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Il vampiro dello Stretto, capitolo 18

Comunque era indubbio che avrei dovuto far fronte ad una situazione del tutto nuova per me e a cui non ero abituato. La discussione col vichingo mi aveva fatto ragionare ed ero giunto alla conclusione che se avessero voluto farmi del male lo avrebbero già fatto. Sia il vichingo che lo stronzetto mi erano superiori e se in città c’era addirittura una comunità di vampiri, non era concepibile che non avessero notato la mia presenza, quindi sapevano di me. E non mi avevano mai attaccato, quindi la mia esistenza gli stava bene. Nella migliore delle ipotesi avrei dovuto dividere la città con loro, nella peggiore avrei dovuto fare qualcosa per loro, altrimenti perché cercarmi? Certo non esclusi che potesse esser girato loro il boccino, ma la trovai un’ipotesi remota. Alla fine dell’autunno, tra addestramenti e pesanti pistolotti mentali mi convinsi di essere pronto a tornare e quantomeno all’altezza dello stronzetto di Villa Mazzini.

Immaginavo che mi avrebbero atteso ai confini della città come in un pessimo western e rimasi un po’ deluso quando non avvenne. Messina mi fece subito un effetto diverso: tutte quelle finestre illuminate come occhi attenti, quegli angoli bui dentro cui è così facile restare in attesa, i mille e mille nascondigli nei quali sparire è un gioco, adesso li sentivo ostili. Dietro ogni angolo vedevo minacce, ogni passante sembrava studiarmi.

Caddi nella paranoia senza neppure rendermene conto. Divenni ancora più prudente di prima durante le mie cacce e molte volte tornai al policlinico per nutrirmi come facevo durante i miei giorni da vampiro boyscout. Stavolta però senza fregare sacche di sangue come un ladruncolo, la scoperta del mio Dono mi aprì nuove strade sia per nutrirmi che per restare nell’ombra, proprio come mi aveva predetto il vichingo. Colpii i moribondi per destare meno sospetti, ma i casi di anemia ebbero comunque un picco vertiginoso in quel periodo e non solo al policlinico. Tutti gli ospedali della città entrarono nel mio territorio di caccia,

tanto che fu avviata un’inchiesta. Cercai di limitare anche le visite da Marina per timore che scoprissero il suo piccolo mausoleo. Le voci sul fantasma della Madonnina stavano già cominciando a diventare più che un fastidio, ma dovevo tenere i curiosi alla larga. Da quel punto di vista fui fortunato, dato che le visite alla sommità del pilone erano rare. Fu l’unico punto di vista a me favorevole.

Mi beccarono poche notti prima di Natale, non mi accorsi neppure del loro arrivo. Mi rifugiai nella soffitta di una vecchia casa sul viale Boccetta, dopo aver sfruttato il ricambio che tenevo nascosto a Villa Mazzini. Mi riparai con una stuoia e attesi il coma, tranquillo e beato. Quando ripresi coscienza mi resi conto di un fatto strano: di solito, al risveglio il primo senso che reagisce è l’udito e fu così anche quella volta, solo che non udii nulla.

Non mi era mai successo, eppure era così. C’era un silenzio perfetto che mi fece capire subito che non ero più nello stesso posto dell’alba precedente. Niente scricchiolii, niente clacson e motori rombanti per strada, nessun topo o insetto che corre fra i muri per cercare riparo o cibo. Poi avvertii la loro presenza, ne sentii l’odore e finalmente li vidi. Vampiri, intenti tutti a studiarmi, dal primo all’ultimo. Erano decine, seduti a gambe incrociate sui banchi di un’aula universitaria, a teatro, con la cattedra sul fondo. La stanza era molto grande, con due pozzi di luce in cima e un sistema di illuminazione tubolare parallelo al pavimento, con tre rampe di scale coperte di gomma nera a fare da contrasto all’ambiente bianco. Lo trovai un tantino surreale, ma bollai subito il problema con un timbro di bassa priorità e mi dedicai alla comunità vampirica di Messina che avevo appena trovato. Ero a terra, davanti ad un lungo tavolo di compensato anch’esso bianco, su cui erano seduti, sempre a gambe incrociate, altri tre vampiri, anche loro con gli occhi puntati su di me. (continua il 20 agosto)

Paolo Failla

Sano di mente nonostante un'infanzia con classici Disney e cartoni animati giapponesi, il battesimo del fuoco arriva con i film di Bud Spencer e Terence Hill, le cui opere sono tutt'ora alla base della sua visione sull'ordine del cosmo. Durante l'adolescenza conosce le opere di Coppola, i due Scott, Scorsese, Cameron, Zemeckis, De Palma, Fellini, Monicelli, Avati, Steno e altri ancora. Su tutti Lucas e Spielberg . Si vocifera che sia in grado di parlare di qualsiasi argomento esprimendosi solo con citazioni varie. Ha conosciuto le vie della Forza con una maratona di Star Wars di oltre 13 ore.