La peste del marzo 1743

Peste Messina 1743
Documento relativo alla peste di Messina del 1743

Non sono molti a ricordare che il contagio della peste che tra il 1347 e il 1348 decimò la popolazione europea si diffuse proprio da Messina.

A scatenare l’epidemia una goletta genovese che attraccò nella dello Stretto con il proprio carico di morte e nel giro di pochissimo tempo il virus della peste bubbonica fece strage in tutta l’Europa.

La storia si ripetè diversi secoli dopo, sempre con un naviglio genovese, arrivato a Messina il 20 marzo del 1743 con un cadavere a bordo, a causa del quale le autorità lo misero in quarantena.

Il bastimento era carico di lana e frumento e chiese il permesso di fermarsi a Messina. Attenendosi alle disposizioni borboniche, ispezionando la nave gli addetti scoprirono il cadavere di un marinaio il cui corpo era coperto di macchie mai viste. Il capitano, Jacopo Bozzo di Nizza, giurò che era morto per i disagi del viaggio, ma la nave fu ugualmente messa in quarantena.

L'ospedale Santa Maria della
Pietà costruito nel 1542

Pochi giorni dopo l’attracco morì anche il capitano e a quel punto i messinesi temettero davvero la diffusione dell’epidemia.

L’intero equipaggio fu immediatamente ricoverato nel lazzaretto di San Raineri e giorno dopo giorno molti degli uomini si ammalarono e morirono.

La fu preda del panico e Carlo III di Borbone emanò diversi provvedimenti per isolare Messina dal resto del regno.

A parte i nobili forniti di un salvacondotto regio, che fuggirono immediatamente per rifugiarsi in campagna, a nessuno era consentito lasciare la città.

Il bastimento fu bruciato sulla spiaggia di San Paolo e i membri dell’equipaggio ancora vivi furono portati via dal lazzaretto e isolati in una baracca costruita su un’altra spiaggia di Messina, dove comunque morirono dopo pochi giorni.

Nonostante gli sforzi per impedire la diffusione della peste, i messinesi iniziarono ad ammalarsi. Nessuno usciva da casa, molte abitazioni furono bruciate , i cadaveri giacevano insepolti per strada e molti bambini colpiti dall’infezione furono abbandonati dalle famiglie.

La peste restò confinata in città, ma il 60 per cento della popolazione sopravvissuta morì. Nei decenni successivi Messina si riprese lentamente, ma appena 40 anni dopo, il violento terremoto del 5 febbraio 1783 la ferì di nuovo  e ancora più profondamente.


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