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Riti sciamanici e coronavirus: in viaggio con Carla Zappella verso il “recupero dell’anima”

Quando Carla Zappella mi ha detto di sdraiarmi, rilassarmi e chiudere gli occhi intorno a noi aleggiavano le note di una musica che non avevo mai udito prima. Poi Carla mi ha preso per mano e ha iniziato il suo viaggio. Io l’ho seguita. Eravamo a Palermo. Era il 13 gennaio di questo peculiare 2020, giorno in cui sono stata guidata da quest’accogliente e sorridente creatura nel percorso di recupero della mia anima. Nata a Cividate al Piano, provincia di Bergamo, moglie, madre e nonna affettuosa, donna curiosa e dedita alla scoperta e alla ricerca, Carla inizia la sua vita professionale come infermiera e ostetrica. La sua è quasi da subito una missione che, nel corso degli anni, si arricchisce e diventa anche vocazione al punto da portare la protagonista di quest’intervista a definirsi oggi “ostetrica dell’anima”. Carla prosegue poi il suo cammino formandosi in percorsi di natura spirituale e apprendendo la Dinamica mentale del metodo Silva, il Reiki del metodo Usui, Meditazione e Consapevolezza all’Osho Meditation Center, le Tecniche Vibrazionali di Baba Bedi XVI, Aura Soma e Core Shamanism all’interno del quale incontra la tecnica del recupero dell’anima: quella che da anni pratica in tutta Italia con il supporto di vari centri e associazioni, impreziosendola con ciò che ha appreso nel corso della sua formazione. Nel 2016 ha pubblicato “Anime in viaggio – Il volo dell’aquila” scritto insieme a Luisella Zanchettin e nel 2019 “Il mio viaggio – Una vita tra terra e cielo”. Oggi, rinvigorita dalle esperienze degli ultimi anni, la sua vocazione è sul punto di virare in una direzione che potrebbe rendere un servigio di non poco conto non solo al singolo, ma anche all’umanità.

Carla, la sua è un’occupazione a dir poco peculiare. Vuole spiegarci in cosa consiste il recupero dell’anima? “Nel corso della vita ciascuno di noi attraversa esperienze traumatiche e dolorose e quando ciò accade la nostra anima perde forza e coesione. In questi casi la persona si sente stanca, fragile, impaurita, senza energie e profondamente triste e il recupero dell’anima è un ottimo supporto per entrare di nuovo in contatto con la propria forza vitale, la positività e la gioia di vivere. La pratica avviene mediante un viaggio sciamanico nella realtà non ordinaria in cui, tramite il potere della visione, contatto le parti di luce e l’energia vitale perse nei traumi e le restituisco attraverso “il soffio”. È un’esperienza che consente di far riemergere la forza e il potere e di far riscoprire alla persona quella perfezione con la quale la sua anima è venuta al mondo”.

In considerazione del fatto che la maggior parte di noi credo sia abbastanza estranea a conoscenze di sciamanismo, vorrebbe illustrarne i punti cardine? “Lo sciamanismo è un’antica tradizione spirituale, ossia l’insieme di conoscenze, credenze, pratiche religiose e tecniche rituali presenti nella storia di varie culture e tradizioni: a dimostrare che lo sciamanismo esiste da oltre 30.000 anni ci sono persino rappresentazioni rupestri risalenti al Paleolitico. Quanto al viaggio, è la tecnica sciamanica fondamentale per entrare in contatto con il mondo degli spiriti e attraverso questa comunicazione ottenere conoscenza e potere. Questo mondo, come ho appena detto, è una realtà non ordinaria ossia un territorio di saggezza, compassione e amore”.

Vorrebbe dirci cosa fa uno sciamano? “Lo sciamano compie appunto delle pratiche che aiutano l’essere umano a recuperare il suo potere o quelle parti dell’anima che ha perso restituendo, così, equilibrio e pace. Le varie sfere del lavoro sciamanico tradizionale sono la guarigione, la divinazione, l’accompagnamento delle anime nell’aldilà e il recupero dell’anima. Generalmente, lo sciamano utilizza il suono monotono del tamburo per modificare la propria coscienza ed entrare nello stato psico-spirituale favorevole a quest’esperienza”.

