#Messina. Gettonopoli a Palazzo Zanca: misure cautelari per alcuni consiglieri TUTTI I NOMI e il VIDEO

L'Aula consiliare di Palazzo Zanca
L’Aula consiliare di Palazzo Zanca

Palazzo Zanca trema. Chiusa l’inchiesta sulla gettonopoli in Consiglio comunale. Il link del video della Polizia.

La DIGOS della Questura di Messina sta eseguendo un’ordinanza di misure cautelari personali, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Messina, su richiesta della locale Procura della Repubblica nei confronti di alcuni consiglieri comunali di Palazzo Zanca.

Aggiornamento 9.37

Sono 12 i consiglieri comunali raggiunti dall’ordinanza di misura cautelare dell’obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria. Truffa aggravata, falso ideologico e abuso d’ufficio i reati contestati.

L’indagine della DIGOS, coordinata dalla locale Procura della Repubblica, è stata avviata nel novembre 2014 e ha permesso di accertare, anche attraverso l’utilizzo di attività tecniche di intercettazione video e ambientale, le condotte illecite poste in essere da un gruppo di consiglieri comunali, in occasione delle sedute delle commissioni consiliari permanenti.

Ulteriori dettagli saranno resi noti nel corso di una conferenza stampa che si terrà oggi in Questura alle 11.30, alla presenza del questore Giuseppe Cucchiara e del procuratore aggiunto Vincenzo Barbaro.

Aggiornamento 9.53

I consiglieri che dovranno andare a firmare nella sede della Polizia Municipale a Palazzo Zanca prima e dopo la fine della seduta della Commissione della quale fanno parte sono Carlo Abbate, Piero Adamo, Pio Amadeo, Angelo Burrascano, Giovanna Crifò, Nicola Crisafi, Nicola Cucinotta, Carmelina David, Paolo David, Fabrizio Sottile, Benedetto Vaccarino e Daniele Zuccarello. Coinvolti nell’inchiesta altri 1o consiglieri.

Aggiornamento 12.22

Sono 11 e non 10 gli altri consiglieri comunali che hanno ricevuto l’avviso di chiusura delle indagini preliminari. Si tratta di Carlo Cantali, Nino Carreri, Andrea Consolo, Libero Gioveni, Pietro Iannello, Rita La Paglia, Mariella Perrone, Nora Scuderi, Donatella Sindoni, Santi Sorrenti e Pippo Trischitta.

Di seguito la nota della Questura, con la ricostruzione della vicenda. “Il provvedimento scaturisce da una complessa e articolata indagine protrattasi fin dal mese di novembre del 2014 quando la DIGOS ha avviato un’attività d’indagine finalizzata a far luce sul fenomeno comunemente denominato “Gettonopoli”. Ovvero “l’abitudine” di un gruppo di Consiglieri Comunali del Comune di Messina di percepire in maniera fraudolenta il cosiddetto gettone di presenza in occasione delle sedute delle commissioni consiliari permanenti.

Le commissioni consiliari permanenti che operano all’interno del Consiglio Comunale di Messina sono dieci più la conferenza dei Capi Gruppo, ed ognuna si occupa di materie specifiche. Le commissioni in seduta ordinaria si riuniscono settimanalmente, secondo un sistema calendarizzato senza preventiva indicazione degli ordini del giorno da trattare.

Ciascun consigliere comunale è componente di almeno 6 commissioni ed ognuno, in teoria, potrebbe raggiungere il massimo di 24 presenze mensili. In realtà ciascun consigliere tendeva a massimizzare i gettoni di presenza utilizzando vari sotterfugi per comprovare la propria partecipazione alle sedute delle commissioni consiliari permanenti.

Nel corso dell’indagine, effettuata anche mediante intercettazioni video e ambientali, è emerso che quanto riportato nei verbali delle commissioni era il frutto di una studiata condotta finalizzata ad aggirare il problema della presenza effettiva del consigliere, alla quale è subordinata l’erogazione del gettone di presenza. Gli investigatori hanno accertato che, in alcuni casi, i consiglieri intervenivano nel corso della seduta per il tempo strettamente necessario a firmare, e quindi per ottenere ugualmente il gettone di presenza.

