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Mamma Assunta, una vita dedicata agli altri

Assunta Di Giorgio

Il dolore e la sofferenza che l’accompagnano da quando era piccola non hanno lasciato tracce nei suoi occhi, che sono ancora limpidi come quelli di una bambina. E proprio da bambina Assunta Di Giorno, nata in Calabria 81 anni fa ma che da molti anni ha scelto il piccolo villaggio di Curcuraci per vivere, ha scoperto di avere un dono terribile da gestire: riesce a vedere la sofferenza altrui e percepisce malattie e morte. Per anni ha subito indicibili sofferenze perché nessuno le credeva, salvo poi picchiarla selvaggiamente quando lei, bimba di pochi anni, aveva le visioni di chi era morto quando ancora nessuno lo sapeva o diagnosticava malattie che i medici non riconoscevano. Maltrattata in famiglia, messa al bando nel piccolo paese in cui viveva, Mamma Assunta, così la chiamano tutti per la grande disponibilità verso gli altri, non ha mai parole di rancore per nessuno e ha trovato conforto solo nella sua grande fede. Una fede assoluta e totale che ha fatto di lei una delle Figlie Spirituali di Padre Pio.

La sua vita è costellata da fatti miracolosi ed inspiegabili. L’ultimo risale a pochi giorni fa, quando sulla sua mano le vene hanno disegnato la Madonna del Pettoruto, cui lei è devota sin da bambina.

“E’ avvenuto tutto all’improvviso -racconta. Una mattina ho osservato la mano e ho visto che la forma delle vene si era modificata, evidenziando una figura che ho riconosciuto subito come la Madonna che prego sin da quando ero piccola e che mi è sempre stata di grande conforto”.

Cosa significa per lei un evento del genere?  “E’ una testimonianza dell’amore che la Madonna ha per me. Forse una ricompensa

per le grandi sofferenza che ho subito in tutta la mia vita. Però non mi sono mai lamentata, perché vuol dire che la volontà di Dio è questa”.

Dettaglio della mano di Mamma Assunta

Nonostante le violenze che hanno costellato la sua vita lei ha sempre detto di non giudicare nessuno. “Dio e la Madonna vedono tutto e sono loro che decidono chi deve pagare per il dolore inflitto agli altri. Ho avuto una vita difficile ma non mi sono mai lamentata, perché vuol dire che doveva essere così. Quando dicevo di vedere alcuni santi a me particolarmente vicini o dicevo che qualcuno era morto mi massacravano di botte. Sul mio corpo ne porto ancora i segni, ma non sta a me giudicare”.

A causa degli scontri con la chiesa locale, c’è chi l’ha definita “la Giovanna d’Arco di Curcuraci”. Racconta i torti subiti ma non accusa e continua a fare quello che ha sempre fatto: accudire chiunque abbia bisogno. Ha iniziato portando dolci e giocattoli ai bambini della Città del Ragazzo quando cercava di lenire il dolore per il figlio che le era stato strappato e che ha riavuto solo dopo sofferenze indicibili e non ha più smesso. Per anni ha curato e accudito ragazzi sbandati e con problemi, a 70 anni è andata in Argentina e per un po’ si è dedicata anche alla gente del posto. Poi è rientrata in Italia e ha sempre aperto la sua casa a chi le chiedeva aiuto. Da un conforto per problemi di salute agli aiuti concreti. Chiunque bussi alla sua porta non uscirà mai a mani vuote, perché lei ha sempre qualcosa da donare. Compreso il suo sorriso, che guarisce le ferite del corpo e dell’anima.