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“I ragazzi di von Gloeden” di Mario Bolognari

Nel 1878 un giovane e nobile artista tedesco arriva a Taormina, durante un viaggio attraverso il sud dell’Europa. In Germania ha studiato pittura e nei paesaggi di Sicilia spera di trovare ciò che per lui e per i suoi conterranei è l’incarnazione stessa del mito. Ma c’è un secondo motivo per cui il giovane pittore si spinge nel profondo sud: Wilhelm von Gloeden, questo il suo nome, è omosessuale. E la Sicilia borbonica, alla fine del XIX secolo, è un luogo molto più tollerante e aperto di quanto lo siano la Germania o l’Inghilterra, dove l’omosessualità è ancora un reato.

La storia di von Gloeden trova oggi la luce nel libro I ragazzi di von Gloeden. Poetiche omosessuali e rappresentazioni dell’erotismo siciliano tra Ottocento e Novecento. Il volume è pubblicato da Città del Sole Edizioni e a firmarlo è Mario Bolognari, antropologo, docente all’Università di Messina, ex sindaco di Taormina.

Con la prefazione di Franco Battiato, il saggio tira le fila di un lavoro di ricerca durato cinque anni, durante i quali Bolognari ha ricostruito la controversa vicenda di von Gloeden, arrivato a Taormina appena ventenne e qui sepolto dopo la morte.

“Von Gloeden arrivò a Taormina come pittore, ma qui scoprì l’arte della fotografia, che diventò la sua attività principale. Cominciò dedicandosi alla fotografia di genere, allo scopo di far conoscere la vita della Sicilia nella sua terra d’origine. Ma a un certo punto prese a fotografare i ragazzi del luogo, spogliandoli dei loro abiti da campagna e vestendoli di costumi che ricordavano l’antica Grecia. Cancellando la loro identità sociale contemporanea, von Gloeden diede ai ragazzi immortalati nelle sue foto un ruolo extratemporale, extra-storico”.

Mario Bolognari spiega così il peso dell’operazione culturale di von Gloeden, che puntualmente inviava in Germania e nel Nord Europa immagini di una Sicilia onirica, mitologica, fuori dal tempo e dallo spazio. Era quella Sicilia che all’estero tutti immaginavano e tutti volevano vedere.

“Von Gloeden è stato l’antesignano della promozione turistica di Taormina e di tutta la Sicilia -spiega Bolognari. Grazie a lui, questa parte del mondo divenne meta di intellettuali, nobili, borghesi, tutti in cerca di quell’immaginario bucolico che emergeva dalle fotografie. Ma non era altro che una rappresentazione, secondo i principi di carattere estetico cari al pubblico estero”. La modernità bussava con insistenza alla porta della Sicilia, che però non era ancora pronta ad aprire.

“La situazione non era poi così felice -chiosa ancora l’autore. L’opera di von Gloeden generò un conflitto sociale traumatico tra la vecchia società agropastorale del tempo ed i nuovi arrivati, che portavano con sé il cambiamento prodotto dal turismo. Il vecchio assetto familiare iniziò ad essere travolto dall’arrivo dei nuovi imprenditori turistici, che vedevano in Taormina e nella Sicilia un mercato florido e promettenti possibilità di guadagno”.

Così accadde che quegli stessi stranieri che avevano iniziato ad occupare mansioni umili, lentamente diventavano proprietari di grandi strutture alberghiere, mentre i taorminesi, non riuscendo ad osservare con lucidità il cambiamento, facevano la valigia e prendevano la strada dell’America.

“Von Gloeden ha operato nella direzione della modernità, interpretando un sentire del tempo e fornendo una giustificazione culturale a quei cambiamenti che aspettavano solo una scintilla per manifestarsi con pienezza -aggiunge ancora Bolognari. Ma ha anche aperto la strada a quello che oggi definiremmo turismo sessuale. Come in epoche recenti le mete della ricerca erotica sono state Cuba o la Thailandia, tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900 i luoghi libertari per eccellenza erano Taormina, Capri, Venezia. Oscar Wilde fu tra gli intellettuali che si spinsero fino a Taormina perché incuriositi dall’immaginario promosso da von Gloeden”.

Su Battiato, che cura la prefazione del saggio, Bolognari dice: “Volevo il commento di un intellettuale siciliano, che non fosse però troppo accademico. Franco Battiato ha interpretato al meglio il senso del volume”. Un volume che getta uno sguardo sul mito contemporaneo, al di là di sirene e ciclopi: questo è il mito che cambia la storia, perché proprio nella storia trova la sua radice.