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#LeFaremoSapere. Il consulente per il benessere

Sono passate alcune settimane dall'ultimo colloquio infruttuoso. Dopo un breve periodo di pausa riprendo l'affannosa ricerca di un impiego e in poco tempo sono già immerso negli annunci sparsi qua e là su internet. Tramite facebook vengo a sapere di un'azienda impegnata nel campo della salute, dell'alimentazione e del benessere, che sta organizzando alcuni colloqui proprio a Messina. Nell'annuncio, come da prassi, il nome dell'azienda non è citato, conosco solo l'indirizzo e l'orario al quale presentarmi.

L'appuntamento è in un condominio a pochi passi dal centro, uno stabile anonimo dove convivono uffici e alcuni appartamenti. Suono il citofono e mi presento alla porta indicata. Per dimensioni l'ufficio ricorda l'appartamento preso in affitto da Renato Pozzetto nel film “Il ragazzo di campagna”, con l'aggiunta di un piccolo disimpegno (chi non avesse visto la pellicola sappia solo che si trattava di un minuscolo monolocale).

Mi danno il solito questionario da compilare inserendo i miei dati anagrafici, le mie aspirazioni lavorative e alcune altre informazioni. Subito dopo mi invitano ad accomodarmi nella sala riunioni: una stanza di quattro metri per quattro dove già hanno preso posto altre 5 persone, tutte in attesa di iniziare il colloquio.

Facciamo conoscenza con il team manager Aldo (nome di fantasia) che ci presenterà l'azienda Herbalife, i suoi prodotti e il suo sistema di marketing.

Herbalife nasce negli Stati Uniti nel 1980 da Mark Hughes. Opera attualmente in 93 paesi e annovera tra i suoi collaboratori il Premio Nobel Louis Ignarro e il dottor David Heber del dipartimento di medicina della UCLA (University of California Los Angeles) e vanta tra i propri sponsor la FIN (Federazione Italiana Nuoto) e atleti del calibro di Cristiano Ronaldo e Tania Cagnotto.

Fin qui nulla di strano, si tratta di un'azienda impegnata nella produzione e nella di semplici integratori alimentari, creme viso e corpo, non molto diversi da altri comunemente in commercio. Terminata l'introduzione è tempo di capire come guadagnare all'interno di questa azienda tramite la scalata al successo.

Lo scalino più basso è costituito dai personal wellness coach, che nonostante il nome altisonante non sono altro che semplici distributori diretti. Per intraprendere l'attività non è necessaria alcuna qualifica ma solo “la voglia di star bene e di far star bene gli altri”.

Se disponiamo di questa caratteristica possiamo passare allo step successivo: pagare la modica somma di 58 euro per ottenere la licenza di vendita e il nostro kit personale (cartelletta, materiale informativo, audiovisivi) nel quale è compreso un barattolo di Formula1: integratore energetico in polvere solubile, prodotto di punta dell'azienda. Adesso siamo davvero pronti a guadagnare noi e a far guadagnare gli altri.

Il compito del personal wellness coach è quello di acquisire clienti individuando chi possa aver bisogno dei prodotti Herbalife e convincerlo della loro bontà.

Ci siamo, è l'ora dei numeri da capogiro. Herbalife promette ai venditori dal 25 al 50% di introiti sul prezzo del prodotto venduto (su mille euro di vendite, ad esempio, si incassano dai 250 ai 500 euro) più altri bonus variabili dal 2 al 6% e uno sconto del 25% sui prodotti che il coach intende usare per sé. Secondo Aldo in poco tempo è possibile arrivare a guadagnare anche 1500 euro e addirittura ci racconta di altri manager che in pochi anni hanno superato i 20 mila euro mensili, mentre lui è attualmente fermo sui 3.500.

Alcuni dei presenti stanno già fantasticando su questi favolosi guadagni mentre io provo a restare con i piedi saldamente ancorati al terreno. Allora, se volessi guadagnare 1.500 euro partendo dal gradino più basso, dovrei trovare almeno 40 persone che spendano mensilmente 150 euro in integratori, infusi e creme. Considerando la reale situazione finanziaria del nostro Paese, nel quale “un italiano su tre rinuncia anche al dentista”, il compito sembra tutt'altro che facile.

Proviamo a fare ordine in questi conti. Secondo la scala gerarchica, i nuovi entrati hanno diritto al 25% sui ricavi e salendo di rango si arriva al 50%. Il metodo migliore per avanzare non è la vendita, bensì il reclutamento di nuove leve. Dopo aver raggiunto un certo numero di distributori sponsorizzati ci si potrà fregiare del titolo di supervisore, che ci garantirà non solo il 50% di introiti sulle nostre vendite ma anche il 25% delle vendite dei sottoposti.

Le cose si complicano quando lo sponsorizzato raggiunge lo sponsor, perché entrambi guadagneranno il 50% sulle rispettive vendite. A questo punto però, lo sponsor anziano non percepirà più il 25% iniziale ma il 5% sulle vendite totali dei nuovi entrati in downline. Seguendo questo ragionamento Herbalife non guadagnerebbe assolutamente nulla poiché distribuirebbe tra i vari collaboratori più del 100% del valore del venduto.

A questo punto il team manager ci fa capire in modo neanche troppo sottile che il vero guadagno risiede proprio nel reclutamento di nuove persone sulle quali ottenere percentuali e royalties, un sistema che si avvicina molto alla catena di Sant'Antonio.

Bisogna inoltre aggiungere che più volte durante il colloquio è stato consigliato agli interessati di acquistare i prodotti per provarli loro stessi: “come puoi dire che fa bene se non lo provi tu stesso? E poi quando gli altri vedranno i benefici saranno loro a chiederti di diventare clienti”. Strano, credevo che la validità del prodotto e la formazione interna fossero sufficienti. In altri termini, siamo alle solite, con un'azienda che si dimostra diversa da come si immaginava una volta entrata nella zona grigia del network marketing.

La presentazione si conclude con una frase suggestiva rubata a Giorgio Faletti e che sola riassume e condensa tutto quello che ho visto finora: “è meglio perdersi sulla strada di un viaggio impossibile che non partire mai”. Appunto.

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