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Caso Alligo, ruoli e competenze del Consiglio comunale

La presidente del Consiglio comunale Emilia Barrile

L’affaire Alligo tiene banco in Consiglio comunale. Ieri in discussione c’erano punti importanti come l’approvazione delle modifiche al Regolamento per l’applicazione dell’imposta comunale sulla pubblicità, la determinazione delle rate e delle scadenze di versamento della TARES o la costituzione di una Commissione speciale di inchiesta sulla gestione del ciclo dei rifiuti dall’anno 2005 ad oggi.

Ma per la maggior parte dell’Aula e per il PD in particolare, le priorità di Messina sono altre. E così, durante la seduta di ieri pomeriggio, si è discusso della nomina del segretario generale del Comune.

Nomina che per legge è di competenza esclusiva del sindaco Renato Accorinti. Che anche se ufficialmente non si è mai pronunciato, ha però già aperto la procedura per la selezione dei curricula.

Ma inspiegabilmente tutto questo sfugge al Consiglio comunale e alla presidente Emilia Barrile (un passato nell’UDC e poi transitata nel PD nel 2008), che ha preso molto a cuore la questione, vai a sapere perché, e continua a chiedere che l’ormai ex segretario generale Santi Alligo, dal 6 settembre restituito agli affetti familiari, sia lasciato in carica per altri sei mesi fino a quando non andrà in pensione.

Tra l’altro, tra gli undici curricula presentati al sindaco c’è anche quello dello stesso Alligo e non si capisce perché Accorinti dovrebbe scegliere proprio lui, che tra pochi mesi avrà comunque raggiunto l’età pensionabile.

A meno che il Consiglio comunale non intenda rifarsi ad una norma emanata subito dopo l’Unità d’Italia, quando era l’Aula a nominare il segretario generale, e comunque modificata all’inizio del secolo scorso. Tale competenza storica sarebbe affascinante, ma in ogni caso le regole sono cambiate da un pezzo e la nostalgia del passato serve a ben poco.

Glissiamo sugli argomenti degli interventi in Aula della Barrile, del capogruppo del PD Paolo David e dell’esponente del fu PDL Pippo Trischitta e concentriamoci su quanto prevede la normativa, che chi siede nell’aula consiliare dovrebbe conoscere un po’ meglio per evitare figuracce clamorose come quelle delle ultime settimane.

Anche perché, per chi non avesse studi specifici, c’è sempre internet, strumento che persino un bambino appena alfabetizzato è in grado di usare.

“Secondo Secondo l’art. 99 del D.Lgs. 267/2000 -si legge su Wikipedia- il sindaco e il presidente della provincia nominano il segretario, scegliendolo tra gli iscritti all’Albo nazionale dei segretari comunali e provinciali. La nomina ha durata corrispondente a quella del mandato del sindaco o del presidente della provincia che l’ha effettuata.

Il segretario cessa automaticamente dall’incarico con la cessazione del mandato del sindaco e del presidente della Provincia, continuando ad esercitare le funzioni sino alla nomina del nuovo segretario.
È disposta non prima di 60 giorni e non oltre 120 giorni dalla data di insediamento del sindaco e del presidente della Provincia, decorsi i quali il segretario (in carica, ndr) è confermato.

Fu con la legge 15 maggio 1997, n. 127 che fu riconosciuta ai sindaci e ai presidenti delle Province la possibilità di scegliere il segretario nell’ambito dell’albo all’uopo istituito. Il segretario cessava, così, di essere un dipendente dello Stato e diveniva dipendente dell’Agenzia per la gestione dell’albo; nel contempo, le modalità di nomina accentuavano il suo rapporto fiduciario con il capo dell’amministrazione.

style="text-align: justify;">Il segretario comunale e provinciale hanno con il Comune e la Provincia un rapporto di servizio ma non un rapporto di lavoro dipendente, che intercorre invece con lo Stato attraverso il ministero dell’Interno. In precedenza tale rapporto di lavoro intercorreva con l’Agenzia autonoma per la gestione dell’albo dei segretari comunali e provinciali, ente pubblico istituito dalla legge 127 del15 maggio 1997 e soppresso dalla legge 122 del 30 luglio 2010, che ha trasferito la gestione dell’Albo nazionale dei segretari comunali e provinciali al ministero dell’Interno”.

Chiarita, si spera definitivamente, la parte normativa (che, ribadiamo, chi siede in Consiglio comunale dovrebbe conoscere) torniamo alla seduta di ieri, culmine di una discussione inutile e inconcludente che si trascina da settimane.

Quasi 20 anni di pessima gestione della città e, soprattutto della res publica, hanno lasciato Messina stremata e al tappeto. Per quanto fondamentale, ma la competenza è esclusivamente del sindaco, che renderà conto di un eventuale errore di valutazione sulla persona che si indica come da lui individuata (Antonio Le Donne, uno che si è sempre classificato primo nei concorsi che ha fatto durante il proprio cursus honorum), in una fase successiva, la nomina del nuovo segretario generale del Comune non dovrebbe essere una priorità dell’Aula, cui spettano ben altre responsabilità.

Tra l’altro, questa levata di scudi contro una persona con un curriculum invidiabile suona piuttosto strana. Anche perché non si ricorda nulla di simile quando alcuni anni fa la scelta ricadde su Santi Alligo, che ricoprì questo ruolo durante il mandato di Buzzanca senza aver superato alcun concorso, come invece ha fatto Le Donne, ma con un escamotage che in Italia ha solo un altro precedente.

Così come, non si ricordano commenti quando il 7 dicembre dell’anno scorso Alligo, allora commissario straordinario dell’Azienda Trasporti,  definì “ingiustificata” la protesta dei lavoratori ridotti alla fame perché da mesi privi di stipendio. Silenzio totale anche quando il nostro dovette dimettersi a furor di popolo dall’incarico all’ATM il 21 gennaio scorso.

Crampo dello scrittore anche quando il nostro giornale denunciò a settembre del 2012 che “il Segretario Generale Santi Alligo, oltre a portarsi a casa quel ben di Dio che si sa tra stipendio (193 mila euro lordi l’anno) e Fondo Retribuzione di Posizione e Risultato (quanto non si è mai saputo, comunque una parte sostanziale del tesoretto da un milione 800 mila euro che i dirigenti di palazo Zanca si spartiscono ogni anno), solo per avere presieduto la Commissione per la Gara del Palazzo di Giustizia tra il 25 maggio ed il 20 luglio 2009 può contare anche su altri 19.976,70 euro, oltre ad un’altra manciata di migliaia di euro (più o meno 4 mila) per essere stato presente in altre commissioni. Da precisare, che la stessa somma risulta pagata anche nel 2011”.

A cosa serva la continuità tanto invocata dal PD, che della vicenda Alligo sembra averne fatto una crociata personale visto che centrodestra, UDC e DR, giusto per citarne qualcuno, se la fanno alla larga, non è chiaro.

Alligo sarà anche gentile, per carità, ma non siamo a conoscenza di risultati degni di nota durante la sua gestione della Segretaria generale. Se poi il PD è invece in possesso di tali informazioni, saremo ben lieti di tenerne conto. La città attende fiduciosa di essere illuminata.