Quando la sicurezza si coniuga con la bellezza

L’idea è quella di ricordare i 37 morti di Giampilieri travolti dalla furia dell’acqua con la bellezza. Perché in mezzo all’orrore di una tragedia che si sarebbe potuta evitare l’arte, in tutte le sue espressioni, può diventare un mezzo per celebrare la vita di chi non c’è più. Il Museo del Fango, fortemente voluto dall’artista di origini messinesi Michele Cannaò nasce proprio per questo: conservare la memoria di quello che è successo perché non si ripeta più. 

“Sono originario di questa zona -racconta Cannaò mentre lo intervistiamo nella sua casa affacciata sul mare della riviera jonica- i miei genitori sono nati qui e ricordo ancora l’orrore della tragedia dell’1 ottobre 2009. Volevo dare un aiuto concreto e visto che comunque sono un artista, ho coinvolto amici e colleghi nella creazione del Museo del Fango. Per ora ospitato negli spazi che ci ha messo

a disposizione l’Ingegnere Capo del Genio Civile Gaetano Sciacca, che ha dimostrato grande sensibilità e disponibilità per questo progetto, in futuro speriamo in locali più adeguati. Non c’è stata alcuna pubblicità ma il tam tam ha funzionato, tanto che anche le scolaresche vengono a visitarlo. Del resto, grazie alla sincera solidarietà di tutti gli artisti che ho contattato, è possibile ammirare opere di Dario Fo, Togo e tanti altri. Nessuno di loro si è tirato indietro ed anche di questo li ringrazio”. 

L'artista Michele Cannaò

Nonostante sia privo della sede promessa da due anni e mai messa a disposizione il Museo del Fango ha comunque deciso di organizzare un evento aperto alla città il 2 settembre prossimo al Palazzo della Cultura per tenere alta l’attenzione sul problema della salvaguardia del territorio, che è strettamente connesso alla sicurezza, alla cultura ed alla legalità. A discuterne, oltre allo stesso Cannaò e a Sciacca, anche il magistrato Liliana Todaro ed il Direttore dell’Azienda Forestale Giuseppe Aveni.

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