibere per l’adesione alla legge 174 e per il Bilancio Previsionale 2012. Ed il Piano di riequilibrio che si deve presentare per aderire al decreto Salva-Comuni non è altro che un piano di rientro dai debiti sul quale la Corte dei Conti eserciterà il proprio controllo.

“Le misure correttive partono da questo importante passaggio -concludono Grioli e Calabrò. Non dimentichiamo che se ci dovesse essere una nuova ordinanza della Corte dei Conti verrebbe meno la possibilità di aderire al Decreto Salva-Comuni e saremmo al dissesto, in controtendenza a tutte le città d’Italia. Ecco perché occorre fare in fretta e dimostrare alla Corte dei Conti che abbiamo la possibilità di adottare le misure correttive richieste. Adesso spetta al commissario dare una risposta. Il PD farà la propria parte così come assicurato sin dall’inizio. La città prima di tutto, poi viene il resto”.

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