L’homo sapiens e l’homo messinensis

La tessera elettorale fatta a pezzi

Anno più, anno meno, l’homo sapiens va a spasso sulla Terra da 195 mila anni. L’homo messinensis invece, calpesta il suolo cittadino da poco più di un centinaio di anni.

E’ il risultato, non troppo riuscito a dire il vero, di tutta una serie di incroci post terremoto 1908, quando Messina fu invasa da migliaia di colonizzatori provenienti dai contadi limitrofi o dal resto dell’allora regno sabaudo.

Il prodotto di cui sopra butta l’immondizia per lo più fuori orario e possibilmente all’esterno del cassonetto, usa il clacson con la stessa frequenza con la quale respira, ritiene un metro scarso uno spazio più che sufficiente perché le altre auto possano transitare dopo che lui ha parcheggiato in tripla fila (la doppia è roba da dilettanti), odia le isole pedonali, vota solo chi può fare qualcosa per lui, salvo poi definirlo un pezzo di m…. quando non mantiene le incaute e facili promesse elettorali.

Neanche a dirlo, se vive in condominio sbatte il portone anche quando rientra alle 2 del mattino, ciabatta in zoccoli a qualunque ora, sconosce l’uso dei feltrini sotto le sedie, stende la biancheria gocciolante (possibilmente scura) su quella candida della signora del piano di sotto, semina cartacce per strada come Wanda Osiris

i petali di rosa sul palcoscenico, non raccoglie le deiezioni del proprio cane e utilizza un linguaggio poco appropriato se invece calpesta quella dei cani altrui.

Il meglio di sé il nostro lo dà quando si trova a contatto con gli uffici pubblici. Se non trova un amico dietro gli sportelli che gli faccia superare chi è in fila e non può quindi lanciare sguardi pieni di compatimento, passa tutto il tempo lamentandosi della lentezza degli impiegati, magari fumando anche se è vietato e spegnendo la sigaretta rigorosamente sul pavimento.

Il peggio invece, come abbiamo constatato oggi pomeriggio all’esterno della scuola di Montepiselli, lo dà quando è colto in flagrante. Qualsiasi persona con un minimo di cervello sa (e se non lo sa ci arriva da sola) che quando la tessera elettorale è vidimata in tutti gli spazi disponibili, è necessario richiederne un’altra. Ma l’homo messinensis no. Per lui esistono leggi speciali che non si applicano ai comuni cittadini.

E così, quando gli dicono che per votare è necessario farsi rilasciare un’altra tessera (a Palazzo Zanca c’è un ufficio appositamente aperto in occasione delle elezioni) se ne va sbraitando e una volta fuori, illuminato non sulla via di Damasco ma su quella dell’inciviltà, strappa la tessera e la butta per terra.

Dimostrando così, come si vede nella foto, di essere doppiamente incivile: perché ha sporcato uno spazio pubblico e perché ha abdicato a un diritto che qualsiasi uomo libero ritiene irrinunciabile.

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