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Carceri in Sicilia, dramma condiviso

All’Ucciardone di Palermo non si fa manutenzione da anni, non ci sono riscaldamenti e le celle hanno la muffa sulle pareti. Nell’ospedale psichiatrico giudiziario di Barcellona sono aumentate le aggressioni al personale penitenziario da parte dei detenuti. Solo a febbraio ne sono state registrate 4 in meno di due settimane. In Sicilia ci sono 5 mila gli agenti di polizia impegnata nelle carceri, ma all’appello mancano 518 unità. I detenuti invece sono 8 mila: 3 mila in più rispetto alla capienza massima possibile, che è di 5.470 posti.

Sono solo alcune delle denunce degli agenti di polizia penitenziaria, che in 300 ieri mattina hanno partecipato alla manifestazione regionale organizzata a Palermo dai sindacati. L’Ucciardone è una delle 27 strutture presenti in Sicilia e nella struttura convivono 630 detenuti e 400 gli agenti in servizio. Di questi, solo cinque sono donne. ‘”Ai detenuti non si garantiscono i diritti più elementari – spiega il segretario proviciale della Fp Cgil di Palermo Anna Maria Tirreno. E’ una struttura fatiscente, che cade a pezzi”. ”Servirebbero almeno 100 agenti in più – puntualizza il segretario provinciale del Sappe Giuseppe Terrazzino. Il contratto prevede turni di 6 ore, ma la media giornaliera è di otto e a volte lavoriamo per 12 ore consecutive”.

A Messina la situazione del carcere di Gazzi è talmente grave da essersi guadagnata gli onori della cronaca nazionale, mentre a Barcellona, dove ci sono 380 detenuti, la pianta organica prevede 180 unità di personale ma gli agenti sono solo 122. ”Nell’ultimo mese si sono verificate 4 aggressioni – racconta Lillo Italiano, segretario provinciale dell’Ugl Polizia Penitenziaria di Messina. La più eclatante è quella di un detenuto che ha colpito un agente con una tavola con dei chiodi, che non sappiamo come sia riuscito a procurarsela. Ovviamente, la carenza di organico incide anche sull’attività di controllo”.

Il corteo, che è partito dal carcere Ucciardone, ha attraversato il centro di Palermo fino alla Prefettura. ”In una terra dove il problema vero è la mafia –commenta Giovanni Saccone, segretario regionale della Fns Cisl- come si fa a fronteggiare la situazione senza mezzi, personale, strutture e risorse? Abbiamo organizzato lo stato di agitazione per chiedere al Governo, che ha fatto della sicurezza il suo cavallo di battaglia durante l’ultima tornata elettorale, un intervento”. In particolare, i sindacati puntano il dito contro la carenza di personale femminile, ma un altro nodo da sciogliere è quello dell’inadeguatezza delle strutture. ”A causa del sovraffollamento delle carceri – aggiunge il segretario regionale del Sappe Calogero Navarra – abbiamo difficoltà a garantire la sicurezza dei detenuti stessi all’interno delle strutture e dobbiamo sopperire una carenza di personale che si traduce nell’insofferenza dell’utenza dei detenuti stessi e che è alla base dei suicidi e degli atti di autolesionismo che negli ultimi tempi sono aumentati”.