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La sposa sfortunata di Salice

Una veduta di Salice

In questa edizione “rosa” del nostro settimanale, non potevamo non dedicare la consueta puntata di “Grimorium Messanae” a uno spirito femminile, protagonista di una vicenda estremamente triste e forse, conclusa. Per la prima volta, infatti, parliamo di un’anima inquieta che con tutta probabilità ha finalmente trovato la pace, abbandonando i luoghi che era solita percorrere. Com’è nostra abitudine, ometteremo i nomi reali dei protagonisti di questa infelice storia, la maggior parte dei quali ancora in vita, in quanto stiamo per riferire a fatti accaduti poco meno di trent’anni fa.

Una giovane ragazza che chiameremo Edda, a pochi giorni dal suo matrimonio, perse la vita a causa di un brutto incidente stradale nei pressi di Salice, un piccolo villaggio sui monti peloritani del quale era originaria. La madre, quasi impazzita dal dolore, non si rassegnò alla perdita della figlia e si affidò completamente al sacerdote del borgo, capace (secondo le voci circolanti in paese) di dialogare con le anime trapassate. L’anima della sfortunata ragazza fu spesso sottratta al riposo eterno dalle pratiche del prete, che consentivano alla madre di mettersi in contatto con la defunta. Nelle ore successiva a queste “convocazioni”, lo spirito della poveretta, forse incapace di tornare immediatamente al luogo ove riposava, girovaga per il paese, facendosi notare da parecchie persone che hanno raccontato i loro inquietanti incontri.

Giusto per citarne qualcuno, il conducente dell’autobus della corsa del mattino, raccontò incredulo di aver visto una giovane ragazza alla fermata, sotto la pioggia battente. Fermatosi immediatamente ed invitata la fanciulla a salire, questa sparì senza lasciare traccia. Un giovane, invece, riferì di aver incrociato una ragazza vestita di bianco e con un velo che le ricopriva il volto (Edda fu sepolta con il vestito da sposa), avanzare nella zona dell’incidente che la uccise. Sparì poco prima di incrociare lo sbalordito spettatore.

Gli avvistamenti si susseguirono con una certa frequenza per tutta l’area del paese, a causa delle evocazioni del religioso comandate dalla disperata madre. Ben presto però, quest’ultima riuscì a carpire il procedimento con il quale il pastore chiamava la defunta e si adoperò per riprodurlo senza l’ausilio del sacerdote. L’anima della ragazza fu richiamata dalla genitrice più e più volte per ricevere consigli, rassicurazioni o semplicemente per chiacchierare. La madre insomma, iniziò a dialogare con la giovane come se quest’ultima non fosse mai scomparsa ma, così facendo, condannava la figlia a vivere una sorta di limbo, incastonato tra il nostro mondo e l’aldilà. Le apparizioni aumentarono ma, dopo qualche tempo, Edda chiese a sua madre di non disturbarla più, decisa a riposare in pace in quel luogo che lei stessa definì “meraviglioso”.

La madre, affranta per la seconda perdita, decise di rispettare il volere della figlia. Immediatamente cessarono i consueti avvistamenti ai quali gli abitanti di Salice si erano ormai, loro malgrado, abituati. Da una decina di anni a questa parte, nessuno ha più incrociato l’anima di Edda che forse, finalmente, riposa serena in un luogo la cui bellezza sfugge alla comprensione umana.