Un fiocchetto lilla contro i disturbi alimentari

I ragazzi del gruppo di danza di Giusy Rigolizzo

Per la maggior parte delle persone l'acronimo DCA non vuol dire nulla. Ma per le famiglie che ben conoscono il suo significato, DCA vuol dire un lungo percorso da affrontare per salvare le proprie figlie. Molto più raramente i figli.

E siccome non se ne parla mai abbastanza, nel Salone delle Bandiere del Comune di Messina si è tenuto un convegno sui disturbi del comportamento alimentare (DCA, appunto) organizzato dall'associazione di volontariato Korakanè.

Nata da poco meno di un anno, l'associazione ha lo scopo di informare e sensibilizzare il territorio sulle problematiche relative a questi disturbi, collaborando con Il Cerchio d'Oro, il centro dell'ASP 5 creato per la diagnosi, la cura e la gestione integrata dei DCA.

“Il Cerchio d'Oro è l'unico centro del genere in tutto il meridione d'Italia -spiega Rossana Mangiapane, neuropsichiatra e responsabile del centro. Con questo convegno celebriamo questa giornata con altri 23 centri del Paese. Il servizio esiste a regime part-time dal 2007 e da un anno l'accesso a fondi più consistenti ci ha consentito di fornire un'assistenza più ampia”.

Di recente il centro è stato chiuso per oltre due mesi per mancanza di fondi e ancora adesso, anche se le attività sono riprese, non ci sono le risorse sufficienti per la cura dei pazienti, tanto che potrebbe venire a mancare la possibilità di avere i pasti assistiti, fondamentali per la riuscita della terapia.

Si giustifica il commissario straordinario dell'ASP 5 Manlio Magistri, a cui l'associazione aveva scritto una lettera dopo la chiusura del centro. “Non c'erano i presupposti per ripartire -ha ammesso. Adesso grazie agli incontri con l'azienda, per quest'anno siamo salvi e forse anche per un altro anno. Il mio compito è dire che ci sono e che faremo il possibile per queste ragazze”.

A dispetto di queste affermazioni però, a Messina non ci sono i mezzi per aiutare tutte le ragazze a vincere questa battaglia, tanto che una di loro è stata costretta al trasferimento in un'altra struttura.

“Più cresce l'attenzione, più cresce la domanda, ma i servizi sanitari sono sempre gli stessi -puntualizza la Mangiapane. I DCA sono una psicopatologia specifica ed esclusiva, un intreccio di sintomi organici, psichiatrici e psicologici. La possibilità di guarigione è data dalla precocità di intervento e dalla continuità della terapia, perché non sono rari i casi di abbandono”.

La battaglia dell'associazione Korakanè è quella di supportare le famiglie e le ragazze nel percorso di uscita dalla malattia, il cui tasso di mortalità è del 4% per le forme di anoressia, del 3,9% per la bulimia e del 5,2% per le forme NAS (Non Altrimenti Specificate).

”Non a caso abbiamo scelto il 15 marzo come Giornata nazionale contro i DCA -spiega Rita Sasso, presidente dell'associazione. In questo giorno di due anni fa è morta Giulia, una ragazza di 17 anni che non era stata ancora aiutata perché era in lista di attesa presso una delle poche strutture convenzionate in Italia. Non possiamo lasciare solo chi si ammala, per questo è necessario sensibilizzare e informare. Perché la voce di una può essere la voce di tutte. Il DCA è dolore, una ferita dell'anima, troppo spesso è solitudine”.

Particolarmente toccanti le testimonianze di alcune ragazze che soffrono di questa grave patologia, che non si limita ai problemi fisici.

La presidente ha anche ringraziato il direttore del modulo dipartimentale Me Nord Roberto Motta e il direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell'Asp 5 Antonio Ciraolo per essere intervenuti al convegno. “La vostra presenza avalla l'incidenza del problema sul territorio -ha dichiarato”.

L'associazione ha anche proposto l'istituzione di una giornata nazionale per accendere i riflettori su questa patologia.

Da tempo porta avanti una petizione online per sostenere il disegno di legge per l'ufficializzazione della Giornata Nazionale del Fiocchetto Lilla ed è possibile firmarla sul sito www.petizionepubblica.it-dca.

Alla serata hanno partecipato anche i ragazzi del gruppo di danza di Giusy Rigolizzo, che hanno interpretato il dolore di chi soffre di questa malattia dell'anima, oltre che del corpo.

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Francesca Duca

Ventinovenne, aspirante giornalista, docente, speaker radiofonica. Dopo una breve parentesi a Chicago, torna a preferire le acque blu dello Stretto a quelle del lago Michigan. In redazione si è aggiudicata il titolo di "Nostra signora degli ultimi" per interviste e approfondimenti su tematiche sociali che riguardano anziani, immigrati, diritti civili e dell'infanzia.Ultimamente si è cimentata in analisi politiche sulle vicende che animano i corridoi di Palazzo Zanca.

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