Germanà vs Grioli, duello all’ultimo emendamento

pupi sicilianiBotta e risposta tra il PD  ed il PDL sul dissesto e sugli interventi necessari per evitarlo.

Il primo a partire è Nino Germanà, parlamentare pidiellino all’ARS. Senza mezzi termini attacca l’appello al presidente Crocetta del segretario cittadino del PD Peppe Grioli, definendolo “strumentale e quanto meno tardivo, a distanza di quasi due mesi dall’elaborazione del testo del decreto cosiddetto “Salva Comuni”.

Tesi questa, sostenuta in precedenza nel proprio blog da Fabio Mazzeo, ufficio stampa del PDL nazionale e ripresa dal deputato siciliano. “L’appello per sollecitare l’instaurazione di un dialogo tra la Regione Siciliana ed il Governo nazionale -puntualizza Germanà- risponde più ad una logica populista e può essere letto in chiave demagogica visto che la materia è trattata in maniera troppo semplicistica e superficiale, specialmente sotto i profili della valutazione della situazione dei Comuni a rischio default e delle proposte avanzate. Devo necessariamente dichiarare le mie riserve, informando peraltro che ho depositato un’interrogazione, avente ad oggetto il dissesto finanziario degli enti locali e dei Comuni, indirizzata alla Presidenza del consiglio ed ai Ministeri competenti compreso il dell’Interno”.

Nino Germanà, parlamentare PDL all'ARS

E visto che per Nino Germanà l’unico compito degli amministratori è tutelare, garantire ed offrire un servizio alla collettività, la richiesta del PD messinese è bocciata senza appello. Germanà la definisce “vaga, imprecisa e fumosa” sottolineando che è inutile continuare a chiedere aiuti se alla base non si attuano meccanismi che assicurino la trasparenza dei bilanci comunali e non si implementano strumenti idonei a garantire l’efficacia dei controlli”.

Ricordando che in Sicilia sono parecchi i Comuni in gravi difficoltà economiche e che Messina è solo uno tra questi, Germanà invita “ad approfondire la questione, ma soprattutto ad inquadrare con maggiore lucidità la fonte primaria che origina il dissesto finanziario: la mancanza di trasparenza e l’omesso o scarso controllo dei bilanci e degli adempimenti previsti che purtroppo fino ad oggi sono stati rispettati solo formalmente.

Sono certo che il Commissario Croce condurrà una capillare e minuziosa indagine per accertare le responsabilità degli amministratori messinesi che non hanno adempiuto ai loro doveri, estendendo il proprio esame anche a tutte le attività, le iniziative e gli atti compiuti dalle varie amministrazioni che si sono succedute e che hanno condotto Messina sull’orlo del baratro”.

Immediata la risposta del Partito Democratico di Messina. Il segretario cittadino Peppe Grioli approfitta dell’occasione  per ricordare che “il Comune di Messina è governato dal 2008 fino a pochi mesi fa da un sindaco che ricopriva anche la carica di coordinatore provinciale del partito del quale l’on. Germanà è autorevole esponente. Con molta umiltà ci stiamo sforzando

di dare alla città ancora una speranza dopo anni di assoluta chiusura dell’amministrazione Buzzanca ad ogni tipo di proposta che andasse nella direzione di un risanamento dei conti dell’Ente”.

Grioli ricorda qundi come il PD, sia in Consiglio comunale che fuori dall’Aula, abbia contestato la messa in liquidazione dell’ATM e di Messinambiente, presentato proposte alternative sul governo delle partecipate, lanciato più volte presentando in conferenza stampa documentazioni dettagliate l’allarme sulla inesigibilità di parecchi crediti che venivano riportati nei documenti contabili per tenere in piedi un equilibrio discutibile.

Peppe Grioli, segretario cittadino del PD

“Nell’invocare una concertazione con il commissario Croce -aggiunge il segretario cittadino del PD- vogliamo che la città non paghi il prezzo di un governo della cosa pubblica irresponsabile. La Corte dei Conti sul punto è molto chiara nell’ultima ordinanza.

Il Governo Monti ha apposto la fiducia sul testo di conversione del DL 174 accogliendo solo l’emendamento che innalza da 100 a 200 euro per abitante la quota del Fondo di rotazione spettante ai Comuni che accedono alla procedura di salvataggio ed un altro che elimina un impedimento che avrebbe chiuso l’accesso alle misure del decreto al Comune di Messina e ad altre amministrazioni in condizioni simili.

Proprio l’apposizione della fiducia alla legge ci ha spinto a rivolgerci al presidente della Regione perché apra un confronto con il Governo Monti per dotare i Comuni che versano in condizioni simili a quelle di Messina di strumenti normativi (e senza ulteriori spese per lo Stato) che aiutino a rendere sostenibile il Piano Pluriennale di Riequilibrio.

Forse tutto ciò apparirà fumoso o demagogico, ma l’ultimo che ci accusava di demagogia era proprio il sindaco di Messina, che se avesse ascoltato almeno un decimo  delle nostre proposte non avrebbe trascinato la città  sull’orlo del baratro.

Non comprendiamo a chi si riferisca l’on. Germanà quando parla dell’inutilità di richiedere aiuti. Forse si riferisce alla richiesta di sostegno economico invocata dal commissario Croce  nel corso della riunione con i parlamentari regionali? Noi siamo fin troppo consapevoli dell’impossibilità oggi di ottenere risorse a fondo perduto dallo Stato e dalla Regione e per questo ci stiamo sforzando con ogni mezzo per uscire dal guado in cui la città è piombata non certo per causa nostra.

I cittadini pretendono chiarezza e verità e fino a quando ci sarà una sola possibilità di entrare nella procedura salva-Comuni noi la sosterremo. Ecco perché abbiamo studiato e approfondito alcune misure straordinarie.

Ci dispiace che le nostre proposte non abbiano convinto l’on. Germanà, che forse ci vuole far credere che l’interrogazione al ministro dell’Interno da lui presentata sia più efficace e meno fumosa della nostra iniziativa. Il tempo è galantuomo”.  E su questa citazione cinguettante presa dai twitt di Buzzanca, si chiude il primo round PD vs PDL.


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