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Zona Falcata, come sempre si naviga a vista

Sarà anche vero che il mare è fatto di gocce. Ma se la goccia resta isolata, allora c’è ben poco da fare. L’amministrazione Buzzanca sventola i 4 mila metri quadrati che a breve saranno recuperati nella Zona Falcata (a dispetto del parere negativo di un dirigente dell’amministrazione di Palazzo Zanca) grazie ad un progetto presentato da privati. Dove fino ad un anno fa c’era il campo Rom nascerà uno spazio verde. Abbellimento necessario per coprire un impianto Gpl che si realizzerà nell’area sottostante. Ma oltre ai 4 mila e rotti metri quadrati, ce ne sono almeno altri 650 mila da recuperare e sottrarre ad un degrado che sembra non avere fine. Le foto di Dino Sturiale a corredo di questo articolo valgono più di migliaia di parole. 

Perché quello che è evidente è che nella Zona Falcata, a poche centinaia di metri dal viale San Martino e dalle sue scintillanti vetrine, il problema non è solo il degrado. Qui l’illegalità, la mancanza di rispetto delle regole diventano sistema. 

E così c’è chi si appropria di pezzi di storia per ricavarci un buco nel quale vivere, tentando persino di dare una parvenza di ordine. Come se bastasse una passatoia davanti alla porta di casa per renderla tale in un contesto inaccettabile in quella che è la tredicesima città d’Italia per numero di abitanti. Un lacerante desiderio di normalità che però non basta a dare dignità a quella che casa non è. Ci sono i fili per stendere la biancheria e passaggi trasformati in discariche, che ovviamente abbondano anche all’esterno. Ci sono le lastre di eternit lasciate tranquillamente all’aperto. Mucchi di copertoni abbandonati sul litorale invece di essere smaltiti come prevede la legge e viene da chiedersi quanto chi amministra la città sia consapevole che sono altrettanto dannosi dei manufatti in amianto. C’è un relitto che non si sa bene perché sia stato lasciato là a marcire giorno dopo giorno e un uomo che lo guarda sconsolato. 

C’è tutto tranne quello che ci dovrebbe essere. Il cuore pulsante della città, con le pochissime attività storiche della cantieristica ancora rimaste, il museo di arte contemporanea, spazi verdi per far diventare la Zona Falcata il polmone della città, luoghi di aggregazione e tutto quanto possa contribuire a risanare e rendere fruibile il nucleo più antico di Messina. 

Che invece, a chi sbarca offre solo desolazione, abbandono, degrado e mancanza di rispetto delle regole. Quasi una zona franca dove tutto quello che vale oltre il cavalcavia qui perde di significato. 

“Certo, il progetto per creare un piccolo spazio verde è un segnale di novità -commenta Peppe Grioli, segretario cittadino del PD- ma una vera riqualificazione di quest’area passa da una reale  progettazione e da una visione complessiva delle esigenze della città. Scoglio pensa di aver risolto tutto con il Piano Strategico Messina 2020, ma in realtà di tratta di scelte calate dall’alto. E questo tradisce il principio fondamentale della programmazione strategica, che non può non essere condivisa. E comunque Messina 2020 è solo un contenitore con alcuni progetti-pilota non finanziati. L’idea di affidare il recupero della zona a privati va bene, ma deve essere messa a sistema. Messina ha un ampio litorale dove possono coesistere molte cose, ma tutto deve rientrare in una visione d’insieme che fino ad oggi è mancata. Fino ad oggi, l’unica cosa positiva che questa amministrazione ha portato a casa è l’Accordo di programma con le Ferrovie dello Stato, che hanno ceduto delle aree

inutilizzate da tempo. Ma anche in questo caso tutto è rimasto sulla carta. Non ci sono progetti e, soprattutto, non ci sono finanziamenti”. 

Perché, come sempre del resto, il tasto dolente è proprio questo: i fondi che non ci sono, che non si vuole o si è in grado di intercettare. Ci sono le somme stanziate per demolire l’inceneritore, i cui lavori dovrebbero essere appaltati entro un paio di mesi. Ma poi non c’è altro. Soprattutto non ci sono i progetti. E non è un caso se parlando, parlando sono passati oltre 3 anni da quando si è insediata questa amministrazione, che del recupero della Zona Falcata e del water front ha fatto il proprio cavallo di battaglia, ma la riqualificazione di questa porzione di territorio si è concretizzata solo nell’aver chiuso il campo Rom, dando comunque un’abitazione dignitosa alle famiglie che vivevano in condizioni inaccettabili, e nell’aver buttato giù alcuni manufatti poche centinaia di metri più in là in via Don Blasco. Se poi sia stato legittimo farlo è ancora da vedere, ma questa è un’altra storia.