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Via Don Blasco, la Regione sfratta uno degli ultimi mastri d’ascia

Detriti da rimuovere in via Don Blasco

È uno dei pochissimi mastri d’ascia rimasti, ma lo sfratto della Regione è arrivato anche a lui. A dispetto delle rassicurazioni ricevute anche Carmelo Staiti, uno degli ultimi specialisti del settore, dovrà lasciare la via Don Blasco per fare posto alle ruspe dell’assessore Isgrò. “Mi hanno già fatto spostare dal luogo in cui ho lavorato per tanti anni nella zona Nord della città -racconta. Adesso devo andare via anche da qui. Ormai sono anziano e vorrei solo lavorare tranquillamente per quanto ancora mi sarà possibile, invece mi è arrivato sfratto e devo lasciare anche questo posto”. Per andare dove non è ancora chiaro, visto che l’amministrazione comunale non si è ancora pronunciata sul futuro delle aziende che operano nella zona. 

“Ci stiamo ragionando e troveremo una soluzione -promette il sindaco Giuseppe Buzzanca. È evidente che avremo cura di chi lavora da tanti anni in quella zona e dovrà lasciarla per consentire la riqualificazione dell’area. Faremo in modo che siano trasferiti prima che inizia il risanamento della via Don Blasco, spostandoli dove potranno essere ugualmente produttivi. Ovviamente, mi riferisco a chi è o è stato titolare di concessioni. Per chi non è mai stato in regola non ci sarà spazio”. 

Nei mesi scorsi, sono stati gli stessi operatori della zona, che si sono sempre dichiarati disponibili a lasciate via Don Blasco purché il Comune provvedesse a consegnare un’area adeguata dove trasferirsi, a dare mandato ad un ingegnere per individuare un’area dove trasferirsi. Dopo avere battuto in lungo ed in largo il territorio comunale, il professionista ne ha individuate 3, tutte con un’estensione media di 10-15 mila metri quadri. Una sopra lo stadio San Filippo, che è già di proprietà comunale, la seconda poco più giù nei pressi della Strada Statale 114 ed una terza sotto l’attuale Area Asi a Larderia, ma è ancora da espropriare. Una quarta soluzione infine è stata di recente individuata nell’area FS Piccola velocità in via Santa Cecilia, ormai totalmente in disuso.   

Intanto entro breve tempo dovrebbe arrivare da Roma anche il responso dell’Agenzia Nazionale Demanio Marittimo rispetto alla titolarità delle competenze sulla via Don Blasco. A richiederlo la Confesercenti di Messina, che sulla base della documentazione della quale è in possesso è propensa a

ritenere che la via sia demanio statale e non regionale. L’istanza è stata inviata alla fine di giugno e se il verdetto dovesse essere positivo, la Regione, il Comune e la Capitaneria di Porto dovrebbero spiegare come mai hanno demolito dei manufatti che in realtà sono beni dello Stato e quindi intoccabili fino a quando lo stesso non deciderà cosa farne. Imprenditori, artigiani e commercianti si dicono sicuri di questa tesi e a supporto della loro posizione c’è un vecchio documento dell’Intendenza di Finanza che delimita chiaramente le aree di competenza della Regione, dell’Autorità Portuale (anche se istituita nel 1994) e dello Stato. Anche perché, a leggere bene l’atto che riguarda l’elenco dei beni demaniali che in base all’articolo 1 del DPR 684 dell’1 luglio 1977 sono passati dallo Stato alla Regione Siciliana, la via Don Blasco non è neanche citata. 

L’elenco dei beni demaniali inizia nella zona tirrenica con la foce del fiume Pollina, prosegue con la spiaggia compresa tra questa e l’approdo di San Gregorio a Capo d’Orlando fino alla spiaggia di Patti Marina, per procedere poi fino al porto di Milazzo. Da qui (siamo al punto 4 dell’elenco) si escludono i fanali d’ingresso, che sono di competenza della Marina Militare, e dal molo di sottoflutto si hanno come limite “i 100 metri dal pontile numero 1 della Raffineria di Milazzo”. Si va avanti fino alla foce del Torrente Annunziata, compreso l’approdo di Torre Faro “ma escluso la zona delle località Mortelle e Timpazzi interessate dal gasdotto Algeria-Italia; restano del pari esclusi dal passaggio alla Regione Siciliana i tratti di mare territoriale interessati dalla posa delle tubazioni costituenti il gasdotto stesso”. Il punto 5 individua “la spiaggia compresa tra la foce del Torrente Zaera in Messina e l’approdo di Giardini” fino ad arrivare all’ultimo punto, la spiaggia di Stromboli con gli approdi di Scari e Ficogrande. 

E’ evidente quindi che c’è una sorta di “vuoto” tra la foce del Torrente Annunziata del punto 4 e la foce del Torrente Zaera, dove inizia il viale Europa, del punto 5. E visto che l’area compresa tra la foce del Torrente Annunziata e quella del Torrente Portalegni,  parte bassa della via Tommaso Cannizzaro, è di competenza dell’Autorità Portuale, non è difficile sostenere la tesi che la via Don Blasco sia in realtà una porzione di demanio statale, soprattutto perché non è inserita nell’elenco indicato dalla legge 684 del 1977.