Smantellate due piazze di spaccio: Telegram il canale usato per comunicare

Carabinieri Patti SiciliansAll'alba di oggi, i carabinieri della Compagnia di Patti hanno eseguito un'ordinanza di applicazione di misure cautelari, emessa dal giudice del Tribunale di Patti, nei confronti di 11 persone, di cui 8 agli e 3 all'obbligo di dimora, sul cui conto ha riconosciuto gravi indizi di colpevolezza per i reati di “detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti”.L'operazione è il risultato di un'indagine, condotta dai carabinieri Nucleo Operativo e Radiomobile della Compagnia di Patti, con il supporto della Stazione di Piraino, da cui è emersa l'operatività di un gruppo di persone dedite allo smercio di cocaina, che gestivano due distinte “piazze di spaccio” nell'area di Gliaca di Piraino, che sono state individuate e disarticolate, dalle quali centinaia di giovani assuntori si rifornivano.

Le indagini sono state condotte sia tramite i classici servizi di osservazione, che mediante attività tecniche d'intercettazioni telefoniche, ambientali e riprese video, che hanno permesso di ricostruire il circuito di approvvigionamento e spaccio della sostanza stupefacente nell'area tirrenica e, in particolare, nelle zone di Gliaca di Piraino, Brolo e Gioiosa Marea ma, soprattutto, di decifrare i particolari “codici” utilizzati dagli indagati nelle conversazioni, nell'evidente timore di essere monitorati dalla Forze dell'ordine. Infatti è emerso che gli stessi, per comunicare tra loro, utilizzavano applicazioni di messaggistica istantanea, quali WhatsApp e Telegram. Tali intuizioni investigative sono state riscontrate anche dalle riprese video ed è stato accertato che ad ogni specifico e peculiare linguaggio telefonico, corrispondeva un successivo accesso ad una delle due “piazze di spaccio”, individuate nelle abitazioni di tre persone oggi raggiunte dalla misura cautelare.

I componenti del gruppo, oltre ad eseguire verifiche all'esterno delle case ove avveniva materialmente la compravendita dello stupefacente, per verificare la presenza delle Forze dell'Ordine, fornivano anche suggerimenti e consigli ai loro clienti sui comportamenti da tenere in caso di controlli. Infatti agli acquirenti veniva suggerito di “buttare”, prima di un'eventuale perquisizione, lo stupefacente appena acquistato, onde evitare che gli investigatori, in caso di ritrovamento e sequestro dello stesso, potessero risalire al fornitore della droga. Al fine di incentivare tale condotta ed evitare il rischio che il cliente si facesse trovare lo stupefacente addosso dalle Forze dell'Ordine, uno degli indagati è arrivato anche a promettere ai propri clienti la possibilità di recuperare la “perdita” attraverso un'equivalente fornitura a titolo gratuito, previa esibizione di copia del verbale della perquisizione subita.

Un altro indagato, che nel corso delle indagini era peraltro sottoposto alla misura di prevenzione della sorveglianza speciale, gestiva con scrupolo la piazza di spaccio a casa sua e, per segnalare agli acquirenti la disponibilità dello stupefacente, teneva la luce accesa di una stanza adibita a salotto.Dalle investigazioni svolte è risultato che tre degli indagati hanno posto in essere un'attività di spaccio, in modo sistematico, attraverso un'assegnazione di specifici ruoli. Agli altre persone, invece, conoscendo molti clienti e fornitori e mantenendo rapporti con persone orbitanti nel panorama criminale nell'hinterland catanese e palermitano, in base a compiti diversificati, ricoprivano un ruolo assimilabile a quello dei “fattorini”, ricevendo le ordinazioni di stupefacente dalla loro cerchia di amici e conoscenti, recandosi presso il fornitore di turno e provvedendo, in tempi rapidi, alla consegna a domicilio della sostanza al cliente. Nel fare ciò alcuni di loro, anch'essi assuntori di stupefacente, provvedevano a trattenere una piccola parte della dose commissionata, a titolo di “prezzo/provvigione” per l'incarico svolto.