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“Wine & Travel”, connubio vincente per l’economia

L'imprenditrice Nancy Astone

 Reduce dal successo personale di “Vinitaly 2011”, Nancy Astone, imprenditrice dell’azienda vinicola Cambria di Furnari, si è già messa al lavoro sul progetto “Wine & Travel”, presentato durante la rassegna veronese, appuntamento tradizionale dei produttori italiani di vino. 

“Sono il referente locale di Donna Sommelier Europa -spiega Nancy Astone- un’associazione a carattere nazionale che ha sede a Torino. È nata nel 2001 e nel tempo si è affermata in campo enogastronomico e turistico per l’impegno e la professionalità dimostrate nel promuovere e valorizzare le eccellenze con particolare riguardo alle realtà femminili del settore. Inoltre, Donna Sommelier Europa pubblica una propria rivista trimestrale con articoli che spaziano dall’enogastronomia all’arte. L’obiettivo è quello di promuovere i prodotti di qualità, per un consumo ragionato e consapevole, ed il turismo d’eccellenza”.

 Ed il progetto “Wine & Travel” invece? 

 “Lo abbiamo presentato in occasione del “Vinitaly 2011” e lo scopo del progetto, che è nazionale e coinvolge 20 aziende italiane, è quello di rappresentare uno strumento di promozione e marketing dell’imprenditoria vitivinicola in “rosa”. In ogni regione, a partire dalle cantine al femminile del mio itinerario che propongono  vini di assoluta qualità nel rispetto dell’ambiente, è stato sviluppato un percorso che fondendo insieme cucina locale, peculiarità del territorio, cultura e luoghi d’arte generalmente esclusi dai comuni itinerari di viaggio, accompagni il turista alla scoperta di territori nascosti. Con “Wine & Travel” intendiamo lanciare anche una serie di pacchetti turistici mirati ideati dalle  produttrici, per integrare la visita in cantina con la presentazione del territorio circostante, di cui l’azienda è appunto espressione e alfiere”.

 La sua azienda a cosa ha pensato?

“Abbiamo immaginato un percorso che dalla nostra cantina arrivi al castello di Montalabano Elicona e a quello di Milazzo e poi si concluda a

Furnari. Che non è come si potrebbe pensare solo un piccolo paese della zona tirrenica, visto che è citato persino nell’”Orlando Furioso” di Ludovico Ariosto, ma è un centro ricco di storia e tradizioni. Non a caso il nome di uno dei miei vini più importanti, il “Rosso del levriero”, prende spunto da una leggenda locale antica di quasi mille anni. Il re Ruggero d’Altavilla, che si recava spesso al castello di Montalbano, un giorno passò da Furnari, che ancora non si chiamava così, per una battuta di caccia. Uno degli arceri ferì uno dei suoi cani migliori ed il re lo affidò ad un contadino del luogo perché lo curasse, promettendogli di tornare a prenderlo. Nonostante fosse poverissimo ed incurante delle battute dei compaesani che lo accusavano di avere creduto ad una promessa che non sarebbe mai stata mantenuta, Antonio Furnari, questo era il nome del contadino, curò e nutrì il cane aspettano il ritorno del re. Che mantenne la promessa e, riconoscente, lo nominò barone di Furnari”.

 Ma Ariosto cosa c’entra in tutto questo?

 “La realtà storica è che il re Federico III aveva donato questo feudo ad una famiglia nobile di Genova, i Furnari appunto, che erano amici dell’Ariosto. E come omaggio a questa amicizia, il loro possedimento fu citato con alcuni versi nell’”Orlando Furioso”.

Torniamo al “Vinitaly”, quanto è importante partecipare?

 “Tantissimo, perché un fondamentale veicolo di promozione. Ma io sono di parte perché quest’anno è andata molto bene. Ho avuto contatti con “buyer” cinesi e brasiliani e dopo un lavoro durato 10 anni abbiamo presentato il “Mastro Nicola”, che ha riscosso un grande successo. Con i potenziali acquirenti io non mi limito a vendere il vino, ma “vendo” anche l’area della quale proviene. Il connubio vino-territorio è fondamentale ed indissolubile ed è su questo che dobbiamo puntare”.