Insomma, lei è una sciamana… “Più che sciamana mi piace definirmi “ostetrica dell’anima”. La mia occupazione, per usare il termine che lei ha utilizzato poco fa, è sì esito del mio percorso formativo inerente al Core Shamanism, ma anche di altre pratiche e delle mie personali esperienze. Nel recupero dell’anima io applico le tecniche apprese, ma mi avvalgo anche di un dono, quello della visione, e del mio vissuto, che mi ha aiutata a scoprire e a vivere i miei talenti. Oggi, dunque, riconosco di essere una donna portatrice di vita con il dono della visione. Per molto tempo ho accolto il dono della vita attraverso la mia professione di ostetrica, ma è stato quando il mio cammino evolutivo mi ha guidata verso il recupero dell’anima che sono arrivata a definirmi “ostetrica dell’anima”.

Carla, sulle esperienze della sua vita alle quali fa riferimento lei ha scritto un libro dal titolo “Il mio viaggio – Una vita tra terra e cielo”.  Evitando spoiler, vorrebbe parlarcene? Ci sarebbe utilissimo per comprendere più a fondo.  “La mia vita ha avuto origine da una storia di passione finita però molto presto. Ed è stata la passione che mi ha sempre dato la forza di vivere e di sperare. Alla mia nascita, a causa di problemi familiari, mia madre mi ha affidato a una coppia che mi ha cresciuta con amore per tre anni, ma il giorno in cui è venuta a riprendermi ho sperimentato la tristezza e la nostalgia che hanno albergato in me per molto tempo. Nella nuova famiglia che mia madre aveva appena creato c’era un nuovo papà e vi fu poi la gioia della nascita di una sorellina la quale però, dopo pochi mesi, improvvisamente morì. Conobbi così a soli 5 anni questo grande dolore che mi ha permesso di stabilire un contatto con l’aldilà. Durante l’infanzia e l’adolescenza molti sono stati i traslochi a causa della precarietà del lavoro di mia madre e ogni volta si creavano cambiamenti di posti e di relazioni: nuove case, nuove persone, nuove situazioni. Ho imparato quindi molto presto ad adattarmi ai cambiamenti. La mancanza di radici nell’adolescenza è stata molto forte, soprattutto quando seppi che quello che mi aveva cresciuta non era il mio vero padre. Cominciò così un percorso di ricerca attraverso i miei talenti creativi che mi ha portato a contattare la mia forza e a riunire il mio mondo frammentato. Ogni esperienza vissuta è stata per me fonte di tanti doni e la presa di coscienza dei miei talenti e del mio compito, che ho riconosciuto e manifestato con gioia”.

