Aspettando la Vara: ecco cosa non vorremmo più a Messina

Ferragosto 21
La Passeggiata a Mare il 15 agosto dell'anno scorso

Piaccia o no, per la maggioranza dei messinesi la Vara non si tocca. Magari sono degli habitué del parcheggio in doppia e tripla fila, degli estimatori della carta buttata dal finestrino dell’auto in corsa o dell’immondizia depositata fuori orario e possibilmente fuori dai cassonetti, dei portoghesi convinti (“l’ATM fa schifo e io non pago”), dei portatori sani di posteggi sulle strisce pedonali e negli stalli riservati ai disabili.

Ma la Vara no. La Vara non si tocca. Il 15 agosto il messinese riscopre la fede (o qualcosa che vagamente la ricorda), le tradizioni e tutto il repertorio sacro della messinesità doc.

Va bene, facciamocene una ragione. In cambio però, sarebbe carino vedere qualcosa di diverso durante e dopo la Vara 2014, la seconda dell’era Accorinti.

Dal Viva Maria! in poi, evitiamo le bestemmie e il turpiloquio in diretta tv, le sgomitate per stare in prima fila a guardare la machina votiva che avanza solenne, le carte, i mozziconi di sigaretta, le lattine e le bottiglie vuote a terra.

Mettiamo da parte i parcheggi che bloccano i marciapiedi per non  fare dieci metri in più di strada, gli avanzi di cibo lasciati ovunque e la Passeggiata a Mare trasformata in un suq di infima categoria proprio di fronte

alla Prefettura (alle spalle della quale peraltro c’è la Questura), senza che le forze dell’ordine intervengano.

Anche se mediamente cento mila persone assistono alla processione, non per questo il percorso si deve trasformare in una porcilaia indecente, indecorosa e indegna di una città civile. E in attesa delle salve di cannone, dei fuochi d’artificio (ce ne saranno di meno per mancanza di fondi, ma ce ne faremo una ragione) da domani mattina si torna alla normalità.

Che a Messina è tutto tranne che normale. Riflettori puntati dunque sui problemi cronici di ATM e MessinAmbiente, sui collegamenti sullo Stretto che non collegano, sui TIR che ancora ci invadono e sull’erogazione a singhiozzo di un bene primario quale l’acqua.

Sulla microcriminalità in aumento e sul fatto che in città solo tre scuole hanno standard di sicurezza adeguati e sui parcheggi persino sulle corsie preferenziali che smontano in partenza qualsiasi ipotesi di viabilità a livelli accettabili. Su un’assistenza ospedaliera che troppo spesso raggiunge bassezze inimmaginabili nonostante le professionalità made in Messina e sulla mancanza totale di senso civico da parte della stragrande maggioranza di chi vive in questa città, che si traduce in costi aggiuntivi per la collettività.

Sui servizi sociali erogati sulla pelle dei lavoratori e su un sistema di gestione dei rifiuti che fa acqua da tutte le parti, a dispetto degli esperti venuti dal Continente. L’elenco è molto, molto più lungo, ma per ora ci fermiamo qui. Tanto, altre 72 ore e si ricomincia.

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