Nel settembre del 2013, dopo l’elezione dell’attuale Consiglio Comunale avvenuto nel giugno del

2103, il gettone dei consiglieri comunali è diminuito da 100 a 56 euro, fermo restando l’indennità mensile massima di 1.529 €. Nel dicembre del 2013 l’indennità mensile massima è aumentata a 2.184 €, raggiungibile con un minimo di 39 presenze mensili.

Dal dicembre 2013 quasi tutti i consiglieri comunali hanno raggiunto la soglia minima delle 39 presenze sia attraverso le commissioni, sia apponendo la sottoscrizione in sostituzione del capo gruppo, frutto di un preventivo accordo tra delegante e delegato per massimizzare la fruizione dei gettoni di presenza.

L’attività della DIGOS nel mese di novembre, dicembre 2014 e gennaio 2015, ha consentito di accertare una discrasia tra la situazione risultante dai verbali e quella reale. Si è accertato che alcuni consiglieri comunali si allontanavano senza neanche attendere un breve lasso di tempo per consentire ai colleghi di arrivare ed al presidente di effettuare la verifica del numero legale.

Le indagini hanno confermato che alcuni consiglieri comunali cercavano ad ogni costo di raggiungere il massimo dei gettoni di presenza e che la firma apposta nei verbali di adunanza rappresentava solo un modo per percepire l’indennità.

La condotta dei predetti consiglieri ha indotto in errore il Comune di Messina, facendo apparire come reale ed effettiva la loro partecipazione alla seduta. Infatti, il regolamento comunale, la legge regionale e il Testo Unico degli Enti Locali subordinano la corresponsione dei gettoni di presenza alla effettiva partecipazione del consigliere alle commissioni consiliari. Tuttavia, l’apposizione della firma seguita dall’immediato allontanamento del consigliere tradisce l’effettiva partecipazione e costituisce uno strumento subdolo con il quale il consigliere di turno, strumentalizzando la funzione ricoperta, prende la presenza all’evidente ed unico fine di percepire l’indennità.

Tra l’altro così facendo i consiglieri che lavoratori dipendenti, erano esonerati dal recarsi sul posto di lavoro, facendo percepire l’indennità al datore di lavoro con un ulteriore aggravio per le casse del Comune.

Nel corso delle indagini è emerso inoltre che vari consiglieri comunali, in virtù di un mutuo accordo, firmavano in sostituzione di un consigliere dello stesso gruppo o del capo gruppo, senza essere muniti di delega scritta da parte del delegante.

Dalle indagini è emerso peraltro che talvolta è stata dichiara falsamente a verbale l’esistenza del numero legale, consentendo così di approvare illegittimamente i verbali della seduta precedente, ed ai consiglieri sopraggiunti di apporre la propria firma.

I poliziotti della DIGOS hanno messo in luce un sistema ben organizzato, dalle prime sedute delle commissioni, quasi sempre deserte per fare lucrare il gettone anche ai consiglieri delle seconde sedute, al sistema delle sostituzioni da cui traspaiono elementi di un accordo sottostante finalizzato a massimizzare le indennità.

Le modalità dei fatti contestati, ossia il falso ideologico in alcuni verbali, le truffe aggravate ed i conseguenti falsi per induzione da parte dei soggetti che hanno approfittato della loro carica pubblica, hanno evidenziato come il sistema illegale fosse ben radicato al punto di diventare una prassi. E’ venuto a galla un sistema complesso e sistematico di condotte truffaldine che appare di particolare disvalore, considerato che ha inciso sulle già dissestate casse del Comune di Messina, rispetto alle quali i consiglieri coinvolti non hanno avuto alcuna remora, essendo mossi dall’unico intento di intercettare i gettoni di presenza.

Aggiornamento 13.16

Attualmente non risulta nulla a carico dei consiglieri Nina Lo Presti, Giuseppe Santalco, Pippo De Leo ed Elvira Amata. I quattro consiglieri lo hanno appreso stamane quando si sono recati in Questura per una verifica.

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