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Via Don Blasco, si affilano le armi per lo scontro finale

Una prospettiva di via don Blasco

L’estate è arrivata ed è ormai agli sgoccioli, si intravede la fine dell’anno, ma il futuro degli imprenditori e degli artigiani di via Don Blasco è ancora tutto da scoprire. L’unica certezza è che le ultime concessioni sono state rilasciate nel 2006 e poi le déluge, il diluvio.  Che tradotto in termini concreti, significa che negli ultimi anni, anche prima del 2006, inspiegabilmente persino chi era già titolare di una concessione pagava regolarmente tutto quello che c’era da sborsare all’atto della richiesta, salvo poi ritrovarsi in mano solo una ricevuta che attestava l’avvenuto pagamento. Di un documento ufficiale neanche a parlarne. 

“Ma il Demanio ha sempre fatto così negli ultimi 10 anni -racconta Emanuele Barbaro, la cui famiglia ha un’azienda che opera e dà lavoro in via Don Blasco da oltre sessant’anni. In pratica, non siamo titolari di concessioni, ma titolari di concessioni “da emettere”. Paghiamo tutto quello che c’è da pagare ma in cambio riceviamo solo una ricevuta che dichiara che siamo in attesa di una concessione. Punto e basta”. Intanto tra la fine del 2011 ed il 2012 sono diverse le concessioni che scadranno. Di regola l’istanza per il rinnovo si presenta almeno 6 mesi prima e chi come Barbaro l’ha già fatto è ancora in attesa di una risposta. 

Il vero problema però è il silenzio assordante di Palazzo Zanca. Le richieste di incontro avanzate negli ultimi mesi anche dalla Confesercenti di Messina e dal suo direttore Michele Sorbera sono cadute nel vuoto, insieme alla richiesta di assegnazione di un’area alternativa alla via Don Blasco dove trasferire tutte le attività artigianali e imprenditoriali. L’amministrazione si trincera dietro vaghe promesse di soluzione della vicenda, ma decisioni concrete non ne sono ancora state assunte.

Intanto in discussione c’è sempre la questione della titolarità delle aree, sollevata dalla Confesercenti, che ha chiesto chiarimenti all’Agenzia Nazionale del Demanio Marittimo di Roma. L’ente dovrebbe confermare se, come ritengono l’associazione datoriale e gli operatori della via Don Blasco, l’area è statale e non regionale. Di parere opposto ovviamente Comune, Capitaneria di Porto e Regione. L’istanza è stata inviata alla fine di giugno e si è in

attesa di risposta. Se il verdetto dovesse essere positivo, la Regione, il Comune e la Capitaneria di Porto dovrebbero spiegare come mai hanno demolito dei manufatti che in realtà sono beni dello Stato e quindi intoccabili fino a quando lo stesso non deciderà cosa farne. Imprenditori, artigiani e commercianti si dicono sicuri di questa tesi e a supporto della loro posizione c’è un vecchio documento dell’Intendenza di Finanza che delimita chiaramente le aree di competenza della Regione, dell’Autorità Portuale (anche se istituita nel 1994) e dello Stato. Anche perché, a leggere bene l’atto che riguarda l’elenco dei beni demaniali che in base all’articolo 1 del DPR 684 dell’1 luglio 1977 sono passati dallo Stato alla Regione Siciliana, la via Don Blasco non è neanche citata. 

L’elenco dei beni demaniali inizia nella zona tirrenica con la foce del fiume Pollina, prosegue con la spiaggia compresa tra questa e l’approdo di San Gregorio a Capo d’Orlando fino alla spiaggia di Patti Marina, per procedere poi fino al porto di Milazzo. Da qui (siamo al punto 4 dell’elenco) si escludono i fanali d’ingresso, che sono di competenza della Marina Militare, e dal molo di sottoflutto si hanno come limite “i 100 metri dal pontile numero 1 della Raffineria di Milazzo”. Si va avanti fino alla foce del Torrente Annunziata, compreso l’approdo di Torre Faro “ma escluso la zona delle località Mortelle e Timpazzi interessate dal gasdotto Algeria-Italia; restano del pari esclusi dal passaggio alla Regione Siciliana i tratti di mare territoriale interessati dalla posa delle tubazioni costituenti il gasdotto stesso”. Il punto 5 individua “la spiaggia compresa tra la foce del Torrente Zaera in Messina e l’approdo di Giardini” fino ad arrivare all’ultimo punto, la spiaggia di Stromboli con gli approdi di Scari e Ficogrande. 

E’ evidente quindi che c’è una sorta di “vuoto” tra la foce del Torrente Annunziata del punto 4 e la foce del Torrente Zaera, dove inizia il viale Europa, del punto 5. E visto che l’area compresa tra la foce del Torrente Annunziata e quella del Torrente Portalegni,  parte bassa della via Tommaso Cannizzaro, è di competenza dell’Autorità Portuale, non è difficile sostenere la tesi che la via Don Blasco sia in realtà una porzione di demanio statale, soprattutto perché non è inserita nell’elenco indicato dalla legge 684 del 1977.