#Messina. Ente Teatro, Lo Presti e Sturniolo: “Il regolamento è un manifesto all’iperprecarizzazione”

I consiglieri comunali Gino Sturniolo e Nina Lo Presti (Foto Paolo Furrer)
I consiglieri comunali Gino Sturniolo e Nina Lo Presti (Foto Paolo Furrer)

“Qualcuno ci ha accusato di avere generato una tempesta in un bicchiere criticando la bozza del regolamento relativo agli incarichi esterni per il Teatro Vittorio Emanuele. In realtà era una tempesta perfetta, a giudicare dagli emendamenti fatti dal Cda del teatro a quella bozza”.

Così i consiglieri comunali del Gruppo Misto Nina Lo Presti e Gino Sturniolo commentano il silenzioso coup de théâtre con il quale il Consiglio di Amministrazione dell'Ente Teatro di Messina ha approvato all'unanimità il regolamento, nonostante la richiesta esplicita del sindaco Renato Accorinti di condividere qualsiasi decisione.

Piaccia o no, le nomine dei vertici dell'Ente Teatro (tutte, nessuna esclusa) sono nomine di sottogoverno, con tutto ciò che questo comporta implicitamente ed esplicitamente.

Le decisioni, soprattutto quelle fondamentali per il futuro dell'ente come l'approvazione di un regolamento, devono essere condivise con chi in quel posto ti ha messo. E' la politica bellezza. A fare finta che non sia così, nella migliore delle ipotesi si rischia il ridicolo.

Il duro j'accuse di Lo Presti e Sturniolo non fa sconti a nessuno. “Avevamo detto che quel regolamento era un manifesto all'iperprecarizzazione e così è rimasto -incalzano- visto e considerato che orchestrali e tecnici sono trattati alla stregua di esperti e non di lavoratori, con diritti e doveri da lavoratori. Il loro reclutamento rimane del tutto alla mercé dei direttori artistici e non è riconosciuto alcun diritto di prelazione per chi da tanti anni porta avanti la carretta.

Il teatro Vittorio Emanuele in una foto d'epoca

Tutto è mantenuto nella più assoluta discrezionalità, tanto per i giornalisti che per le maestranze, cui è riconosciuto il diritto di far ricorso al giudice per rivendicare i propri diritti. Ma solo per i vecchi, però, perché i nuovi dovranno sperare nella buona parola dei componenti il CdA, che valuteranno loro (non il giudice) se le motivazioni del ricorso sono da considerare valide, tanto da giustificare l'aspirazione ad essere impiegati.

Per qualcuno la cosa più importante è riaprire il Teatro -sottolineano i due consiglieri. Per noi, dire che alla fine la cosa più importante è riaprire il teatro, anche se questo significa l'iperprecarizzazione del lavoro, è come sostenere che l'importante è che le arance stiano sulla nostra tavola,indipendentemente dal grado di sfruttamento di chi le raccoglie”.

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Elisabetta Raffa

Giornalista professionista dal secolo scorso, si divide equamente tra articoli di economia e politica, la cucina vegana, i propri cani, i libri, la musica, il teatro e le serate con gli amici, non necessariamente in quest’ordine. Allergica ai punti e virgola e all’abuso dei due punti, crede fermamente nel congiuntivo e ripete continuamente che gli unici due ausiliari concessi sono essere e avere. La sua frase preferita è: “Se rinasco voglio essere la moglie dell’ispettore Barnaby”.

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