Resta sempre aggiornato e seguici sui social, clicca "Mi Piace"

I 5 Stelle e il teatro romano di Messina, un tesoro da ritrovare

Augusto Mirabile

Sono pochi i messinesi consapevoli delle ricchezze culturali in riva allo Stretto. Ancora meno quelli che sanno dell’esistenza di tesori del tutto sconosciuti. Come il teatro romano di cui rimangono, secondo gli studiosi, testimonianze ancora intatte.

Questo il tema dell’assemblea settimanale del Movimento 5 Stelle di Messina, che ha invitato per l’occasione Augusto Mirabile, docente presso la Facoltà di Architettura di Reggio Calabria e autore di “Taotea”, un volume che raccoglie gli studi sul teatro antico di Taormina.

“Abbiamo fortemente voluto che l’architetto Mirabile ci illustrasse le sue ricerche, perché come movimento siamo impegnati nella ricerca della verità. Vogliamo accertarla e verificarla, perché solo così potremo creare occupazione e sviluppo. Se c’è un teatro romano, è giusto che i cittadini sappiano e si facciano tutto per scoprirlo e proteggerlo – ha spiegato Maria Cristina Saija, candidata sindaco del comune di Messina”.

A Gianluca Manca, assistente legale di Mirabile, è spettata la presentazione dell’intervento. “L’eccellente lavoro di Mirabile ha riportato in vita il teatro, rappresentandolo- ha dichiarato Manca. L’architetto non è solo uno scopritore, ma ha lasciato ai posteri un importante rilievo e una denuncia sulle brutture delle istituzioni culturali della provincia di Messina”.

L’intervento di Mirabile, partito dagli studi della geometria vitruviana applicata all’architettura dei teatri romani siciliani, ha voluto dimostrare una similare impostazione geometrica di tutte le costruzioni teatrali presenti nell’Isola, ma soprattutto la certa esistenza di uno di essi a Messina.

“Io sono sicuro che il teatro è lì dove ho fatto gli studi- ha tuonato l’architetto. Qualora non fosse così, ritirerò il mio libro dalla circolazione. La verità è che a livello istituzionale c’è un silenzio totale sulla questione. In Soprintendenza, l’unica cosa che sanno risponderti è che nel luogo che io ho individuato ci sono tombe. Ma da come ho dimostrato, era sulle necropoli che sono stati costruiti altri teatri e lo è anche quello di Messina”.

La precisa collocazione del teatro sarebbe, secondo gli studi dell’architetto, sotto il sacrario di Cristo Re e avrebbe coperto, per un periodo imprecisato che va dalla dominazione greca in poi, una zona che arriva fino al viale Boccetta. Il teatro romano, come tutti gli altri sparsi per la Sicilia, è stato edificato su un teatro di seconda fase, costruito dai romani nel III secolo a.C. e su uno di prima fase, sorto in epoca greca nel IV secolo a. C.

“Ho fatto un sopralluogo sul posto -ha spiegato lo studioso- e ho constatato dei segni sulle mura spagnole che indicano una deviazione delle stesse e a seguito di una verifica visiva posso dire con certezza che un eventuale controllo potrebbe dimostrare la certa presenza di almeno due livelli di frontescena, forse più integra di quella di Taormina e di una parte della cavea, oggi insabbiata”.

Non ci sono purtroppo testimonianze cartografiche che possano confermare la sua tesi. “Dalla sovrapposizione della cartografia greco-romana ne consegue che in quella zona ci fosse una necropoli, mentre dalla posizione delle mura spagnole si evince che esse sono addirittura state deviate per non toccare il teatro e sulle carte la zona è in bianco”.

Non sono mancate le accuse alle istituzioni, che avrebbero dovuto occuparsi di una così importante scoperta. “Quando sono andato dal vecchio Soprintendente, che adesso non c’è più, questi mi rispose con una totale indifferenza. Nella maggior parte dei casi ho dovuto fare i conti con l’ignoranza culturale delle istituzioni deputate alla conservazione del beni archeologici. Se oggi andassi da ognuno di loro a spiegare che io posso ricostruire l’esatta architettura del teatro di Messina, seguendo i criteri vitruviani, loro non saprebbero neanche di cosa sto parlando”.

Gli dà man forte l’avvocato Manca. “Mirabile non sarebbe qua a diffondere la notizia, se non ne avesse la certezza. Evidentemente a Messina si è cercato di mascariare. Per questi motivi c’è una denuncia penale che noi abbiamo presentato alla Direzione Distrettuale Antimafia di Reggio Calabria, che riguarda anche il teatro di Messina”.

Gianluca Manca e Maria Cristina Saija

Nel finale un riferimento ad Attilio Manca, le cui circostanze di morte non sono ancora state chiarite e dalla cui storia è partita la ricerca del professor Mirabile, che ha chiuso l’intervento con una frase in sua memoria.

“La ricerca della verità non deve fermarsi- ha concluso Maria Cristina Saija. Ancora oggi non sappiamo tutto sulla morte di Attilio Manca e ci auguriamo che prima o poi venga fuori. Allo stesso modo, vogliamo che venga fatta luce sul teatro romano di Messina alla Regione Siciliana, dove Mirabile non ha trovato ascolto. Chiederemo ai nostri portavoce all’Ars, ed in particolare a Valentina Zafarana, di occuparsi della vicendae sollecitare un carotaggio”.

Mentre la Soprintendenza glissa, la Regione tace e i cittadini ignorano, il Movimento 5 Stelle proverà a rompere il silenzio facendo un sopralluogo sul posto e ponendo una targa con l’immagine del teatro ricostruito, sui resti visibili del tesoro nascosto.

Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.