Carla, quando qualche mese fa ci siamo conosciute lei mi ha comunicato di aver deciso di interrompere l’attività di recupero dell’anima. Nel nostro Paese in quel momento non si pensava minimamente all’emergenza del COVID-19 che di lì a pochissimo avrebbe rivoluzionato le vite dell’interno Pianeta. Cosa è successo dopo? “Quando ci siamo conosciute sentivo l’urgenza di prendermi una pausa, di staccare per fare chiarezza dentro di me. Era forte il desiderio di dare una direzione diversa al mio lavoro. Avevo tante idee in testa, ma anche confusione, ma ero comunque convinta che il tempo mi avrebbe aiutato a focalizzarmi sul mio intento. Questi ultimi anni, infatti, sono stati molto intensi per me, ricchi di esperienze emozionanti, di incontri che hanno lasciato tanto amore nel mio cuore, ma che hanno riempito il mio tempo… E quando ho interrotto la mia attività e mi sono trovata in silenzio e a stretto contatto con me stessa ho provato una sensazione profonda e potente e tanta gratitudine. Pochi giorni dopo, la scelta è divenuta un obbligo a causa dell’arrivo del coronavirus, il silenzio si è riempito di pensieri cupi, di un flusso di parole contrastanti che creavano confusione. E quel silenzio era interrotto solo dal suono delle sirene e delle campane. Nel corpo scorrevano brividi di paura sentendo le notizie che riportavano numeri impressionanti di decessi. E c’era tanto dolore in chi si ritrovava da solo in ospedale, senza nessuno che gli tenesse la mano, senza nessuno che gli desse l’ultimo saluto. Lo stesso dolore era nel cuore di chi aveva visto il proprio caro lasciare la casa e, obbligato a stare in quarantena, aspettava con ansia notizie dall’ospedale. A volte erano positive a volte no. E il tempo passava fino al giorno in cui qualcuno informava che, dopo qualche settimana, avrebbe potuto trovare le ceneri del proprio caro presso il cimitero della propria città, del proprio paese. Parallelamente avevo notizie di medici, di infermieri e sanitari travolti da questo tsunami ai quali veniva chiesto di lasciare il reparto in cui lavoravano per trasferirsi al reparto COVID! Era tanto lo stress, tanta la confusione, la paura, l’insicurezza, l’apprensione per la propria vita e quella dei propri cari. Osservavo quest’incubo e sentivo che il mio posto era con queste persone e così chiesi al Creatore di aiutarmi a entrare in contatto con chi fosse sintonizzato con me. E successe che qualcuno mi chiamò e si abbandonò con fiducia al viaggio di recupero dell’anima anche senza conoscermi. È stata un’esperienza importante anche per me, oltre che molto emozionante, e mi sono resa conto che il dialogo che si instaura tra le nostre anime è pura luce e amore e che sarebbe bello se tutti, incontrandoci, chiudessimo gli occhi, ci prendessimo per mano e lasciassimo parlare il nostro cuore…”.

Carla, a chiusura di quest’intervista vorrei tornare a un punto rimasto in sospeso: che direzione intende dare adesso al suo lavoro di “ostetrica dell’anima”?  “Ora che sono diventata nonna sento che il cerchio si sta felicemente chiudendo e vorrei tanto che i bimbi, emblema di futuro e speranza, non dimenticassero la loro provenienza e la loro luce. Vorrei che nel loro cuore ci fosse la consapevolezza che l’amore, la salute e la pace sono lo stato naturale dell’essere umano e un diritto di tutti e che solo riconoscendo questo diritto e contattando la saggezza della propria anima è possibile riconoscere la propria perfezione e quella degli altri per vivere in armonia. Vorrei tanto che i bambini sapessero che è possibile creare un mondo nuovo privo di paura e che si può vivere nella gioia e nella leggerezza. Io amo molto e da sempre i bambini. Gioco con loro come se avessi la loro stessa età. Quando facevo l’ostetrica e li prendevo fra le mani accoglievo quegli esserini con intensa emozione e profonda gratitudine: mi sentivo fortunata, un mezzo per la manifestazione della vita. Quando i miei occhi incrociano quelli di un bimbo i nostri sguardi si fissano e sento un’intensa connessione. E quando un bambino mi sorride io so che anche lui sa. L’essere nonna mi ha fatto sentire tutto questo in modo amplificato, mi ha dato una sensibilità maggiore nei confronti di tutti i bambini, anche dei nascituri, come se adesso mi toccasse un ruolo di “grande madre”. Quindi, ora, mi dedicherò al recupero dell’anima di coloro che stanno per venire al mondo per poter conoscere quell’anima, la sua luce e i suoi doni e poterli comunicare ai genitori. Essi saranno quindi nella privilegiata condizione di riconoscere l’essenza dell’anima del proprio figlio e accompagnarlo nel suo percorso di crescita rispettandone i talenti e aiutandolo a realizzarsi ed essere felice e appagato nella vita. Parlo di una felicità vera e profonda che solo il contatto con la nostra anima può darci”.